RITAGLI   La via ecumenica è la via della Chiesa   DIARIO

P. Giorgio Pecorari

Porto Murtinho è una cittadina sperduta nel Pantanal matogrossense, in Brasile. Poco più di un villaggio, ma sede di 14 sètte e Chiese evangeliche. Nei miei anni di vita missionaria più volte, durante la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani (che là si celebra nel mese di giugno), ho visitato i pastori e i responsabili di quelle comunità, per invitarli ad una preghiera comune per l'unità. Nel giorno fissato ben otto Chiese hanno inviato i loro rappresentanti e tutti siamo rimasti stupiti dal "potere" della preghiera come strumento di dialogo e riconciliazione. In quella occasione sia i cattolici (la maggioranza) sia gli altri cristiani si sono accorti dei numerosi pregiudizi che ci portiamo dentro. Veniamo spesso da una educazione e da una formazione religiosa d'altri tempi. Siamo certi che sono gli altri a doversi convertire, mentre noi siamo quasi perfetti, incolpevoli dei conflitti realmente accaduti in passato per la supremazia in qualche comunità di villaggio.
Ebbene, la conoscenza reciproca, la stima per quello che l'altro fa, la preghiera al Padre perché ci conceda il dono dell'unità e la consapevolezza che per un proficuo ecumenismo ci vogliono persone che non si fermano di fronte al trauma della divisione, ma vanno al di là per trovarvi rimedio, sciolgono gran parte dei nostri pregiudizi.
Come a Porto Murtinho, fatte le debite proporzioni, la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani vede impegnate le sette zone pastorali della grande diocesi di Milano (13 le Chiese cristiane che hanno aderito all'iniziativa) come pure moltissime altre diocesi italiane. E ne vale la pena. Al Nord come al Sud del mondo la Chiesa cattolica vive e opera in contatto con tante altre Chiese che condividono la medesima missione di portare il Vangelo a tutti gli uomini. Del resto, questo è anche il desiderio ardente del Papa spesso ripetuto nel corso dell'anno giubilare. Quello dell'unità tra i cristiani di diversa confessione - afferma Giovanni Paolo II - "è il grande obiettivo per il quale la Chiesa cattolica ha reiteratamente affermato il suo irrevocabile impegno. La via ecumenica infatti, è la via della Chiesa".
Siamo però consapevoli delle difficoltà che il dialogo ecumenico incontra. Una delegazione del Consiglio ecumenico delle Chiese ha visitato ultimamente il Patriarcato ortodosso della Georgia che per l'influenza di alcuni gruppi radicali e fondamentalisti si è separato dall'organismo ecumenico. Nel dialogo tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa russa ci sono tuttora difficoltà che sembrano insuperabili. Il fatto che tutte le Chiese tendano oggi a sottolineare la loro identità, può essere visto come un atto di fiducia nei confronti delle altre, ma nello stesso tempo può diventare motivo di allontanamento gli uni dagli altri. La stessa interpretazione riduttiva del documento Dominus Iesus (come se la Chiesa cattolica affermando la propria identità, non volesse più il dialogo costruttivo con le altre Chiese) ha contribuito a raffreddare i rapporti ecumenici e a frenare l'entusiasmo e il progresso degli anni scorsi.
Tuttavia, se le difficoltà di dialogo esistono, non significa che siano insormontabili. Ogni Chiesa però dovrà fare la sua parte. Dovrà compiere almeno due passi fondamentali. Anzitutto pregare, poiché la riconciliazione e la ricomposizione delle divisioni nella Chiesa sono un dono di Dio. Solo lo Spirito Santo può compiere il miracolo di radunarci in un solo ovile, sotto un solo Pastore, Cristo. E poi serve la costante e sincera volontà di convertire ogni giorno il nostro cuore al Vangelo. L'unità, come dice il Papa, è una "conquista paziente e lungimirante della fede e della carità".