"AGORÀ DEI GIOVANI ITALIANI"

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«Ragazzi ricchi di "sostanza"»

«Solo una profonda "vita spirituale"
può farci capire che tipo di "impegno" siamo chiamati a realizzare».

DON NICOLÒ ANSELMI, Responsabile Nazionale della Pastorale Giovanile...

Daniela Pozzoli
("Avvenire", 2/6/’09)

L’"Agorà dei Giovani Italiani"? «Ha ampliato gli orizzonti di molti ragazzi. Ha permesso cioè di coinvolgere anche chi non frequenta la Parrocchia, come abbiamo potuto vedere nell’organizzazione di alcuni eventi conclusivi». Per Don Nicolò Anselmi, Responsabile del "Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile", è proprio questo uno dei motivi di soddisfazione: l’aver visto cioè che le singole realtà "diocesane" si siano organizzate per la chiusura del "triennio" con "veglie", feste, concerti, incontri regionali, scatenando la fantasia e mettendo in campo tutti i mezzi di cui disponevano, chiamando a raccolta anche i giovani «lontani».
«Mi ha colpito – traccia un "bilancio" a caldo Don Anselmi – che si siano mobilitate, soprattutto nelle realtà più piccole e di provincia, intere scuole e classi. È questo che ci fa capire come l’"Agorà" sia entrata a far parte della vita di tutti i giorni». Nata per volontà dei Vescovi italiani come periodo di «programmazione» triennale per le "pastorali", ha via via attratto sempre più ragazzi, «ma – attenzione – nella loro quotidianità», precisa Don Nicolò.
«Tempo fa il Vescovo poteva apparire ai giovani come una figura lontana, quasi "inavvicinabile", mentre durante tutto questo "triennio" è stato evidente che i "Pastori" si sono coinvolti personalmente con i loro ragazzi in molti appuntamenti. Hanno dialogato con loro, si sono fatti interrogare sui temi della fede. Hanno fatto loro sperimentare cosa significa appartenenza "ecclesiale"».
Un altro aspetto soddisfacente per Don Anselmi è stato l’aver scovato nei giovani tanta «sostanza». Più di quanto si potesse immaginare. «Sì – riprende – , hanno portato avanti con serietà anche impegni più "massicci" che riguardavano la vita spirituale, la vita della Chiesa, l’impegno nel "volontariato". E ci hanno permesso di capire che l’"Agorà", che è "piazza", che è incontro, non è finita con le "veglie" di Sabato notte, ma prosegue nella vita di tutti i giorni. Ogni Domenica dovrebbe essere un’"apertura", un’"Agorà". E solo una profonda vita spirituale può farci capire a che tipo di impegno anche sociale siamo chiamati. L’impegno sociale e l’impegno spirituale sono quindi collegati tra loro. L’esperienza insegna che non è un piatto di minestra calda a salvare una vita sofferente, ma solo l’amore, e in particolare la fede nell’amore di Dio che dona speranza a ogni istante della vita».
«I giovani sono nel cuore della "comunità cristiana", non sono un mondo a parte: anche questo è risultato chiaro – dice ancora Don Nicolò – . Il futuro adesso si gioca sull’"ordinarietà", perché diventi sempre più intrisa di gioia». In quali ambiti? «Anzitutto nelle Parrocchie, che devono diventare la nostra seconda "famiglia", un luogo sicuro e protetto dove ci si diverte, e dove possono nascere anche delle "vocazioni"».