Emergenza Guinea Bissau
Combattimenti al confine con il Senegal
GUINEA BISSAU:
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si teme una crisi umanitaria
Anna Pozzi
("Mondo e Missione", Maggio 2006)
Sono preoccupati i
missionari del Pime che vivono in Guinea Bissau a causa dell’escalation di
scontri e violenze che interessano dallo scorso 14 marzo la regione confinante
il Senegal.
Sono preoccupati per l’instabilità in cui rischia di piombare nuovamente il
Paese - uno dei più poveri e instabili d’Africa - ma anche per la crisi
umanitaria provocata dai combattimenti e dall’isolamento.
All’origine ci sarebbe una frangia estremista del Movimento delle forze
democratiche della Casamance (Mfdc), che fa capo a Sali Sadio, ancora attiva
nonostante gli accordi di pace firmati con il governo di Dakar. Lo
«sconfinamento» dei ribelli in territorio guineano avrebbe provocato la
reazione del governo di Bissau, che ha inviato il proprio esercito. Sullo
sfondo, si intravede una sorta di resa dei conti che va fatta risalire alla
guerra civile del 1998-’99. Durante il conflitto, infatti, il gruppo di Sali
Sadio appoggiò la ribellione di Ausmane Mané, che rovesciò l’allora
presidente Nino Vieira, recentemente tornato ai vertici dello Stato e che non ha
perso l’occasione per regolare qualche conto lasciato in sospeso.
Gli scontri - stando alle testimonianze dei missionari del Pime presenti sul
posto - si sono concentrati attorno alla cittadina di São Domingos, a pochi
chilometri dalla frontiera senegalese. Almeno una sessantina le vittime e
altrettanti i feriti nelle fila dell’esercito, tra le quali si registrano
anche molte diserzioni.
Ma anche tra la popolazione civile si contano morti e feriti. L’episodio più
grave è stata l’esplosione di un camion su una mina anti-carro, che ha
provocato la morte di 11 persone e il ferimento di altre 12. Alcune delle
vittime venivano da Suzana ed erano stretti collaboratori di padre Giuseppe
Fumagalli, che si è attivato personalmente per recuperare i cadaveri e
soccorrere i feriti.
Intanto, si fa preoccupante la situazione umanitaria per le popolazioni locali,
rimaste isolate a causa delle mine disseminate sull’unica strada percorribile.
«Questo isolamento comincia a inquietarci - afferma padre Fumagalli - . Qui a
Suzana c’è un solo infermiere e attualmente è impossibile raggiungere l’unico
ospedale della zona a São Domingos visto che la strada è chiusa».
Anche gli aiuti umanitari, arrivati faticosamente grazie al Programma alimentare
mondiale, paiono del tutto insufficienti a far fronte all’emergenza. «E poi -
aggiunge il missionario - niente medicine. Siamo sicuri che si tratta di un
errore, però la gente rischia di morire per malattie altrimenti facilmente
curabili».
Intanto, sul fronte politico, si registra l’arresto dell’ex ministro dell’Interno
Marcelino Simoes Lopes Cabral, legato negli anni Novanta a Mané e ora
sospettato di fornire aiuti e armi ai ribelli della Casamance.
Il suo ruolo, tuttavia, non appare rilevante in questa ennesima crisi, in cui si
sovrappongono retaggi del passato e la difficile situazione politica ed
economica attuale. In questo contesto di grande precarietà, la
destabilizzazione della regione orientale rappresenta un ulteriore ostacolo che
impedisce alla Guinea Bissau di avanzare con decisone verso una nuova stagione
di progresso e rinascita democratica.