A proposito delle "frasi choc", scritte a scuola dai ragazzi napoletani

RITAGLI     Se lo Stato è un "signore lontano",     DOCUMENTI
allora mi sottometto alla "camorra"

Don Maurizio Patriciello*
("Avvenire", 23/4/’08)

C’è poco da fare: in Italia esiste un nord, molto nord e un sud, veramente sud. Siamo diversi, per tanti motivi, e anche se abbiamo imparato a parlare una lingua sola, viviamo due realtà molto differenti. Ci viene difficile leggere i nostri rispettivi territori, proprio perché così diversi. A Napoli e dintorni credo che quasi nessuno si è meravigliato nel sentire la notizia, definita "choc", dei ragazzi della scuola media di Miano che hanno scritto: «Ci sentiamo protetti dalla "camorra"». No, la notizia, per loro, di "scioccante" non aveva niente: gli alunni hanno riferito il piccolo mondo in cui vivono, crescono, e hanno visto morire tanti loro giovani amici.
Il mondo per loro inizia e finisce seguendo la "geografia" del proprio quartiere. Semmai incomprensibile è lo strano modo di fare di tanti, che pur avendone la responsabilità, fingono di non sentire e di non sapere.
Ricordo quando qualche anno fa ci fu l’ennesimo omicidio nel nostro territorio parrocchiale. Era tutto così squallido e tremendo. La morte, quando si presenta col volto tanto atroce, fa davvero paura. Nonostante la mia età e l’esperienza accumulata in dieci anni di lavoro in ospedale, avrei voluto fuggire dal quel posto "maledetto". Mi tenevano fermo il dovere e la solidarietà verso la mia gente.
La cosa più sconvolgente, però, erano i ragazzi che a decine accorrevano, si "accalcavano", sfidavano la polizia pur di vedere meglio, ascoltare e intervenire nei commenti. Erano giovani, adolescenti, alcuni addirittura bambini e quell’esperienza "devastante" li avrebbe accompagnati per il resto della vita. Quando il mondo si "rimpicciolisce", riducendosi allo spazio di un quartiere popolare, senza "infrastrutture", brutto da vedere, si comincia a ragionare seguendo un pensiero che, assurdo quanto vuoi, ha una sua logica. A Napoli il problema è e resta la mancanza cronica di un lavoro decente per tanti "capifamiglia". Per tanta gente la parola "vacanza" non ha alcun significato. Ha imparato a fare "economia" di tutto. A comprare si va nei "mercatini rionali", ricchi di roba cinese e pericolosa per la salute.
Le mamme a tutto questo si sono rassegnate. Chiedono poco, veramente poco, ma quel poco ci deve essere, è indispensabile. Quando vengono a mancare anche i "soldini" per il latte e i biscotti, quando i bambini saltano la cena una prima e una seconda volta, quando si arriva a portare le bollette in parrocchia, accompagnati dalla vergogna che ti arrossa il viso e la paura di un cortese rifiuto, allora, perché meravigliarsi se il "camorrista" che ti porge una mano ti appare come il "samaritano" buono? Si è chinato su di te, ti ha protetto, ha versato olio sulle tue ferite, in qualche modo occorrerà ricambiare la cortesia. Addolora – e tanto – , addolora, ma non meraviglia, la reazione dei bambini di Miano. Miano, Parco Verde, Salicelle, Scampia sono "dormitori", "casermoni" dove ci si ammassa sperando solo di poter andare via un giorno. Manca un’anima.
Non una volta sola ci siamo chiesti chi è stato quel gran "genio" che li ha progettati e seguendo quali intuizioni. I giovani dei nostri quartieri sono tanti, come tanta è l’evasione scolastica. Niente scuola, niente lavoro, equivale a tanto ozio, il peggior nemico della nostra cara gioventù. Niente lavoro, niente paga, tanto ozio vuol dire grande "vulnerabilità", scarsa capacità di "discernimento". E intanto sotto casa si vende, si "spaccia" sotto gli occhi di tutti, anche dei bambini, che si chiedono perché mai la polizia non interviene. Se lo Stato è per loro un "signore" distinto, ma assente, che abita chissà dove e serve a chissà chi, diventa inevitabile e conveniente sottomettersi in qualche modo a chi in quel momento, in quel luogo, sembra il più forte e il più presente. Questa è la "trappola" maledetta che è scattata e, quando il povero "malcapitato" se ne accorgerà, in genere è già tardi per poterne uscire. La Chiesa è viva e attenta, in questi quartieri, poveri, ma ricchi di speranza. I giovani che frequentano i nostri oratori sono tanti e motivati. Se si potesse contare sulla collaborazione delle istituzioni, allora sì che potremmo pretendere e sperare di "sradicare" codesta "sottocultura" mafiosa. Che, come si è ben visto, colpisce fin dalla più tenera età.

* Parroco di San Paolo Apostolo Parco Verde - Caivano (Napoli), Diocesi di Aversa