MISSIONE BRASILE

RITAGLI    NELLA FORESTA, NELLA "FAVELA", IN CITTÀ    MISSIONE AMICIZIA

Vivere la mia missionarietà su tre linee fondanti: valorizzare la persona,
costituire e rinnovare la comunità, e creare una società più solidale.

Dall'Amazzonia: allegria ed impegno nella "cucina" di un villaggio...

Sr. Anna Maria Pesenti
("Missionarie dell’Immacolata", Gennaio 2008)

Ogni anno con il pensiero ritorno all'ormai lontano 1986, anno in cui per la prima volta ho lasciato l'Italia per approdare nella grande Amazzonia, dove mi aspettava una lunga storia d'amore, amore riversato su quella terra e sui suoi abitanti. Sono vent'anni di cui vorrei condividere i tratti più significativi.

Un primo periodo è segnato da sei lunghi anni trascorsi nel "folto della foresta", in una piccola cittadina di nome Barreirinha, che per quanto piccola è chiamata la "Principessa del Rio delle Amazzoni", tanto incantevole è la sua posizione.

Oltre al verde immenso della foresta, ai maestosi fiumi, all'azzurro sconfinato del cielo, mi impressionava la popolazione che vi abitava: gente semplice, povera, dignitosa, disposta ad accogliermi come una di loro, a darmi una mano, a mostrarmi la sua riconoscenza con dei piccoli doni o semplicemente con un sorriso.

I lunghi e innumerevoli viaggi sui fiumi per visitare, animare, portare il Vangelo alle quasi cento comunità fluviali hanno segnato il mio essere missionaria in questo luogo tanto speciale.

All'inizio del 1993 il Signore mi chiamava ad una nuova avventura, in una realtà totalmente diversa dalla prima, sia per l'ambiente fisico, sia per la realtà "socio-culturale" e religiosa. Mi voleva nel nord-est brasiliano.

Mi chiedeva di spogliarmi della mia foresta, dei miei fiumi, di quella che sentivo essere già diventata "la mia gente" per rivestirmi della secca e arida terra "nordestina", di un clima torrido che con il passar del tempo opprime e affatica la persona. Mi si chiedeva di iniziare questa nuova avventura in mezzo agli abitanti di una grande "favela", gente arrivata da punti diversi del Brasile, scappata da situazioni di disperazione, fame, malattie, disoccupazione... in cerca di una vita migliore e sostenuti dalla speranza di poterla trovare. Ero improvvisamente davanti a una realtà che mi chiedeva un altro tipo di attenzione. Le parole di Gesù: "Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza"" (Gv 10,10) mi hanno aiutato a capire come doveva essere la mia presenza fra questi fratelli: un aiuto a far sì che fossero loro i protagonisti della loro storia. Sono stati dieci anni di lavoro instancabile, dieci anni in cui abbiamo camminato insieme, abbiamo costruito, siamo cresciuti. Dal nulla si è formata una Chiesa viva, dinamica, operosa, i cui frutti sono evidenti.

Nel 2005 la valigia doveva ancora essere pronta, per accompagnarmi a Macapá, nella capitale dello Stato dell'Amapá, un territorio che comprende una superficie di 124.000 kmq. Anche qui mi sono trovata davanti a problemi immensi: persone che arrivavano ogni giorno destinate a vivere ai margini delle città, nelle periferie, fra violenza, droga, povertà e discriminazione di ogni tipo, con il pericolo di perdere quella che era la loro identità perché manipolati dai "mass-media" o dal propagarsi delle varie "sette" che si preoccupano solo di fare proseliti, con il fine di renderli ancora più poveri e schiavi.

E oggi? In linea con la Chiesa brasiliana, ho cercato e cerco di vivere la mia missionarietà su tre linee fondanti: valorizzare la persona, costituire e rinnovare la comunità, e creare una società più solidale.

Lavorando nella formazione di laici, animatori, catechisti, Ministri della Parola, diaconi e in tutti quei servizi che si preoccupano per l'uomo e per la donna, chiamati da Gesù ad avere vita e vita piena, non posso che lottare, come tutta la Chiesa, perché questo ideale si realizzi.