VIAGGIO IN AFRICA

Così Camerun e Angola aspettano Benedetto XVI…

RITAGLI     Luanda:     DOCUMENTI
dopo i "venti di guerra",
spinta alla "riconciliazione"

L’Arcivescovo Franklin:
«I cristiani siano protagonisti della "ricostruzione" del tessuto "culturale" e "politico",
distrutto da trent’anni di "conflitto fratricida"».

ANGOLA: numeri e notizie...

Anna Pozzi
("Avvenire", 8/3/’09)

«Il Paese vive con speranza nell’attesa della visita di Benedetto XVI, che segna una tappa nel cammino di rafforzamento dell’"evangelizzazione" ed è uno sprone per tutti i cattolici a rafforzare il loro "impegno missionario"». Il "Nunzio Apostolico" in Angola, Monsignor Giovanni Angelo Becciu, si fa così interprete della grande aspettativa del popolo angolano, alla vigilia dell’arrivo di Benedetto XVI, che sbarcherà a Luanda il 20 Marzo. Visita particolarmente significativa per un Paese che sta vivendo un momento storico molto importante, carico di aspettative, speranze, ma anche di difficoltà e frustrazioni. L’Angola, infatti, esce da una "guerra civile" quasi trentennale, cominciata nel 1975, all’indomani della conquista dell’"indipendenza", ma di fatto senza soluzione di continuità con il precedente "conflitto" contro i "colonizzatori" portoghesi. Un Paese "devastato" come pochi altri al mondo, dove oggi è tutto da rifare. Dal 2002 l’Angola vive un processo di "riconciliazione", "ricostruzione" e "sviluppo" senza precedenti. Ma non senza contraddizioni. Se da un lato la sua crescita economica segna "punte record" del 25% annuo, grazie soprattutto agli enormi proventi del petrolio, la distribuzione di questa ricchezza resta appannaggio di una ristrettissima "élite" che vede al suo vertice il "leader" di sempre, Eduardo Dos Santos, al potere dal 1979. Gran parte della popolazione, invece, continua a sopravvivere al di sotto della "soglia di povertà" e l’età media supera di poco i quarant’anni.
«Il Papa – sottolinea lo stesso "Nunzio" – verrà a benedire il processo di consolidamento della pace avviato nel 2002 e i progressi economici registrati negli ultimi anni, i cui benefici devono però essere estesi a tutta la popolazione, specie agli strati più poveri, per promuovere uno "sviluppo" giusto ed equilibrato del Paese».
Anche l’Arcivescovo di Luanda e Presidente della "Conferenza Episcopale Angolana",
Monsignor Damião Franklin, ha sottolineato l’importanza di questa visita invitando tutti i cristiani a sentirsi «più impegnati in una lettura più coerente e "solidale" del momento attuale, e a lasciarsi interpellare personalmente dal "tema" del prossimo "Sinodo Africano", che è il motivo cha ha spinto il Papa a viaggiare fino a Luanda: la "riconciliazione". "Riconciliazione" sia a livello personale, che a livello sociale, per ricostruire il "tessuto" culturale e politico, distrutto da trent’anni di "guerra fratricida". In questa "ricostruzione" i cristiani devono essere protagonisti».
«Sono convinto – gli ha fatto eco
Monsignor Eugenio Dal Corso, Segretario della "Conferenza Episcopale" – che la visita di Benedetto XVI darà frutti meravigliosi, che saranno tanto più abbondanti, quanto più profonda e intensa sarà la nostra "preparazione spirituale"».
C’è grande attesa per l’incontro del Papa con i giovani nello "Stadio" della capitale, ma anche per la vecchia e "spinosa" questione dell’emittente cattolica angolana
"Radio Ecclesia". Quella che anche durante gli anni del "conflitto civile" si è dimostrata una delle poche "voci indipendenti" non ha ancora ottenuto i permessi per diffondere in tutto il Paese le sue trasmissioni, che continuano ad essere limitate alla capitale Luanda. La speranza è che la visita del Papa possa "sbloccare" la situazione.
Lo fa ben sperare anche l’attenzione con cui i "media governativi" stanno seguendo, in questi giorni, i preparativi, non perdendo occasione per sottolineare "gli eccellenti rapporto che legano la Chiesa allo Stato angolano", come più volte ribadito dal
"Jornal de Angola".
Certo, per il più antico Paese cristiano d’
Africa, dove la fede è arrivata nel 1491, la visita di Benedetto XVI rappresenta per tutti un grande motivo d’orgoglio e speranza. Anche per la Chiesa, che durante tutti gli anni della "guerra civile", e ancora oggi, rappresenta l’unica "istituzione" capillarmente presente e funzionante in ogni angolo del Paese.