La "Croce" dei giovani, 25 anni di "pellegrinaggio"

RITAGLI     La "reliquia" di un’epoca.     DOCUMENTI
Quanti occhi su quel "legno"

La Croce delle GMG, al suo arrivo tra i giovani di Sydney...

Francesco Ognibene
("Avvenire", 28/4/’09)

Lì dentro c’è tutto.
Forse è per questo che una generazione cresciuta all’idea – così tipica del mondo "globale" – che ogni universo esistenziale o concreto sia riassumibile in un "logo" l’ha adottata al volo, in uno "slancio" spontaneo da lasciare di stucco chi non sa nulla di giovani. Non era certo il caso di
Giovanni Paolo II, che 25 anni fa in questi giorni consegnò alla "gioventù" in "Piazza San Pietro" una nuda "Croce". Gli occhi del "profeta" già vedevano milioni di giovani di ogni "Continente" passarsi quella Croce di mano in mano, contemplarla, abbracciarla, carezzarla fino a smussarne ogni "spigolo", coprirla di innumerevoli baci, come il bene più caro, la "quintessenza" dell’amore stesso, segno muto ed "eloquente", scarno e ricco, quasi una "reliquia", ormai. Tutto lì dentro, che altro chiedere a un "simbolo"? Quella Croce doveva essere il loro "passaporto", la "torcia" per scorgere qualcosa nel buio del futuro, la chiave che li avrebbe fatti accedere alla "vita adulta". Due "legni" inchiodati. Come a dire loro che non c’è niente in più da cercare, perché nelle "assi" spoglie e "urtanti" per l’uomo di sempre – figuriamoci quello di oggi – c’è la risposta a qualsiasi ricerca. Affidava loro la Croce – spiegò il Papa che si faceva loro esigente "amico" – non come il "souvenir" di una giornata memorabile, un nostalgico "soprammobile", ma perché la facessero viaggiare: «Portatela nel mondo – disse loro – , come segno dell’amore del Signore Gesù all’umanità». Un "mandato missionario" in piena regola, al quale i giovani da un quarto di secolo rispondono con commovente generosità e "fantasia" inesauribile. Quella "consegna" di 25 anni fa ha generato un "moto" la cui energia non accenna a esaurirsi, e anzi pare crescere a ogni nuova "Gmg" dove la Croce giunge ormai come "protagonista" attesa, al termine di avventurosi viaggi a solcare "Continenti" e "Oceani’, attraversando "villaggi", "metropoli", "periferie". Date la Croce in mano ai giovani, e la porteranno in capo al mondo. Perché quella Croce non cessa un istante di "parlare". E i giovani la ascoltano, ne "amplificano" la voce, la fanno risuonare su tutto il "pentagramma" dell’anima.
Mentre altri "maestri" li blandiscono con i più bizzarri "dolcificanti", promettendo una vita "full optional", nella "Chiesa" trovano chi prospetta loro una "salita" con un povero "legno" come sola compagnia.
Uno "scandalo" da evitare fuggendo il più lontano possibile, trasformato invece in irresistibile "magnete". A partire da quel memorabile giorno della "consegna" a conclusione dell’"Anno Santo" straordinario della "Redenzione", pochi giorni dopo l’incontro di Papa Wojtyla con 300mila giovani venuti per il "loro" "Giubileo", alla Croce delle "Gmg" ha guardato un gran numero di giovani come a una "speranza": non un segno "massificato" ma una risposta personale, detta all’orecchio a te, a me, ai coetanei dell’
Occidente "sazio" e dell’Africa senza nulla, delle Americhe, dell’Australia, della sconfinata Asia. Di casa nostra. Tutti ci siamo specchiati nella Croce delle "Giornate", nessuno ci è più sembrato "remoto" o indifferente. Il "Vangelo" è diventato comprensibile a chi faticava ad accettarlo, tanto vicino da poterlo prendere tra le mani. Forse è anche così che si spiega il prodigio rinnovato a ogni "Gmg", dove cade qualsiasi distanza e si crea una sola "famiglia". Andate, forza – si sono sentiti ripetere i giovani davanti a quella Croce – : non avete altro che un "legno". Pare "secco", ma qui sopra germoglieranno i vostri "sogni".