DAL CAMERUN

Padre Giuseppe Parietti è Missionario del "Pime" nel Nord del Camerun,
dove il 75% della popolazione è "musulmana".

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«Anche la "comunità islamica" considera un grande onore
il fatto di essere il primo "Paese Africano" visitato da questo Pontefice».

P. GIUSEPPE PARIETTI, Missionario del Pime in Camerun!

Anna Pozzi
("Avvenire", 20/3/’09)

«L’incontro di Benedetto XVI con i "leader musulmani" del Camerun è certamente un segno molto positivo, non solo per questo Paese, ma per tutta l’Africa. Conferma un atteggiamento di incontro e "dialogo" con i nostri fratelli musulmani, che noi cerchiamo di vivere nelle cose semplici della "quotidianità"». Padre Giuseppe Parietti, Missionario del "Pime" a Maroua, nell’estremo Nord del Camerun, segue con grande attenzione la visita del Papa nel Paese che è diventato suo da quasi trent’anni. Maroua è al centro di una regione, dove quasi il 75 per cento della popolazione è musulmana. I cattolici sono circa il 5 per cento, quasi tutti provenienti dal Sud. Quando si è trasferito in questa città, nel Dicembre del 2000, Padre Giuseppe è stato ospite per un anno di una famiglia musulmana, in attesa di sistemare la sua abitazione. Kaumadan e sua moglie Ummahani lo hanno accolto nella loro casa con molta semplicità, condividendo con lui la vita di tutti i giorni. «Con questa famiglia – ricorda Padre Giuseppe – si è instaurata una bella relazione di amicizia, rispetto reciproco e accettazione della differenza di fede». Padre Giuseppe ricorda quelle giornate scandite dalle cinque preghiere "obbligatorie", dall’alba al tramonto. «Io ero testimone di questi momenti "forti" della loro fede e mi univo interiormente a loro, rendendo lode allo Spirito di Dio, che raggiunge ogni uomo, quale sia la "comunità religiosa" a cui appartiene».
Oggi Padre Giuseppe continua la sua "opera pastorale" con i cattolici della zona, ma mantiene vivo il legame di amicizia con questa e con altre famiglie. «È stata un’occasione di "arricchimento" – sottolinea – il riconoscere la sincerità della fede dell’altro e i segni del lavoro dello Spirito che ci ha preceduto». Nella sua regione le relazioni tra cristiani e musulmani sono essenzialmente buone. Dopo l’11 Settembre ci sono state alcune tensioni anche per la penetrazione di "correnti fondamentaliste", provenienti dai "Paesi Arabi" e dalla Libia. «Un "Islam" più intollerante – conferma il Missionario – rispetto a quello a cui siamo abituati e che rimane sostanzialmente legato alla "confraternita" della "Tidjania", ancora maggioritaria». Anche l’attuale "imam" di Maroua – che è pure Presidente degli "Ulema" del Camerun ed ha incontrato ieri Benedetto XVI presso la "Nunziatura" – è ritenuto una persona molto moderata e "dialogante". È lui uno dei punti di riferimento anche per la
Diocesi di Maroua-Mokolo, dove esiste una "commissione" per le relazioni con i musulmani, che mira a fare crescere la conoscenza reciproca e una convivenza fruttuosa fra le due "comunità".
«Sia a livello personale che di Diocesi è stato sin qui possibile avere buoni rapporti con questo "imam" e con la "comunità" musulmana locale – conferma il Missionario – . Spero che questa visita del Papa contribuisca a "rinsaldarli"».
A giudicare dall’entusiasmo con cui tutti i camerunesi hanno atteso Benedetto XVI, c’è da credere che questo viaggio lascerà un segno positivo anche nei rapporti tra i fedeli delle due religioni. «Del resto – conferma Padre Parietti – tutte le persone che incontro, in quanto cittadini camerunesi, di qualunque "credo" essi siano, considerano un grande onore il fatto di essere il primo "Paese Africano" visitato da questo Pontefice. C’è grande orgoglio e fierezza nell’accogliere una "personalità", di cui viene riconosciuta unanimemente la grandezza». Ora Padre Giuseppe attende i racconti dalla piccola "delegazione" che la Diocesi ha inviato a
Yaoundé, a oltre mille chilometri di distanza. «Per molti di loro – dice – questo rappresenta il "viaggio della vita"».