La
"Pastorale Giovanile" delle Marche,
e il "Centro Giovanni Paolo II" di Loreto,
offrono «aiuto pastorale e animazione comunitaria».
Don
Francesco Pierpaoli*
("Avvenire",
14/4/’09)
«Avvertiamo tutti il bisogno
di speranza, ma non di una speranza qualsiasi, bensì di una speranza salda e
affidabile... La "giovinezza" in particolare è tempo di speranze,
perché guarda al futuro con varie aspettative». Così Benedetto
XVI scriveva ai
giovani la "Domenica
delle Palme"
per la "XXIV
Giornata Mondiale della Gioventù".
La mattina dopo, ci siamo svegliati con le immagini delle "case
crollate" e la
morte che prendeva tutti, incurante dell’età! La "speranza" ha il volto della
"giovinezza", continuavo a ripetermi. E il giorno dei "funerali
di stato", il "Venerdì
Santo",
guardando il dolore e ascoltando il dignitoso silenzio, era proprio la speranza
che urlava dall’alto di ogni "croce": «Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato?». Un urlo che finalmente, abbandonando i "templi" e
le "statue", condivideva quello straziante di tante mamme e di tanti
papà che continuavano a guardare e accarezzare le loro "bare
bianche".
«Perché sono sulla terra? Che senso ha vivere? Che sarà della mia vita? E
inoltre: come raggiungere la felicità? Perché la sofferenza, la malattia e la
morte? Che cosa c’è oltre la morte?» (Benedetto XVI). Dove sta allora il
volto "giovane" della speranza? E qui mi torna alla mente una delle
pagine più belle di Charles
Peguy, quando parla
della speranza ne "Il portico del mistero della seconda virtù",
mettendola in relazione con la fede e la carità: «La Speranza è una bambina
da nulla… La piccola Speranza avanza tra le sue due sorelle grandi e non si
nota neanche... È lei, quella piccina, che trascina tutto. Perché la Fede non
vede che quello che è. E lei vede quello che sarà. La Carità non ama che
quello che è. E lei, lei ama quello che sarà... È in mezzo, tra le due
sorelle più grandi, ha l’aria di lasciarsi tirare, come una bimba che non ha
la forza per camminare. In realtà è lei che fa camminare le altre due, e che
le tira, e che fa camminare tutti quanti, e che le tira. Perché non si lavora
che per i bambini. E le due più grandi non camminano che per la piccola». Da
qui l’idea di organizzare la speranza dando spazio ai giovani. Fin da subito,
le piazze distrutte dei tanti comuni colpiti, mi hanno fatto pensare che i
giovani italiani proprio nel "triennio" chiamato "Agorà"
non possono restare fuori da queste "Agorà della sofferenza" per
ridare speranza. Il contributo che possono dare è prima di tutto quello di un
"aiuto pastorale" e di un’"animazione comunitaria", nello
stile del "farsi prossimo" più volte sollecitato dalla "Caritas
Italiana". Al fine di non lasciare a iniziative "estemporanee"
tale preoccupazione, la "Pastorale Giovanile" delle Marche
e il "Centro Giovanni Paolo II" di Loreto,
luogo simbolo per i giovani italiani e prossimo alle "zone
terremotate",
nell’attesa di iniziative del "Servizio Nazionale", chiama la
"piccola speranza" a dare piena disponibilità.
Visitate il "sito" www.giovaniloreto.it,
per trovare notizie utili…
* Responsabile
della "Pastorale Giovanile" delle Marche
e Direttore del "Centro Giovanni Paolo II" di Loreto.