DALL’ALGERIA

RITAGLI     L’impegno di Mons. Bader: «amare e unire»     ALGERIA

Dopo due "presuli" di origine francese,
nei giorni scorsi l’ingresso del primo Arcivescovo arabo di Algeri
«La Chiesa e i cristiani sono parte integrante del Paese».

MONS. GHALEB MOUSSA ABALLA BADER, il nuovo Arcivescovo di Algeri.

Anna Pozzi
("Avvenire", 8/11/’08)

«Conoscere, amare, servire, unire». Sono le "parole d’ordine" con cui il nuovo Arcivescovo di Algeri, Ghaleb Moussa Abdalla Bader, si è presentato alla piccola "comunità cristiana" d’Algeria, ai musulmani e alle autorità che l’hanno accolto nel giorno del suo "insediamento". Giordano, 57 anni, ex Presidente del "tribunale ecclesiastico" di Amman, Monsignor Bader è il primo Arcivescovo arabo d’Algeria. Una nomina, la sua, che indica un significativo cambiamento di rotta all’interno della Chiesa Algerina e del "Maghreb". Ad Algeri succede a due Vescovi di origine francese – Monsignor Henri Teissier e il Cardinale Léon Etienne Duval – e si affianca ad altri tre venuti d’"Oltralpe", tutti, però, con la nazionalità algerina. E tutti grandi amici del popolo algerino – in larghissima maggioranza musulmano – , con il quale hanno condiviso gli "anni bui" del "terrorismo islamico" e anche le recenti "tensioni" politiche e sociali.
Monsignor Bader, che è stato accolto con molto calore, non è stato tuttavia risparmiato da critiche e "illazioni", circolate su alcuni "blog" arabi, in cui tra l’altro lo si accusa di azioni dirette di "proselitismo" in
Giordania e persino in Iraq. Critiche e perplessità anche sul quotidiano algerino «El Chourouk», a dimostrazione che l’arrivo del nuovo Arcivescovo arabo non ha lasciato indifferenti gli ambienti islamici più "radicali", anche se la stampa locale ha praticamente ignorato l’evento.
Quanto a lui, Monsignor Bader è stato esplicito sin da subito. E rivolgendosi al rappresentante del Presidente della Repubblica, al Presidente dell’"Alto Consiglio Islamico" e ai rappresentanti del Ministro per gli Affari Religiosi ha precisato che «la Chiesa e i cristiani si considerano parte integrante di questo Paese, con tutti i doveri ma anche con tutti i diritti che questo comporta. E soprattutto che la Chiesa continuerà – come lo ha fatto nel passato, sino ad oggi – a mettersi al servizio di tutta la società algerina e a collaborare al bene, alla pace, alla prosperità e allo sviluppo del Paese e dei suoi cittadini».
Certo il compito che lo aspetta non sarà facile. In questi ultimi due anni la Chiesa d’Algeria ha vissuto nuove difficoltà, legate a una "campagna di stampa" diffamatoria che è arrivata a mettere in discussione la presenza stessa dei cristiani nel Paese. Senza parlare di tutte le difficoltà "burocratiche" legate all’ottenimento dei "visti" per il personale religioso, all’arresto di un Prete nell’Ovest del Paese, alle minacce di "espulsione" ricevute da altri.
E non a caso, dunque, uno dei primi incontri ufficiali che ha tenuto a fare il nuovo Arcivescovo, accompagnato dal Nunzio
Thomas Yee, è stato, nei giorni scorsi, quello con il Ministro degli Affari Religiosi, "uomo-chiave" per la gestione dei delicati (e talvolta difficili) rapporti tra la Chiesa e il Governo algerino. Governo che due anni fa ha approvato una "legge" che regolamenta i "culti" non musulmani e che prevede pene molto severe per chi viene accusato di "proselitismo".