MISSIONE INDIA

RITAGLI     PIETRE VIVE     MISSIONE AMICIZIA

«…Rifiutate dagli uomini, ma scelte da Dio, preziose ai suoi occhi…»! ( 1 Pt 2, 4 ).

Al lebbrosario, tra i momenti di cura, una pausa per giocare...

Sr. Roberta Pignone
("Missionarie dell’Immacolata", Ottobre 2008)

Mumbai: tutto e il contrario di tutto. Le contraddizioni di un'immensa "metropoli" asiatica, tra la ricchezza che si intravede in moderni palazzi e automobili nuove, e la povertà di gente che nelle stesse strade vive, dorme, si lava e fa il bucato.

Sono ancora sotto questa prima impressione, quando mi si aprono le porte del "Vimala Dermatological Centre", dove le "Missionarie dell'Immacolata" accolgono i malati del "Morbo di Hansen", persone che ancora la società non accetta e che pochi vogliono aiutare.

È un piccolo "angolo di paradiso", di pace, dove l'amore trasforma il "rifiutato" in una persona di cui prendersi cura, per cui spendere le proprie energie e forze, ogni giorno.

"Curate i malati e mondate i lebbrosi", leggiamo nel "Vangelo", nel "mandato missionario" di Gesù.

E questa "Parola di Dio" in questo luogo si fa davvero carne!

Ci sono persone adulte, anziani, ma soprattutto bambini già "deformati" dalla malattia. Che futuro c'è per queste persone? È la domanda che mi faccio ogni giorno quando vado in corsia, ma anche in ambulatorio, dove vengono le persone malate ormai "cronicizzate", che convivono con le loro mutilazioni, con le loro ulcere e amputazioni.

E questa è la prima sorpresa. Sono in queste condizioni ma "VIVONO", non perdono la speranza di una vita normale, quando è proprio difficile che possa essere normale. Nuova in questo "mondo", sentendomi ancora solo una "spettatrice", guardo queste persone, cerco di imparare dagli altri medici quello che si può fare, ma soprattutto mi lascio "insegnare" la vita dai loro occhi, dai loro sorrisi, dal loro "Good morning, Sister!", detto sempre con molto affetto!

Guardo, guardo, guardo, non sempre posso parlare, non sempre posso fare; questa è la "povertà" nella quale devo stare in questo momento. La non conoscenza della lingua locale mi chiede di stare in silenzio, ma il silenzio si trasforma in sguardo, in sorriso e carezza, gesti che spesso dicono molto più di tante parole.

Ieri sera sono andata a fare il giro dei reparti prima di andare a letto, il giro della "buona notte".

Ognuno di loro mi resta nel cuore che, a volte, fa davvero fatica ad accettare situazioni di dolore ed emarginazione. I medici dell'Ospedale, per la maggior parte, sono "indù": mi stanno insegnando tante cose, dicono ogni giorno che, se non ci fossero i Missionari, nessuno si prenderebbe cura di queste persone.

Guardo anche le mie "Sorelle": alcune di loro da trenta e più anni sono qui in India a spendere la loro vita per questi ammalati; guardo i loro volti, le loro mani che tanto hanno amato questa gente e tanto faranno ancora!

Gli incontri con altre Missionarie, con i Padri del "PIME" che ogni tanto passano di qui, e in particolare con Padre Grugni, medico anche lui, mi raccontano dal vivo la bellezza di questa vita alla quale il Signore mi ha chiamata.

E allora il mio "bagaglio" si fa ancora più grande, carico di tutte queste esperienze che il Signore mi sta facendo vivere, e lo ringrazio perché mi sta conducendo su questa strada, mi sta facendo crescere nell'amore e sta "dilatando" il mio cuore per fare entrare altre persone da amare...