COREA DEL SUD: IL PAESE DELLE ROSE DI SHARON

RITAGLI     MUGUNGHWA     MISSIONE AMICIZIA

Il racconto di una "visita" in Corea di Sr. Theresa Pathickal,
Missionaria indiana a Hong Kong.

Sr. Theresa Pathickal, con le Superiore Maggiori di Hong Kong e Corea! Mugunghwa, Corea del Sud: il Paese delle rose di Sharon... PAUL JEONG HASANG (1795-1839) scrisse "Sangjac-sangso", una Lettera al Primo Ministro, per difendere la fede cattolica. Fu il primo libro di apologetica cristiana in COREA. Anche i persecutori della Chiesa furono impressionati dai contenuti eloquenti!

Sr. Theresa Pathickal
("Missionarie dell’Immacolata", Ottobre 2008)

La "Commissione Esecutiva" dell'"Associazione delle Superiore Maggiori" delle "Congregazioni Religiose" in Hong Kong, di cui sono membro, ha organizzato un viaggio in Corea. Non avrei mai pensato di avere l'occasione di visitare la Corea e quei luoghi dove tanti "martiri" hanno dato la loro vita per Cristo...

LO SCOPO

Uno scambio di idee ed esperienze tra le due "Associazioni delle Superiore Maggiori" delle "Congregazioni Religiose" femminili della Corea e di Hong Kong: questo lo scopo della visita in Corea del Sud della "Commissione Esecutiva" dell'"Associazione" di Hong Kong. Sono stati giorni intensi, con la finalità di condividere esperienze di organizzazione e le attività annuali delle "Associazioni", di imparare dalla Missione, dalla "pastorale vocazionale" e dall'"evangelizzazione" delle comunità religiose coreane, nelle Parrocchie, nelle "case di preghiera", nelle scuole.

PRIMO APPROCCIO

Da Hong Kong siamo partite in cinque, tre Religiose cinesi, una coreana ed io, indiana. All'Aeroporto di Seoul è venuta ad accoglierci Sr. Bernadette, delle "Suore dei Martiri Coreani", che ci ha subito portate in un ristorante tipico.

Molte sorprese ti aspettano quando vai in un un posto nuovo e in una nuova cultura, a partire dalle piccole cose che ti colpiscono. In Corea si entra a piedi nudi dappertutto, non solo nei "templi" o in luoghi religiosi, come in altri posti dell'Asia che conosco. Nei ristoranti e nelle case non ci sono tavoli o sedie. Ci si siede sul pavimento o su cuscini e il cibo è servito su bassi tavolini. Immaginate chi non è abituato a sedersi per terra...

Ci hanno servito "noodles" con verdure in una larga scodella. I Coreani usano i "bastoncini" come noi a Hong Kong, ma più sottili e più piatti, e normalmente mangiano riso tre volte al giorno. Il cibo era molto piccante per l'abbondante uso di peperoncino, ma da troppe ore non mangiavamo per far caso al non essenziale...

Il tempo era piacevole, ma d'inverno è molto freddo, nevica parecchio e la temperatura scende anche a meno 20.

Siamo state ospiti della "Casa Generalizia" delle "Suore dei Martiri Coreani", Congregazione che risale al 1946. Hanno oltre 500 membri, la maggior parte in Corea, ma ora anche in America, Italia e Messico.

Le Suore iniziano molto presto la loro giornata, cantando melodiosamente le preghiere del mattino e durante la Messa. Dopo la Messa, tutta la Comunità, inclusa la Superiora Generale, si raduna nel cortile per cinque minuti di "esercizi fisici", e questo ogni giorno eccetto la Domenica. Ho incontrato parecchie Suore che avevano studiato in Italia o in Canada o negli Stati Uniti.

I MARTIRI

Il primo luogo che abbiamo visitato è stato "Saenamteo Martyrs Shrine", un "memoriale" a ricordo dei "martiri della fede". Infatti, durante le quattro maggiori "persecuzioni" dei Cattolici in Corea, molti Sacerdoti e "laici" hanno testimoniato la fede versando il sangue in quel posto.

Tra loro, nel 1801, il Prete cinese Mun Mo Chu, primo Prete cattolico in Corea e, nel 1846, P. Andrew Kim Tae Geon, il primo Prete nativo coreano. Undici di quei "martiri" sono stati "canonizzati".

Nel salone del "memoriale" abbiamo visto rappresentate le scene di "persecuzione" e gli strumenti usati dai "persecutori". Ora sul luogo sorge una Parrocchia affidata ai sacerdoti della Congregazione dei "Martiri Coreani".

Da lì siamo poi andate a visitare il Santuario dei "Jeoldsuan Martyrs", chiamato "Tsit Tau Shaan", che significa la "montagna dei decapitati". Il Fiume Han attraversa la città di Seoul. Si dice che i cristiani venivano "decapitati" e gettati nel fiume. A volte i corpi venivano recuperati e veniva data loro sepoltura.

Un gran numero di fedeli erano stati giustiziati durante la più severa delle "persecuzioni", durata dal 1866 al 1873.

Giovanni Paolo II aveva visitato questo posto nel 1984 e vi aveva "canonizzato" 103 "martiri". In una "cripta" sotto la Chiesa c'è una Cappella dove sono conservate le "reliquie" di 27 "martiri". C'erano molti visitatori del posto oltre a turisti stranieri. Tuttavia abbiamo potuto sostare in silenziosa preghiera e abbiamo pregato di poter imitare la fede appassionata di questi cristiani.

LA CHIESA OGGI

Avevo sentito parlare della Chiesa in Corea come di una Chiesa molto attiva e forte, in cui i "laici" sono in prima linea. Il racconto di diverse esperienze di fede e di impegno ecclesiale me lo ha confermato.

In una visita così rapida, ho appena potuto vedere le Chiese, molto spesso grandi, sempre affollate per la Messa Domenicale. Tra le altre abbiamo visitato la Cattedrale di Seoul. Era piena di gente e molte persone stavano fuori aspettando che finisse la Messa, per poter entrare e partecipare a quella seguente. Mi ha toccato anche il vedere tanta gente pregare nelle Chiese al di fuori degli orari delle Messe.

Dato lo scopo della nostra visita, ci hanno fatto incontrare diverse "attività apostoliche" gestite da varie Congregazioni. Abbiamo visitato brevemente la Casa delle "Suore di S. Paolo di Chartres", la prima Congregazione Religiosa arrivata in Corea nel 1688, dalla Francia. Di particolare interesse storico è stata la visita all'"Archivio" che mostra e spiega la storia della Congregazione e della sua Missione "evangelizzatrice".

EVANGELIZZAZIONE

In Corea "gestire case" di preghiera è un vero mezzo di "evangelizzazione". Abbiamo visitato la "Suwon Retreat House" delle "Suore dei Martiri Coreani". È situata su una bellissima collina e circondata da altre, tutte luminose di alberi in fiore.

Le Suore gestiscono un "pre-catecumenato" e offrono diversi programmi di formazione. Un particolare che mi ha incuriosito: come in quasi tutte le "case di preghiera" (ma anche nelle case "normali", come ho scoperto in seguito) non ci sono letti nelle stanze e si dorme sul pavimento.

Sulla via del ritorno da Nami Island, famosa località turistica, ci siamo fermate in una Comunità delle "Suore del Buon Pastore", che gestiscono una casa per madri in difficoltà, un servizio molto bello, reso con competenza a mamme e bambini.

Un'altra attività che ci è stata fatta conoscere è il servizio delle "Suore Salesiane" ai nuovi "immigrati". È da qualche anno che il Governo della Corea non permette matrimoni "misti". Perciò i bambini nati da matrimoni "misti" non hanno accesso alle scuole pubbliche. Le Suore dirigono un Centro per i bambini dei nuovi "immigrati", di età compresa tra i 5 mesi e i 5 anni. Un altro Centro accoglie i bambini delle "scuole primarie".

CONDIVISIONE

Si è poi tenuto l'incontro delle due "Associazioni": otto Suore dell'"Associazione Coreana" e cinque di Hong Kong. Durante l'incontro ci siamo scambiate notizie e informazioni sulla struttura, la formazione e i vari servizi offerti dalle nostre "Associazioni".
In Corea ci sono circa 10.000 Religiose. L'"Associazione" è molto attiva. Ci sono 1400 Parrocchie, di cui 140 solo a Seoul, e il 53% delle Suore lavora in Parrocchia.

Un tempo la Corea era ricca di "vocazioni religiose". Ora anche qui si è preoccupati per il loro declino.

Le ragioni della diminuzione possono essere diverse: una cultura della "globalizzazione", rapidi cambiamenti sociali, bassa natalità, "aborto" di bambine, mancanza di "animazione vocazionale" da parte della Chiesa, poca chiarezza del ruolo delle Religiose...

Dopo la visita del Papa nel 1984, c'è stato un nuovo aumento di "vocazioni".
Lo scambio tra noi è stato molto utile, completato alla sera da un programma culturale di "arte tradizionale", davvero meraviglioso.

Al termine, abbiamo salutato le Suore, ringraziandole per la fraterna ospitalità e per l'amicizia dimostrata. Da parte loro, ci hanno chiesto di offrire alle loro Suore giovani la possibilità di sperimentare qualche "exposure program" in Hong Kong, per un tempo di due mesi, e abbiamo volentieri accettato di offrire questa opportunità.

"Chiese Asiatiche" in cammino, ci offriamo reciprocamente il dono della fedeltà e della creatività…