CREDERE IN DIALOGO

RITAGLI     Samir Khalil:     DOCUMENTI
«"Documento" da tradurre e far circolare»

Lo studioso "Gesuita":
«La "dichiarazione finale" contiene affermazioni impegnative
sulla "libertà di coscienza". Ci sono motivi per sperare».

Papa Benedetto incontra in Vaticano il Gran Mufti Mustapha Ceric...

Stretta di mano tra il Papa e un capo religioso musulmano!

Giorgio Paolucci
("Avvenire", 7/11/’08)

«Dobbiamo sempre sperare, essere costruttivi e insieme realisti. E quello che è accaduto in questi giorni autorizza ad alimentare la speranza senza cadere nell’ingenuità o nell’"irenismo"». Samir Khalil Samir, "Gesuita" di origini egiziane e con passaporto italiano, Docente alla "Saint Joseph University" di Beirut, è appena uscito dall’"Università Gregoriana" dove si è concluso il terzo giorno di lavori del "Seminario" tra cattolici e musulmani.

Com’è andata?

È una tappa importante di un cammino che viene da lontano e che si presenta ancora lungo e impegnativo. Il livello degli interventi è stato di grande qualità teologica e intellettuale da entrambe le parti, è emersa una reale apertura di cuore e di mente e si è respirata un’atmosfera di grande cordialità. Non sono mancati momenti di fatica nel confronto, ma abbiamo elementi per ben sperare senza cadere nell’ingenuità.

Nella "dichiarazione comune" firmata a conclusione dell’incontro sono elencati alcuni obiettivi molto impegnativi, specie se si pensa a quanto accade nel mondo islamico…

In effetti si parla di rispetto per la vita e la dignità di ogni persona, di libertà di coscienza, di dignità da riconoscere a uomini e donne su base "paritaria", di rifiuto di "discriminazioni" a causa della fede, del diritto di individui e comunità a praticare la propria religione in privato e in pubblico. Impegni pesanti.

Nell’"Udienza" che vi ha concesso, il Papa ha auspicato che le varie occasioni di dialogo non siano «limitate a piccoli gruppi di esperti e tecnici, ma passino al servizio di tutti, per portare frutto nella vita di tutti i giorni». Come fare per favorire questa dinamica?

Il dialogo è proficuo quando contribuisce a migliorare la convivenza tra le persone e i popoli. Sarebbe utile, ad esempio, pubblicare la "dichiarazione finale" nel maggior numero possibile di lingue, e favorirne la diffusione in ambienti religiosi, "accademici", educativi, perché aiuti a creare una mentalità nuova e a sciogliere "diffidenze" e "pregiudizi". Il "Forum" non ha alcuna autorità e dunque i suoi pronunciamenti non sono vincolanti, ma la qualità e l’autorevolezza dei partecipanti dovrebbero indurre a considerare con attenzione il "documento finale". Il mondo musulmano, come noto, non ha un’unica autorità, e quindi si deve agire in più direzioni. Inoltre il fatto che il "gruppo dei 138" sia guidato dal Principe di Giordania Ghazi bin Muhammad bin Talal fa sperare che ci sia attenzione anche a livello politico. Sarà interessante, ad esempio, vedere come si muoverà il Re Saudita Abdullah, che non è coinvolto nell’iniziativa ma che recentemente ha promosso un incontro "interreligioso" a Madrid e l’anno scorso è stato ricevuto da Benedetto XVI in Vaticano.

Nel testo c’è un’esplicita condanna della violenza e degli atti "terroristici" compiuti in nome della religione. Un’affermazione forte, considerato quello che accade in molti Paesi islamici…

Molti dei rappresentanti musulmani hanno detto chiaramente che sono stanchi che si continui ad associare il termine "Islam" alla violenza. Devo notare che il Papa, quando ci ha ricevuti, ha detto parole ancora più forti. Ha parlato di atti inaccettabili e ingiustificabili, "tanto più gravi e deplorevoli quando vengono compiuti nel nome di Dio". "Il nome di Dio", ha aggiunto, "può essere solo un nome di pace e fratellanza, giustizia e amore".

Alla fine di questi tre giorni c’è di che essere soddisfatti?

È importante che non ci si sia limitati ad affermazioni di carattere spirituale e teologico. Le differenze tra cattolici e musulmani sul piano religioso sono evidenti, ma dobbiamo fare i conti con la storia che sempre di più ci costringe a vivere insieme. E per vivere insieme dobbiamo condividere qualcosa che appartiene alla nostra comune "natura umana". Abbiamo cominciato ad "arare" il "campo", è interessante il fatto che sia stato programmato un secondo "Seminario" che si svolgerà entro due anni in un Paese islamico. Insomma, siamo in cammino.