Le "lezioni africane" di Benedetto XVI

Due Missionari, che da tempo vivono nei Paesi visitati dal Papa,
rileggono i momenti "salienti" del viaggio.
Le "esortazioni" ai cattolici e a tutta la società, i "moniti" ai governanti,
le "eredità" lasciate.
In sette giorni di grande "intensità".

RITAGLI     Camerun:     DOCUMENTI
«Ha rilanciato la "sfida":
Cristo è la vera "speranza" per questa terra»

P. Marco Pagani, Missionario del "Pime":
«Uno "sprone" ai giovani per diventare "protagonisti".
Quello che ha detto agli "islamici" su "fede e ragione"?
Un "monito" anche per i "cristiani"».

P. MARCO PAGANI, Missionario del Pime in Camerun! La forza di Papa Benedetto, dono per tanti giovani africani...

Giorgio Paolucci
("Avvenire", 24/3/’09)

«Ha detto con forza che il cristianesimo è "di casa" in Africa, non è una realtà importata ma profondamente radicata nella storia e nelle culture del Continente. E insieme ha ricordato che la fede può essere la speranza di queste terre se si riparte da Cristo come risposta alle attese di tutti gli africani. Ha riletto la storia al di là dei luoghi comuni sul presunto affiancamento della Chiesa al "colonialismo" e insieme ha affidato un "mandato" impegnativo alle Chiese locali, che possono svolgere un grande ruolo nello sviluppo». Per Padre Marco Pagani, Missionario del "Pime", la visita del Papa è coincisa con le sue "nozze d’argento" con l’Africa, dove è arrivato nel 1984. A Yaoundé, la capitale camerunese, opera nel "mondo giovanile": dopo avere collaborato alla nascita del "Centro Edimar" per i "ragazzi di strada", insegna religione in una scuola statale e lavora in Parrocchia.

In che senso il cristianesimo non è qualcosa di "importato"?

Lo ha sottolineato il Papa appena arrivato in Camerun: Gesù è passato in Egitto con i suoi genitori poco dopo la nascita; nel giorno di "Pentecoste", quando Pietro predicava a Gerusalemme, erano presenti visitatori provenienti dall’Africa. Ci sono molti "Santi" nei primi secoli: Cipriano, Monica, Agostino, Atanasio. E poi una schiera di Missionari e "martiri" che hanno testimoniato il "Vangelo". Insomma, la Chiesa in Africa è "di casa". Ma questo non significa che può vivere di "rendita"…

Cioè?

C’è una bella "immagine" usata dal Papa in questi giorni: il cristianesimo è come un seme che è stato gettato, può portare frutto ma ha bisogno di questa "terra africana" per crescere, ha bisogno del "sì" degli africani, della loro libera adesione. Senza questo "sì", il seme non germoglia.

In Camerun è stato toccato anche il "nodo" dei rapporti con l’Islam…

Qui la convivenza è piuttosto positiva, anche se si notano i segni dell’avanzata delle tendenze "wahhabite" che si infiltrano da Sudan e Nigeria e diffondono un’interpretazione "radicale" dell’Islam. Durante l’incontro con i "leader islamici" c’è stato l’invito a condannare le forme di violenza e "totalitarismo" che strumentalizzano la religione. Non meno importante è la sottolineatura della "ragionevolezza" della fede: ragione e religione non sono in contrasto, si sostengono a vicenda.

Un "richiamo" molto pertinente per i musulmani, non trova?

Certamente, ma non lo è di meno per i cristiani. In Camerun, ad esempio, pesa molto l’eredità del "colonialismo" francese. Quando a scuola chiedo ai miei studenti se fede e ragione vanno insieme, la maggioranza risponde di no, perché proviene da una cultura come quella della "Révolution", per la quale la religione è nemica della "razionalità".

Quanto hanno pesato le polemiche sull’"Aids" e il "preservativo"?

Quello che il Papa ha detto sull’argomento è già attuato nelle "politiche governative". La strategia vincente è quella messa in atto in Uganda e imitata anche altrove, che mette ai primi posti l’"astinenza" e la fedeltà al "partner" e lascia al "condom" uno spazio marginale, riservato ad alcune situazioni a rischio. È frutto di un approccio umano alla "sessualità" e responsabilizza molto di più la gente. Qui non c’è stata la "levata di scudi" che avete registrato in Europa. Sa cosa ha detto il commentatore della "tv camerunese", un giornalista "laico", a proposito delle polemiche? «Non capisco perché gli occidentali vogliono imporre il loro "pensiero unico" anche al Papa».

Lei lavora con i giovani: quali "suggerimenti" ha tratto?

La società camerunese è in mano agli anziani, specie nei villaggi. Molti giovani emigrano nelle città per sottrarsi a questo "giogo", ma non basta cambiare residenza per cambiare vita. Benedetto lancia la sfida: non siete un "numero", la vostra vita è preziosa agli occhi di Dio, il cristianesimo non è un ideale per il futuro ma un’esperienza che cambia il presente. Siete disposti a rischiare su questo? Siete disposti a "osare decisioni definitive" a partire dal fatto che Cristo vi rende pienamente uomini? Solo così i giovani possono diventare protagonisti dello sviluppo, solo a partire da questo l’Africa può ritrovare una speranza non "effimera".

Quali "indicazioni" vengono per la Chiesa dopo questi giorni?

L’appello a una maggiore unità, che deve trovare "sbocchi operativi". L’invito ai Vescovi a stare vicini ai loro Sacerdoti, a offrire una compagnia anche umana che li rilanci nella loro "missione". L’esortazione ad aiutare le famiglie, che vivono una stagione contrassegnata dall’abbandono della tradizione e dall’impatto "traumatico" con la modernità e la "secolarizzazione", che si traduce nella distruzione dei vincoli di coppia e nell’aumento dei figli nati fuori dal matrimonio. E poi il rilancio della "dottrina sociale" della Chiesa come orizzonte per la crescita di un "laicato" responsabile. Non basta stare nel recinto della "comunità cristiana", bisogna uscire in campo aperto. Un cristiano non può tacere di fronte a "corruzione" e "malgoverno", ma per agire efficacemente deve essere cosciente della sua fede e del suo compito storico.