"ECCLESIA IN AFRICA"

PRECEDENTE     "Unità". La nuova "cifra" della Chiesa d’Africa     SEGUENTE

L’obiettivo del Pontefice in Africa: annunciare "Colui" che riunisce insieme tutti…

P. Marco Pagani*
("Mondo e Missione", Febbraio 2009)

Quando atterrerà in Camerun, il prossimo mese, saranno un centinaio i Vescovi ad accoglierlo. Cosa c’è da aspettarsi dai "discorsi" di Benedetto XVI?
La prima sorpresa sarà il rendersi conto che per il Papa consegnare il "documento preparatorio" alla seconda "Assemblea Speciale" del
"Sinodo dei Vescovi" sull’Africa non è un gesto formale. Il Papa non è attirato dalla parte "folcloristico-celebrativa", dall’«evento», come amano dire oggi gli organizzatori di grandi incontri.
Lo ha ribadito anche recentemente parlando dei suoi "viaggi pastorali". «Il loro vero senso - ha detto - può essere solo quello di servire la presenza della "Parola di Dio", di Dio stesso nell’attuale ora della storia. In tali occasioni la Chiesa si rende pubblicamente percepibile, con essa la fede e perciò almeno la questione su Dio. Questo manifestarsi in pubblico della fede chiama in causa ormai tutti coloro che cercano di capire il tempo presente e le forze che operano in esso».
Citando come esempio le
"Giornate Mondiali della Gioventù", ha affermato che «una tendenza in atto vorrebbe vedere nei grandi raduni una specie di "festival rock" modificato in senso ecclesiale con il Papa quale "star". Con o senza la fede, questi "festival" sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione...». Il Papa sarebbe una specie di «"star" intorno alla quale gira il tutto». Ma questo a Benedetto XVI non interessa. Annunciare invece «Colui che riunisce insieme tutti noi: quel Dio che ci ama sino alla Croce» è quello che sente come compito, anche in questo viaggio in Africa.
Guardando alle Chiese di questo "Continente", in modo particolare quelle a Sud del "Sahara", in cui è significativa la presenza dei cattolici almeno come presenza numerica, Benedetto XVI metterà innanzitutto a fuoco alcune sue preoccupazioni, che ha espresso in questi anni di Pontificato.
Su tutte il tema dell’"unità". Degli Episcopati "in primis", e dei Vescovi con i loro Preti. Per le condizioni geografiche e sociali, la comunicazione resta in molte zone difficile. Ma c’è anche la questione "etnica". Più volte il Papa ha richiamato i Vescovi «all’unità della vostra "Conferenza Episcopale" (come) il segno che in ogni circostanza la carità deve restare sempre più forte e che la comunione visibile dei discepoli di Cristo è una realtà fondamentale da preservare perché la testimonianza della Chiesa sia credibile. In questa stessa prospettiva, un’autentica fraternità fra i Vescovi e i Sacerdoti, come anche fra i Sacerdoti stessi, è il segno della loro piena comunione, indispensabile per il fecondo svolgimento del loro Ministero» ("Discorso di Benedetto XVI ai Vescovi della Conferenza Episcopale del
Togo in visita Ad Limina Apostolorum", 22 Giugno 2007). 
Un certo concetto di autorità, fotocopiato su quello della "società tradizionale", in cui il capo è capo e non si discute, rende problematica una reale fraternità.
Ma al di là di questo aspetto problematico, per Benedetto XVI il valore dell’"unità cattolica" è un grande contributo che la Chiesa può dare all’Africa, perché «le nazioni ancora non si sono formate. In Europa era proprio tramite il cristianesimo che, oltre le "etnie" che esistevano, si sono formati i grandi corpi delle nazioni. [...] Tuttavia, in Africa, abbiamo ancora in molte parti questa situazione, dove ci sono soprattutto le "etnie" dominanti. Il "potere coloniale" poi ha imposto frontiere nelle quali adesso devono formarsi nazioni. Ma ancora c’è questa difficoltà di ritrovarsi in un grande insieme e di trovare, oltre le "etnie", l’unità del governo democratico e anche la possibilità di opporsi agli "abusi coloniali" che continuano. Ancora, sempre da parte delle grandi potenze, l’Africa continua a essere oggetto di "abuso" e molti conflitti non avrebbero assunto questa forma se non ci fossero dietro gli interessi delle grandi potenze. Così ho visto anche come la Chiesa, in tutta questa confusione, con la sua "unità cattolica", è il grande fattore che unisce nella dispersione» ("Incontro con il Clero della Diocesi di Roma", 2 Marzo 2006).
Ai "cattolici africani" raccogliere la "provocazione".

* Missionario del "Pime" in Camerun