DAL BANGLADESH

RITAGLI    "SIDR", IL CICLONE    BANGLADESH

"Ho toccato con mano la presenza del Signore",
difficile dirlo in situazioni così devastanti
come quella del ciclone in Bangladesh.
Eppure Sr. Lorella è là a vedere con i suoi occhi che Dio c'è,
anche dove sembra che non possa sbocciare
nemmeno un seme di speranza.

Sr. Lorella, nel campo medico di Bokulthola. Il distretto di Pathuakali, colpito dal ciclone Sidr...

Sr. Lorella Pecorini
("Missionarie dell’Immacolata", Febbraio 2008)

Il 16 Novembre 2007 è entrato nella storia del Bangladesh come uno dei giorni più tragici di questo povero e martoriato Paese. Nei giorni precedenti l'arrivo di "Sidr", così è stato "battezzato", abbiamo seguito con apprensione le notizie e gli avvertimenti che via via venivano dati dal servizio meteorologico. Fino all'ultimo si è sperato che il "mostro" perdesse forza e intensità o che quanto meno si scaricasse sulla Baia del Bengala. Non è stato così. Già il giorno 15 era stato dato l'avviso di innalzare nei vari porti il segnale di massimo pericolo. Il giorno 16 il cielo era completamente coperto da nuvole minacciose e con il passare delle ore il vento aumentava di intensità. L'occhio del ciclone ha raggiunto la terra ferma nel tardo pomeriggio. Khulna, la città nella quale si trova la nostra Comunità, è stata investita solo dalla parte marginale del ciclone. Vi sono stati 12 morti, danni alle case, alberi abbattuti, ma quello che è accaduto ad un'ottantina di chilometri più a sud possiamo dirlo solo dopo essere state sul posto, aver visto e ascoltato il racconto della gente. Molti parlano di una sorta di "fiammata" a cui ha fatto seguito il vento che, nelle zone più vicine all'occhio del ciclone, ha toccato i 240 km/h. Questo ha sollevato una massa d'acqua imponente che si è riversata dal mare e dai fiumi sulla foresta, sui campi e sulle case trascinando via, nella sua furia, persone - soprattutto bambini, donne e anziani - case, animali e alberi e distruggendo completamente il raccolto. Molti hanno trovato rifugio sulla cima delle piante, altri si sono legati ai tronchi. La maggioranza delle persone, grazie a Dio, aveva lasciato le zone più esposte e si era recata nei rifugi "anticiclone" o in aree più riparate. Sentendo i racconti della gente, comunque, la sensazione è che il numero delle vittime sia ben più alto di quanto dichiarato dal governo.

Nei giorni seguenti la macchina degli aiuti si è messa in moto. Tutta l'organizzazione è da subito stata messa sotto il controllo dei militari e delle autorità locali. Da parte nostra, abbiamo preso contatto con il Vescovo di Khulna e, come "Commissione Diocesana per la Salute", abbiamo iniziato ad organizzare dei campi medici. Il primo si è tenuto il giorno 23/11 in una località solo marginalmente toccata dal disastro. La settimana seguente ci siamo spostate più a sud-est e qui abbiamo potuto iniziare a toccare con mano la gravità della situazione. Dagli inizi di Dicembre poi, abbiamo iniziato a collaborare con una "ONG locale", "Dalit", sostenuta dal "COE" ("Centro Orientamento Educativo") di Milano. Il rappresentante del "COE" in Bangladesh aveva già preso accordi con le autorità locali e aveva ottenuto i permessi per poter distribuire aiuti di prima necessità a sud-est di Moralgonj, nel distretto di Bagherhat, nella zona di Shoronkhola, una delle aree più colpite. Il villaggio dove si sono concentrati gli aiuti è quello di Bokulthola. Coi primi fondi arrivati dall'Italia - inviatici dall'"AIFO" ("Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau") - , e già utilizzati anche per i campi medici, abbiamo fatto un'ulteriore distribuzione di generi di prima necessità e organizzato altri due campi medici, uno il 6 e l'altro il 29/12. Con questi primi interventi abbiamo distribuito circa 400 pacchi con viveri, vestiario e coperte e curato circa 1.700 persone, soprattutto donne e bambini.

Ora si tratta di passare alla ricostruzione. Le autorità locali hanno assegnato ad ogni "ONG" dei villaggi da ricostruire. Al "COE" ne sono stati assegnati due nella zona a nord di Moralgonj. Luca Cozzi, il rappresentate del "COE", li ha visitati e ha fatto una prima verifica dei danni. Nei prossimi giorni verrà effettuato un nuovo sopralluogo per definire il numero di case da ricostruire ed eventuali altri interventi necessari. I fondi che ci sono stati inviati dalla nostra "ONLUS", "Amici delle Missionarie dell'Immacolata", e da altri benefattori, verranno utilizzati per questa fase e per altri campi medici. In questi campi abbiamo trattato soprattutto patologie dell'apparato respiratorio, intestinali, e, almeno nei primi tempi, anche dolori da traumi causati da impatti con alberi o case cadute. Abbiamo tuttavia potuto constatare che questo ci dà la possibilità di entrare più a stretto contatto con la gente e ciò ha un impatto psicologico molto positivo per queste persone che hanno subito un trauma notevole.

Quello che più ci ha sorpreso è stato il grande coraggio e la forza d'animo di queste popolazioni. Da subito si sono organizzati per ricostruire con legno e bambù i ponti in ferro che il ciclone aveva spazzato via. Con ciò che hanno potuto recuperare, si sono costruiti dei ripari di fortuna. Per non dire della cordialissima accoglienza che ci hanno riservato. In occasioni diverse, sia io che Sr. Bruna ci siamo sentite dire dalle donne che il ciclone aveva avuto anche l'aspetto positivo di dar loro la possibilità di incontrarci! Un'altra donna si è preoccupata della fatica che avevamo fatto per andare a portare loro qualche aiuto... Un uomo anziano ha voluto a tutti i costi offrirci del tè, una delle poche cose che aveva nella sua casa. E non vi dico la sua gioia nel vedere che lo abbiamo accettato volentieri. Vi confesso che non ho mai gustato così tanto un tè in vita mia!

Naturalmente, molti hanno anche avuto la possibilità di condividere il loro dolore. Una coppia ha perso tutti e 4 i figli. La più grande aveva 1l anni, la più piccola 1. La mamma e la zia si sono salvate aggrappandosi ad un albero. Entrambe avevano le braccia coperte di abrasioni. Il papà, che era a Khulna, al suo ritorno ha trovato tre tombe e, a tre giorni dal ciclone, nei campi, ha ritrovato il corpo della figlia più grande. Adesso, con molto coraggio, si apprestano a ricominciare. E di racconti simili ne abbiamo sentiti più d'uno. Altri, con la fede grande dei semplici e dei poveri, non

finivano di ringraziare "Allah" che aveva dato loro la possibilità di salvare un figlio o una figlia che stava per essere trascinato via dall'acqua.

Mi rendo conto che le parole non possono descrivere l'esperienza grande e profonda che abbiamo fatto e che facciamo ogni volta che ci rechiamo tra questa gente. Riflettendoci, posso solo dire che ho toccato con mano la presenza del Signore. Sì, il Verbo si è fatto carne, la sua Parola ha preso dimora nelle tende, nelle abitazioni coperte da teloni di plastica... Ma soprattutto già dimorava nel cuore di queste nostre sorelle e fratelli abituati a vivere dell'essenziale, sereni nella consapevolezza che "Allah" è loro vicino e li aiuterà a ricominciare, come già tante volte hanno dovuto fare. Sorelle e fratelli che ci hanno accolto come tali e ci hanno donato ben più di quanto noi abbiamo potuto e potremo dare loro. E questo dono voglio condividerlo con tutti voi che ci avete permesso di essere "ponte" per far giungere a queste popolazioni il segno della vostra generosità e solidarietà, del vostro amore.

È il loro GRAZIE!