IL
PADRE NOSTRO:
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COME IN CIELO COSÌ IN TERRA...
La terra unita al cielo
Ogni volta che un'anima recita il «Padre nostro», sotto
qualunque cielo, essa prega Dio anche per me. Altrettanto avviene ogni volta che
io recito il «Padre nostro»: parlo a Dio per tutti. Imploro il suo regno, la
sua volontà, il nostro pane, il perdono e la liberazione dal male per tutti.
Quale potenza Dio ci ha posto nelle mani! La preghiera di uno solo ha il potere
d'innalzare a Dio tutto e tutti.
Prima di iniziare la seconda parte del Padre nostro dobbiamo fermarci davanti a
quella frase alla quale di solito si fa poca attenzione: «Come in cielo così
in terra». Questa espressione ha in sé una ricchezza tale che merita di essere
studiata per se stessa. Essa completa le prime domande del Padre nostro che
concernono Dio e illumina potentemente quelle che seguono e che riguardano
l'uomo. Essa congiunge in una maniera indissolubile la nostra terra, la terra
della fame, delle offese e del male, al cielo di Dio.
Il cielo come modello
Tanto per cominciare, non limitiamo alla sola terza domanda «sia fatta la tua volontà» la determinazione «come in cielo così in terra». Alcuni padri della chiesa l'hanno estesa ai versetti precedenti e il catechismo del concilio di Trento fa altrettanto. Per santificare il nome del Padre, per pregare e operare affinché venga il suo regno, per compiere in tutto la volontà di Dio, la terra ha un modello: il cielo. E per cielo intendiamo quella parte dell'umanità che seguendo Cristo è già penetrata «fin nell'interno del velo del santuario dove Gesù è entrato per noi come precursore» (Eb 6,19), quegli uomini e quelle donne che, al termine del loro pellegrinaggio terreno, ci hanno preceduto nella casa del Padre e sono diventati gli eletti.
Il cielo come meta
Il cielo, che è come il soggiorno di Dio, il mondo del
suo amore, della sua gloria e della sua potenza ha un nesso, una parentela con
la nostra povera terra. L'esistenza sulla terra ha un senso, una direzione e una
spiegazione se esiste questo cielo di Dio. Man mano che passano gli anni della
nostra vita sulla terra, il centro di gravità della nostra esistenza di
credenti si sposta: esso si pone sempre più in Dio. Il fine della terra è il
cielo. Scrive l'apostolo Paolo: «Sappiamo bene infatti che tutta la
creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la
sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo
interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro
corpo» (Rm 8,22-23).
E san Pietro riassume tutte le angosce e le speranze di quelli che soffrono
quando scrive: «Secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una
terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2Pt 3,13).
La terra come il cielo
La precisazione, introdotta da Cristo nel "Padre
nostro", "come in cielo così in terra" definisce e chiarisce per
noi ciò che dobbiamo invocare: che la terra, a poco a poco, diventi il cielo.
Questo sogno, apparentemente irrealizzabile e folle, è la vocazione che Dio ha
dato alla terra e noi collaboriamo a quest'opera esaltante facendo la volontà
di Dio. Scrive Origene: "Se viene fatta la volontà di Dio sulla terra
come in cielo, tutti noi diventiamo cielo".
Preghiamo dunque: "Padre nostro sia santificato il tuo nome come in
cielo così in terra, venga il tuo regno come in cielo così in terra, sia fatta
la tua volontà come in cielo così in terra".
P. Lino Pedron SCJ
("L’Amico delle Missioni" - n. 4/2005)