DAL CAMERUN

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così rinasce la speranza tra i "ragazzi di strada"

L’opera "educativa "di due Missionari italiani del "Pime",
in un Camerun che vive la "crisi" della società tradizionale.

Giorgio Paolucci
("Avvenire", 17/3/’09)

«Non so proprio perché sono nato. Pensavo che nascendo avrei avuto due genitori che mi avrebbero amato. Invece la vita è solo sofferenza. Non sono mai stato più di due settimane con mio padre e mia madre sentendo il loro affetto». Così qualche giorno fa, con le lacrime agli occhi, si raccontava Yan, un giovane camerunense, all’amico Maurizio Bezzi, un cinquantenne bergamasco, Missionario del "Pime", che dal 1987 vive e lavora nella capitale Yaoundé. «Questa è una sofferenza comune ai ragazzi che incontriamo al "Centro Edimar", per strada o nei "commissariati" – racconta il "religioso" – . Da Yan e dagli altri come lui sale un grido che dice che il cuore di ogni uomo è esigenza d’amore, di verità, di giustizia. Quel grido conferma che la vera emergenza del nostro tempo è "educativa". Incontriamo giovani che stanno crescendo sulle "sabbie mobili", che non riescono a rispondere con un minimo di certezza a questa domanda: c’è qualcuno che mi dica che vale la pena venire al mondo? Al "Centro Edimar" ogni giorno vengono accolti 200 "ragazzi di strada", tra le migliaia che nella capitale vivono allo "sbando" o escono dal carcere senza avere un luogo in cui trovare ospitalità. C’è chi impara a leggere e scrivere, a fare un lavoro, a prendersi cura del proprio corpo, a recuperare la stima di sé». Anche Marco Pagani è un Missionario del "Pime", coetaneo di Maurizio, ordinato Prete come lui nel 1984: nel "25° di Sacerdozio", per entrambi il regalo più bello – anche se il Papa non lo sa – è la sua visita in Camerun. Dopo aver condiviso il lavoro con i "ragazzi di strada", Padre Marco (www.padremarco.com) dal 2004 si occupa dei giovani della Parrocchia di Ngousso. «In fondo, i ragazzi che incontro qui o quelli del "liceo statale" dove insegno religione (120 studenti per classe) non sono molto diversi da quelli di strada – dice – . Magari hanno avuto più fortuna, qualcuno ha almeno un genitore. Ma il bisogno di trovare un senso alla vita, di sentirsi voluti bene, è lo stesso. Da quando sono arrivato, nel 1992, il tessuto sociale si è progressivamente "disgregato". La società "tradizionale" sta andando in frantumi, spazzata via – almeno nelle grandi città – da una modernità che assume i modelli "occidentali" nella loro versione peggiore e in maniera "acritica". C’è la corsa all’ultimo modello di "telefonino" o al successo a tutti i costi; prevale la cultura dell’apparenza, non conta ciò che sei. Molti, abbagliati dal fascino della città dove qualcosa per campare comunque si trova, scappano dai villaggi di campagna, dove spesso mancano luce, acqua e strade, dove dominano la "stregoneria" e le lotte tra "clan"». I Vescovi locali hanno ripetutamente denunciato i mali della società camerunense. Nella riunione tenuta in vista dell’arrivo di Benedetto XVI hanno descritto una nazione minata dalla "corruzione" sia nella gestione dei fondi pubblici sia come "costume" generalizzato, e per questo frenata nelle sue potenzialità di sviluppo. I prezzi delle "materie prime" continuano a diminuire, il Paese vive una lunga stagione di "recessione", la ricchezza resta in mano a un’"oligarchia" che non reinveste nell’economia locale ma esporta i capitali all’estero. Questa situazione rappresenta per i cattolici una sfida e un’opportunità. Secondo Padre Pagani «ci si accontenta troppo delle Chiese piene la Domenica mentre, come denunciano i Vescovi, non c’è presa sulla società, si rischia un cristianesimo "spiritualista", che si accontenta di stare dentro i propri "recinti" senza avere una reale incidenza sulla vita quotidiana e sulla mentalità comune. Oggi più che mai c’è bisogno, anche qui, di "testimoni" credibili capaci di parlare a tutti».