"ECCLESIA IN AFRICA"

RITAGLI     "Sinodo per l’Africa", la grande sfida     SEGUENTE

Un invito a rileggere il ruolo della Chiesa nel "sociale"...

P. Marco Pagani*
("Mondo e Missione", Gennaio 2009)

Qualche mese fa un noto settimanale che scrive di Africa da Parigi pubblicava un’inchiesta dal tono "accusatorio" nei confronti del "Vaticano", sottolineando il fatto che il Papa non si fosse recato ancora in Africa, che vi fossero pochi Cardinali Africani, che nessuna "Giornata Mondiale della Gioventù" fosse stata organizzata nel Continente. Come se il problema della Chiesa Cattolica in Africa fosse quello di pesare di più in termini di potere nel Governo della Chiesa. Certo mondo "laico" (o "laicista"?) e qualche "frangia clericale" non riesce a guardare alla Chiesa che in questi termini: una "torta" di potere da distribuire tra le sue parti "continentali".
Comunque sia, il 26 Ottobre scorso,
Benedetto XVI annunciava il suo "Viaggio" in Africa: «Nel Marzo prossimo in Camerun per consegnare ai rappresentanti delle "Conferenze Episcopali" dell’Africa l’"Instrumentum Laboris"» della seconda "Assemblea Speciale" del "Sinodo per l’Africa".
Il Camerun, dunque, prima tappa del "Viaggio": si continua là da dove si era terminato. Il "Documento Papale" a conclusione del primo "Sinodo Africano", infatti, era stato firmato da
Giovanni Paolo II proprio a Yaoundé, capitale del Camerun, nel Settembre del 1995.
Benedetto XVI arriva nel Continente Africano in uno dei tanti momenti in cui purtroppo le armi fanno sentire la loro voce. La situazione nella
"Repubblica Democratica del Congo" - il Paese che conta il maggior numero di cattolici nel Continente, 28 milioni - è lungi dal trovare una soluzione. Troppi interessi - politici, economici, "tribali"... - si danno battaglia, provocando uno scenario al quale il Continente è tragicamente abituato: violenze, "profughi", "stragi", fame... Una "litania" che sembra non avere fine.
D’altra parte, anche dove non fischiano le "pallottole", i problemi non sono meno gravi. Presidenti al potere da più di vent’anni, "Costituzioni" cambiate per permettere "rielezioni" a vita, "Colpi di Stato" contro coloro eletti democraticamente, "crisi alimentare" e, ultima, "crisi finanziaria" in arrivo. Il Papa non consegnerà solo un "Documento", ma inviterà la Chiesa locale a riflettere seriamente sulla sua situazione e sul ruolo da giocare nella società civile. Già il titolo di questa seconda "Assemblea", «La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace», individua con chiarezza uno dei compiti della "comunità cristiana" a partire dalla realtà in cui vive.
Ma l’urgenza di una riflessione da parte dei cristiani non può essere solo nel senso di una "missione" nei confronti della società civile. La realtà di una Chiesa giovane, che ha poco più di cent’anni di vita, è tutt’altro che facile. Essa deve guardare e giudicare il cammino da compiere al suo interno. In questi ultimi anni, dall’"eccidio" del
Rwanda in poi, è risultato chiaro che questo tema della riconciliazione, della giustizia e della pace è qualcosa che occorre assumere anche dentro la Chiesa. I cristiani sono i primi ad avere bisogno di uno sguardo nuovo sulla realtà, di un giudizio nuovo sui fatti che li circondano e di cui sono a volte "vittime", a volte "protagonisti". Credere che siano solo gli altri ad avere necessità della "conversione", sarebbe cadere in una tragica illusione. E sarebbe troppo facile accontentarsi di una crescita "statistica" delle "comunità cristiane" in termini di "ordinazioni sacerdotali" o altro.
Questo il Papa lo sa bene. Parlando ai Vescovi Camerunesi in visita "Ad Limina" (Marzo 2006) disse: «Non sono le nostre "azioni pastorali", ma il dono di noi stessi e la testimonianza di vita a rivelare l’amore di Cristo per il "gregge"». Dimenticare questo è dimenticare il senso dell’esistenza della Chiesa.

* Missionario del "Pime" in Camerun