La
dura lotta contro la "superstizione"
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Combattere le logiche del "sospetto", per approdare a una vera "riconciliazione".
P. Marco Pagani*
("Mondo e Missione", Giugno-Luglio
2009)
«Lasciatevi riconciliare con Dio» ("2 Cor 5, 20"). Questo invito
pressante ai cristiani di Corinto e di tutto il mondo è rivolto, in modo
particolare, ai fedeli e agli uomini di buona volontà in Africa, sconvolta da
tante discordie e "divisioni" etniche, sociali e religiose, che non
poche volte confluiscono in dimostrazioni di odio e di violenza. Esse sono
manifestazioni di peccati personali che hanno connotazioni sociali negative e
che rendono urgente l'opera di "riconciliazione" con Dio e con il
prossimo» (dall'introduzione all'"Instrumentum
Laboris").
Per cercare di comprendere a che livello della vita della persona si giochi la
questione della "riconciliazione", vi racconto un fatto capitatomi
qualche anno fa. Insegnavo religione in un "liceo" di Yaoundé,
a ragazzi di circa diciott'anni. Stavo loro parlando di come si possa avere
ragionevolmente fiducia nei propri genitori, per cui quando si torna a casa da
scuola e si trova preparato il pranzo, a nessuno viene in mente che ci possa
essere del "veleno" nel cibo. Ma dal fondo della classe una mano si alza.
«Padre, nella mia tradizione mio padre può "vendermi" se avesse
bisogno di soldi o di far carriera nel lavoro». Era Joseph, un ragazzo
intelligente.
Si chiama "stregoneria" questa «tradizione» di cui lui parlava. Il
male viene sempre fatto da qualcuno della famiglia. Non può essere un estraneo:
d'altra parte, solo chi ha un certo «interesse» per te può avere qualche
motivo per farti del male.
Immaginatevi, dunque, come si possa crescere in un ambiente simile se non
mi posso nemmeno fidare delle persone che naturalmente dovrebbero volermi più
bene. Non solo: ne ho paura, debbo difendermi! Da mio padre e da mia madre, dai
miei fratelli... Lo stesso vale per la malattia. Qui in Camerun,
ma anche in altre parti dell'Africa Sub-Sahariana,
la malattia non è quasi mai naturale. C'è sempre una spiegazione «mistica»:
la malattia è «lanciata» da qualcuno che ti vuole del male. Ed è sempre
qualcuno di vicino. Anche i cristiani, ovviamente, vivono dentro questa cultura
e questo modo di pensare, che hanno "respirato" sin da piccoli.
Nei primi mesi, dopo il mio arrivo qui, ero sorpreso dal fatto che le persone
che mi invitavano a casa loro, mi offrissero da bere stappando sempre
bottiglie nuove. Non c'era verso di averne solo un bicchiere. Sapendo delle
"precarie" condizioni economiche, mi facevo degli scrupoli. Ho capito
solo dopo il perché di un tale comportamento. Se avessi bevuto da un bicchiere
e fossi stato male, avrei potuto pensare (secondo la loro mentalità) che mi
avessero "avvelenato", e si sarebbero sentiti a disagio. Così, per evitare
problemi, si stappano le bottiglie nuove davanti all'ospite. Questo il clima
generale dei rapporti personali.
Evidentemente questa situazione di tensione permanente, di sospetto e paura,
genera "conflitti" palpabili nei rapporti tra le persone. Si capisce
bene allora cosa voglia dire "riconciliarsi" a questo livello.
Non è un problema di buona volontà personale o di cattiveria. C'è un livello
che appartiene alla cultura in quanto vissuto dalla persona, che se non viene
affrontato non porterà mai a una reale "riconciliazione". Sarebbe un
guaio se il tema della "riconciliazione" fosse ridotto a uno sforzo di
buona volontà. È tutto un modo di pensare, di concepire la vita e i rapporti
"interpersonali" che deve cambiare. D'altra parte, senza il
cristianesimo l'altro è solo un nemico, e colui che non appartiene alla tua
"tribù" occorre verificare che sia davvero un uomo...
«Riconciliato con Dio, il credente anche africano troverà la forza dello
Spirito Santo per riconciliarsi con i fratelli» (dall'"Instrumentum
Laboris").
* Missionario del "Pime" in Camerun