Chiesa d'Algeria: l’ingresso di Mons. Bader

RITAGLI     Feste e minacce     ALGERIA
per il nuovo Arcivescovo di Algeri

MONS. GHALEB MOUSSA ABALLA BADER, il nuovo Arcivescovo di Algeri.

Anna Pozzi
("Mondo e Missione", Novembre 2008)

Era da molti anni che la Chiesa d'Algeria non viveva una simile solennità. Era l'Aprile del 1988, quando l'Arcivescovo, ora Emerito, Mons. Henri Teissier succedeva al Cardinale Duval alla guida della Diocesi di Algeri, ovvero esattamente un ventennio fa. Negli ultimi tempi, poi - dal 2006 a oggi - in un'Algeria segnata da una nuova ondata "anticristiana", la Chiesa ha scelto di mantenere un profilo piuttosto discreto.
L'ingresso del nuovo Arcivescovo Metropolita
Mons. Ghaleb Moussa Abballa Bader, 57 anni, giordano, è stato, lo scorso 10 Ottobre e nei giorni successivi, l'occasione di una vera grande festa. Non solo per la piccola comunità cristiana d'Algeria. Ma anche per i molti amici musulmani che in questi anni hanno percorso insieme le strade dell'incontro, dell'amicizia e della riconciliazione.
Anche numerose personalità civili e religiose musulmane erano presenti nella Cattedrale di Algeri, per salutare il nuovo Arcivescovo, arrivato il giorno prima dalla
Giordania. Tra gli altri, rappresentanti del Presidente della Repubblica, dell'"Alto Consiglio islamico" e del "Ministero degli Affari Esteri". Oltre che delle altre Chiese cristiane presenti in Algeria.
E, accanto agli altri tre Vescovi cattolici del Paese, erano presenti tutti quelli del Maghreb, guidati da Mons. Vincent Landel, Arcivescovo di Rabat (Marocco) e presidente della "Conferenza Episcopale del Nord Africa".

Insomma, un evento di Chiesa che ha avuto un'eco in tutta la regione sino al Medio Oriente, varcando i confini di quel grande Paese che è l'Algeria, dove tuttavia la presenza cristiana è ridotta ormai a poche migliaia di fedeli. E dove, questa presenza, segnata da una tradizione di vicinanza e di servizio al popolo algerino, nonché di dialogo tra le religioni, è stata recentemente criticata e "stigmatizzata" in più occasioni e in svariati modi.
L'arrivo alla guida della Diocesi di Algeri di un Vescovo arabo introduce un elemento di assoluta novità per questa Chiesa e per questo Paese, che presuppone certamente un "riassetto" degli equilibri. Mons. Henri Tessier ha salutato questa nomina, sottolineando come la venuta di un Vescovo di origine giordana «contribuisca, a suo modo, a confermare la nostra Chiesa come una realtà interna al mondo "arabo-musulmano"».
Eppure, il compito di Mons. Bader non si presenta per nulla facile. Non solo perché il clima in Algeria è significativamente cambiato in questi ultimi anni, con un'insorgenza di atteggiamenti di intolleranza "anti-cristiana" che, in taluni casi, hanno messo in discussione l'esistenza stessa della Chiesa Cattolica nel Paese. Ma anche perché, in quanto Vescovo arabo, Mons. Bader è certamente più vicino al popolo che è venuto a servire in Algeria, ma anche più esposto a critiche e minacce da parte di chi non arriva a concepire che arabo non sia necessariamente sinonimo di musulmano. Ed è così che, ancora prima che giungesse ad Algeri, su alcuni "Siti Internet" arabi circolavano profili e considerazioni molto negativi e provocatori nei confronti del "prelato" venuto dal Medio Oriente.
In alcuni "blog" si parla addirittura di «uno tra i peggiori personaggi coinvolti nelle "campagne di evangelizzazione" dirette contro i musulmani all'interno della Giordania e anche in
Iraq». Qualcuno parla di «attività sospette», sostenendo che il Papa non ha delegato in Algeria uno qualsiasi, ma uno in grado di «sparare il colpo di grazia» contro la "resistenza" musulmana che si batte per fermare l'evangelizzazione. Lui e Teissier vengono descritti come «due facce della stessa medaglia».

Anche in Algeria c'è chi non ha accolto con grande favore la venuta di Mons. Ghaleb Bader. Alcuni mesi fa, sul quotidiano "arabofono" "El Chourouk", vicino a correnti islamiche più "radicali", un "missionario islamico", seguace e cognato di Ahmed Deedat, famoso uomo di "dawa" (la "missione musulmana"), invita il nuovo Arcivescovo nei locali del giornale per un confronto su quelle che alcuni "blog" arabi descrivono, in modo tutt'altro che lusinghiero, come azioni di evangelizzazione, in cui sarebbe implicato direttamente. Mentre un altro lettore risponde che, dietro di lui, il Vaticano mira ai poveri e agli emarginati algerini per convertirli. Insomma, un "benvenuto" dalle molte e contraddittorie sfaccettature.
Queste polemiche, alle quali la Chiesa Algerina non ha dato molta importanza, segnano tuttavia in modo inequivocabile questo delicato passaggio alla guida della Diocesi di Algeri. Perché sino ad oggi, per i gruppi "fondamentalisti" e "integralisti", era più facile identificare il cristiano con lo straniero, nonostante Mons. Teissier (come molti altri) sia in Algeria da sessant'anni e abbia preso la nazionalità Algerina. Anche il fenomeno delle conversioni al cristianesimo in Cabilia ad opera degli "evangelici" dà certamente molto fastidio, ma in fondo si tratta pur sempre di "berberi"...
E dunque il "connubio" arabo e cattolico disturba e molto. Il fatto di conoscere dal di dentro cultura, tradizioni e lingua rappresentano altrettanti punti di forza e di debolezza del nuovo Arcivescovo, che potranno facilmente essere usati contro di lui.

Ma queste «ombre» che hanno accompagnato l'arrivo di Mons. Bader ad Algeri in nulla hanno offuscato la grande festa di accoglienza che è stata riservata al Vescovo e alla Delegazione di 24 persone che lo ha seguito dalla Giordania.
Durante la sua Omelia, il nuovo Arcivescovo ha condiviso con le centinaia di persone che affollavano la Cattedrale il senso della sua nuova "missione" e delle sue nuove responsabilità: «Quattro verbi riassumono la mia "missione" in Algeria: conoscere, amare, servire, unire. Conoscere la realtà algerina e iscriversi nella storia della Chiesa d'Algeria. Ma soprattutto amare e servire questo Paese, questo popolo e questa Chiesa».
Solo due quotidiani locali, entrambi "francofoni", "El Watan" e "Algérienews", hanno ripreso la notizia dell'arrivo del nuovo Arcivescovo. Tutti gli altri hanno mantenuto un silenzio carico di significati.

MONS. GHALEB MOUSSA GABER

Nato a Khirbeh in Giordania, nel 1951, Ghaleb Moussa Abballa Bader viene ordinato Prete nel 1975 a Jabal-Weibdeh, in Amman. L'anno successivo diventa Vicario della Parrocchia di Cristo Re, di cui è Parroco il futuro Patriarca di Gerusalemme, Michel Sabbah.
Segue studi di diritto a Damasco, sino a conseguire il "dottorato".
Quindi approfondisce il "diritto canonico" e la filosofia a Roma, dove nel 1986 consegue il "dottorato".
Dal 1981 al 1986, partecipa alla traduzione in arabo del "Codice di Diritto Canonico".
Dall'88 è Presidente del "tribunale ecclesiastico" a Gerusalemme.
Nel 1992 è Parroco a di Abal-Weibdeh, ad Amman, e Presidente del "tribunale ecclesiastico" nella capitale giordana.
Nel Giugno del 1998 lascia la Parrocchia e si occupa unicamente del "tribunale ecclesiastico".
Dal 1996 al 2001 è stato Consigliere del "Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso".