NOTRE DAME D'AFRIQUE
Il santuario mariano,
cuore cattolico di Algeri,
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dove anche i musulmani
invocano la Vergine
Costruito
sulla collina che domina la capitale, è meta di tanti islamici, specie donne.
Teissier: «un patrimonio comune».
Anna
Pozzi
("Avvenire", 8/12/’06)
«Noi stiamo cercando vie
di vicinanza e fratellanza con il mondo musulmano, consapevoli della nostra
piccolezza e debolezza, ma non disposti al silenzio. La nostra voce, le nostre
opere, il nostro servizio sono segno di una relazione con i nostri fratelli
musulmani nel quotidiano». L'arcivescovo di Algeri Henri Teissier non si stanca
di sottolineare i «segni»: quelli che parlano al di là delle parole, che
costruiscono relazioni di vicinanza, amicizia e comunione anche in un contesto
complesso e problematico come l'Algeria.
In questo Paese, a larghissima maggioranza musulmano, dove i cristiani sono
esigua minoranza, Teissier fa appello ai simboli, a tutto ciò che può creare
unione. Uno di questi è Notre Dame d'Afrique, l'imponente basilica che domina
Algeri dalla cima di una collina. Salendo per la ripida strada che s'inerpica
dal quartiere popolare di Bab el-Oued, ricorda quando fu costruita, a metà '800
e di come è diventata il cuore cattolico della musulmana Algeri. Il cuore
storico della presenza cristiana. Cui si è affiancata, in epoca più recente,
la costruzione della cattedrale in centro città, mentre molte altre chiese
venivano trasformate in moschee.
«Questa basilica ci appartiene, ma soprattutto appartiene a questa città e a
tutta la popolazione - sottolinea Teissier - . Nostra Signora d'Africa è madre
di tutti, invocata non solo dai cristiani, ma anche dai musulmani, che hanno una
venerazione particolare per la Vergine».
All'interno è facile rendersene conto. Accompagnate dal suono ritmico dello
scalpello di alcuni restauratori, pregano alcune donne con il capo coperto dall'
"hijab". Sono tutte musulmane, ma per suor Lourdes Miguelez è nomale
che sia così. «Durante il giorno - spiega la religiosa - arrivano centinaia di
musulmani, soprattutto donne, che sono molto devote alla madre di Gesù. Sono
specialmente loro che rendono viva la basilica, con la loro presenza assidua, la
loro devozione e le loro preghiere».
Suor Lourdes è un'agostiniana di origine spagnola. Racconta che è in Algeria
da molti anni, mentre ci accompagna in quella che definisce la parte migliore
della loro casa: la terrazza. Da qui la vista è magnifica: spazia su Algeri,
scende sin nelle viuzze del popoloso quartiere di Bab el-Oued, si perde
nell'orizzonte scintillante del mare... Ma questa terrazza, dice suor Lourdes, è
bella anche per un'altra ragione: è come se si confondesse con l'attigua
basilica di Notre Dame d'Afrique, il cui abside arriva quasi a lambirla. «Ci
sentiamo molto vicini a questa basilica - dice suor Lourdes - ; è come se ne
facessimo parte. E questa chiesa, a sua volta, fa parte di questa città. Le
appartiene. È un luogo di preghiera e di incontro tra cristiani e musulmani,
che anche qui hanno avuto momenti difficili...».
A cosa si riferisca suor Lourdes non è difficile immaginario. Parla degli anni
del terrorismo islamico e dell'uccisione di 19 religiosi e religiose cristiani.
Tra questi c'erano anche due sue consorelle, suor Esther e suor Caridad. Era il
24 ottobre del '94, a Bab el-Oued, il quartiere che si stende ai piedi di Notre
Dame d'Afrique, a quell'epoca un covo di terroristi. I loro ritratti sono nella
loro casa, accanto a un quadro che riproduce in arabo i 99 modi di invocare Dio.
E, in caratteri più grandi, la scritta «Dio è amore», la sintesi di tutto.
Ci tiene a farlo notare, suor Lourdes, così come, tornata in basilica, indica
l'abside percorso da una scritta a grandi caratteri dorati: «Nostra Signora
d'Africa, prega per noi e per i musulmani». «La preghiera - dice - è qualcosa
che ci unisce».
Come è successo ieri sera, quando la basilica era gremita per il tradizionale
concerto d'organo che la nunziatura e l'ambasciata d'Austria offrono alla città
nel periodo prenatalizio. La maggior parte dei presenti erano musulmani, essendo
la comunità cristiana molto ridotta. Nessuno però se ne stupisce. Tanto meno
Teissier che ha fatto dell'accoglienza e del creare relazioni la cifra
distintiva della sua presenza in terra d'islam. In questo periodo, poi, è
particolarmente soddisfatto perché finalmente partiranno i lavori di restauro
della basilica, dopo che la Conferenza episcopale italiana aveva finanziato lo
studio del progetto, che richiede un intervento da cinque milioni di euro. La
prima a contribuire - tiene a precisare l'arcivescovo - «è stata la Wilaya di
Algeri, la municipalità della capitale, che coordinerà anche i lavori. È
significativo che un'istituzione musulmana si faccia carico del restauro di
questo edificio, che ha sì un valore storico e monumentale ma è anche un
simbolo di appartenenza della Chiesa d'Algeria a questo Paese e al suo popolo».