Le "lezioni africane" di Benedetto XVI

Due Missionari, che da tempo vivono nei Paesi visitati dal Papa,
rileggono i momenti "salienti" del viaggio.
Le "esortazioni" ai cattolici e a tutta la società, i "moniti" ai governanti,
le "eredità" lasciate.
In sette giorni di grande "intensità".

RITAGLI     Angola:     DOCUMENTI
«"Disuguaglianza" e "sfruttamento":
le sue parole hanno lasciato il segno»

Il "Cappuccino" Fra’ Piero Tosato:
«Hanno impressionato i suoi interventi sulla "pari dignità"
tra uomo e donna,
e su come arginare la "crisi" della famiglia».

FRA' PIERO TOSATO, Missionario Cappuccino in Angola! Papa Benedetto, in partenza dall'Angola, benedice e saluta chi lo ha accolto...

Anna Pozzi
("Avvenire", 24/3/’09)

Fra’ Piero Tosato è "procuratore" dei "Cappuccini" d’Angola. Vale a dire, sta al cuore di una presenza di Chiesa e di "missione" che ha alle spalle cinquecento anni di storia. E anche se preferirebbe essere in prima linea, come in tempo di guerra, a fare il Missionario tra la gente, è da Luanda, da questa "metropoli" di sette milioni di abitanti, che ha vissuto in prima persona la visita di Benedetto XVI. Tre dei suoi "confratelli" erano impegnati in posti di responsabilità nell’organizzazione dell’accoglienza; i suoi "scout" hanno garantito il "servizio d’ordine", la sua Parrocchia ha ospitato 400 ragazzi provenienti da altre Diocesi, e la Chiesa dei "Cappuccini" di Sant’Antonio ha accolto il Papa durante l’incontro con i "gruppi femminili". Insomma, Fra’ Pietro questa visita storica se la sente ancora addosso. Come del resto gli angolani. «Sono rimasto molto colpito nel vedere quella folla immensa che ha aspettato e accompagnato i trasferimenti del Papa. Erano lì non solo per curiosità. Vederlo significava in qualche modo appropriarsene. Cantavano: "Benedetto, amico, rimani sempre con noi". E penso che sia proprio così. La sua presenza li ha toccati. Ha lasciato il "segno". Non solo in termini emotivi».

Un bisogno di "speranza", forse, dopo tanti anni di guerra?

Certamente la visita del Papa è stata uno stimolo per guardare il futuro con occhi nuovi. Un incoraggiamento non solo per i giovani, che rappresentano la grande maggioranza della popolazione, ma per tutti. Qui la pace non si è necessariamente tradotta in migliori condizioni di vita. La pace da sola non basta. Molti oggi cercano nella fede quella "stabilità", quel senso di futuro, che non trovano altrove. Mancano valori e riferimenti che aiutino a compiere scelte "radicali" di vita e a costruire percorsi impegnativi. Specialmente qui in città, dove si sta imponendo un modello "consumistico" che nega sia i valori "tradizionali" sia quelli del cristianesimo.

Nella vostra Parrocchia avete ospitato 400 ragazzi per una settimana. Come hanno vissuto la preparazione e la visita del Papa?

C’è stato grande entusiasmo e coinvolgimento. Abbiamo proposto momenti di riflessione, "catechesi", "prove di canto"… Molti mi hanno raccontato che il "messaggio" di Benedetto XVI ha dato loro nuove prospettive. Anche per come vivere concretamente il "messaggio evangelico" in questa società, pur nelle difficoltà di tutti i giorni.

La maggior parte degli angolani continua a vivere in condizioni di estrema povertà, nonostante il Paese abbia grandi "ricchezze" e indici di "crescita economica" molto favorevoli…

C’è chi ha troppo e lo ostenta e chi non ha nulla e cerca di sopravvivere. C’è un grande problema di "disuguaglianza", "corruzione", sfruttamento, ingiustizie… Temi che il Papa ha evocato e che la gente sente in maniera ancora più forte di quelli della pace o della riconciliazione. Forse perché toccano la quotidianità di una vita senza lavoro, senza istruzione, senza sanità… Questo Paese vive molte "contraddizioni", come quella di avere un "sistema sanitario" gratuito, dove tuttavia non ci sono medici, perché preferiscono esercitare nelle "cliniche private" dove si guadagna meglio. E allora ammalarsi è ancora oggi una vera disgrazia. Non stupisce dunque, anche se preoccupa molto, che in una città come Luanda il livello della "criminalità" abbia raggiunto soglie spaventose. Molti giovani che non ha nulla cercano una via d’uscita attraverso la violenza.

Il Papa, incontrando i "gruppi femminili", ha posto un particolare accento sul ruolo della donna nella costruzione di una società migliore. Come è stato vissuto lì?

Bisogna tener conto del contesto "bantu" in cui questo discorso è stato fatto. Un contesto in cui i ruoli delle donne e degli uomini sono ben definiti. Oggi tuttavia, a causa della guerra che ha "falcidiato" moltissimi uomini, ma anche delle mutate situazioni sociali, molti valori e riferimenti vengono messi in discussione. Molte famiglie sono "disgregate", ci sono tante "mamme-single", una situazione di confusione e un grave problema di mancanza di responsabilità soprattutto da parte degli uomini. Il Papa ha ripetuto il tema della "responsabilità" più volte. E quello della "pari dignità" dell’uomo e della donna. Sono parole che hanno lasciato il segno.

E sono altrettante "sfide" per la Chiesa angolana. Una Chiesa che ha cinque secoli di storia, segnata, tra l’altro, dalla presenza dei "Cappuccini" sin dalle origini. Quali stimoli lascia Benedetto XVI a questa Chiesa così duramente "provata"?

Cinquecento anni di cristianesimo si sentono, nonostante tutto quello che c’è stato in mezzo e le difficoltà che viviamo ancora oggi. Significano generazioni di cristiani che hanno fatto proprio il "messaggio evangelico", significa equilibrio dal punto di vista dell’"evangelizzazione" e fermezza nella presenza e nella testimonianza. Ma significa anche che non ci si può "adagiare", che occorre rinnovarsi e far tesoro di quanto ha detto il Papa, per guardare con nuovo slancio e nuova fiducia il futuro.