BANGLADESH - KAZI NURUL ISLAM.
Ha fondato e dirige il Dipartimento delle religioni di Dhaka.
«È l'ignoranza la madre della
diffidenza» ![]()
Kazi Nurul Islam, in prima linea contro l’estremismo.
Francesco
Rapacioli
("Mondo e Missione", Maggio 2006)
Il Dipartimento delle religioni mondiali dell’Università
di Dhaka è, con ogni probabilità, l’unico esempio del genere in Asia, oltre
che nel mondo musulmano. Quello che distingue tale Dipartimento, infatti, è il
fatto che le diverse religioni sono insegnate da una persona che non solo
conosce teoricamente, ma pratica anche la religione che insegna (un prete
cattolico laureato in teologia - ad esempio - vi insegna cristianesimo).
A dirigere il Dipartimento, dopo averne strenuamente perseguito la fondazione,
è il professor Kazi Nurul Islam, docente di
filosofia e studioso poliedrico. Kazi è molto di più di quello che in
Occidente sarebbe definito un «musulmano moderato». Quest’uomo, che molti
dei collaboratori considerano un padre, mostra una grande energia e
determinazione nel suo lavoro. Ho avuto modo di incontrarlo in diverse
occasioni, ma è soprattutto dopo averlo intervistato che mi sono fatto l’idea
che sia un uomo con una missione da assolvere: quella di favorire la convivenza
pacifica e armonica tra le diverse tradizioni religiose attraverso la conoscenza
dell’altrui fede. Una conoscenza non soltanto intellettuale, ma esistenziale,
che nasce dall’incontro concreto con l’altro.
Come è nata l’idea di
fondare il Dipartimento delle religioni all’università di Dhaka?
Devo rifarmi alla mia storia familiare, a un’esperienza che ha segnato per
sempre il destino di mio padre e il mio. Una volta, ero ragazzo, chiesi a mio
padre verso quali studi indirizzarmi. Mi rispose: «Io sono nato in una famiglia
musulmana, ma fin da subito ho ricevuto il latte materno da una donna indù. In
questo Paese le due comunità si odiano reciprocamente. Se tu potrai aiutare la
comunità musulmana e quella indù a convivere pacificamente, farai di me la
persona più felice al mondo». In quel momento ho fatto una promessa che ha
segnato le mie scelte professionali successive.
Quali studi ha intrapreso?
Inizialmente Scienze politiche. Avendo però avuto un docente eccezionale,
Aminul Islam, alla fine mi orientai verso la filosofia e nel 1971 ottenni il
Master.
Come ricorda gli anni dell’università
e quelli immediatamente successivi?
Negli anni dell’università mi consideravo ateo. Nel 1971, durante la
guerra di liberazione, divenni un partigiano. Un giorno fui catturato dall’esercito
pakistano e condannato a morte. Mentre portavano me e un compagno di guerriglia
sul luogo della fucilazione, ricordo di aver formulato una specie di preghiera:
«Dio, se esisti, salvami!» Sperimentai una grande pace e sono convinto che
Allah davvero diede ascolto a quella preghiera. I nostri aguzzini
improvvisamente cambiarono idea e decisero di buttarci nel fiume. Io provengo da
Barishal, nel sud del Bangladesh, dove abbondano i fiumi e dove i bambini
imparano sin da piccoli a nuotare, per cui riuscii a salvarmi. Così ho
ricominciato a credere e a praticare la mia fede islamica.
Non ha avuto altre crisi di
fede?
Al contrario: successive esperienze mi hanno confermato nella mia fede in Dio.
Penso spesso a tutto ciò che ho ricevuto nella vita e perciò ringrazio Dio.
Sento, inoltre, una forte responsabilità nei confronti degli altri e dell’intero
creato. In questo Paese, molti sono tentati dal fanatismo e io sento una
responsabilità nei loro confronti. Nel giorno del giudizio potrò forse dire a
Dio di aver fatto qualcosa.
Come ha coltivato l’interesse
sulle religioni?
Benché avessi ricevuto parecchi inviti da università in Occidente, nel 1976
decisi di andare a Varanasi (Benares), la città sacra degli indù, dove rimasi
per ben cinque anni. Imparai il sanscrito in modo da poter fare ricerca sui
testi originali delle scritture indù. Feci una tesi sui Vedanta o Upanishad. L’anno
prima, nel 1975, mi ero sposato e convinsi mia moglie, anch’essa
professoressa, ad accompagnarmi a Benares, a studiare buddhismo. Lei fece una
tesi sulla natura della sofferenza nell’islam e nel buddhismo, ed è la sola
donna musulmana, a quanto mi risulta, ad aver approfondito sistematicamente
questa religione.
Poi è di nuovo tornato in
Bangladesh…
Nel 1980 tornai a insegnare filosofia all’università di Dhaka. A Varanasi per
la prima volta avvertii la necessità di fondare un Dipartimento delle
religioni. Tre anni dopo cercai di persuadere il collegio dei professori della
necessità di un Dipartimento di religioni comparate, ma il tentativo fallì
soprattutto perché il corpo docente non era convinto. A quel punto, con mia
moglie mi recai in Inghilterra: all’università di Birmingham mia moglie
approfondì il cristianesimo, mentre io feci approfondimenti sull’islam e sull’ebraismo.
L’anno successivo, nel 1991, mi recai in un’università di Tokyo per
approfondire il mondo delle religioni tradizionali. Imparai fluentemente il
giapponese.
Si direbbe che la sua è
fondamentalmente una conoscenza accademica delle religioni…
Non è così. Il mio approccio alle religioni non è mai stato semplicemente
libresco: ho sempre voluto incontrare una comunità concreta, che viveva quella
determinata fede, recandomi ai suoi templi e partecipando a riti e preghiere. L’incontro
con una religione è per me un’esperienza viva ed esistenziale.
Mi faccia qualche esempio.
A Varanasi riuscii a entrare in un tempio dove ai musulmani era vietato l’accesso.
Non ho scritto la religione a cui appartengo sulla fronte! Questo mi sembra
molto importante: soltanto partecipando alla vita religiosa di una comunità
posso conoscere dal di dentro quella comunità e comprenderne la fede.
Successivamente, soggiornai per un po’ di tempo in Cina per approfondire
taoismo e confucianesimo. Ho imparato anche i rudimenti del mandarino.
Dopo questo lungo periodo
all’estero, come fu accolto al suo rientro in Bangladesh?
Finalmente il corpo docente dell’università si convinse che la mia
proposta di stabilire un Dipartimento delle religioni all’università era
seria e io sarei stato in grado di portarla a compimento. Nel 1996, quando l’Awami
League, il partito attualmente all’opposizione, andò al governo, finalmente
ottenni il permesso di fondare il Dipartimento. Ma non fu facile. Il
Dipartimento cominciò a funzionare a partire dal 1996 come un progetto all’interno
dell’Università e dal 1999 come un Dipartimento vero e proprio all’interno
dell’università.
Quali ulteriori difficoltà
ha dovuto affrontare?
Il primo problema era il nome stesso del Dipartimento «delle religioni
comparate»: non rispondeva alla natura dei corsi proposti e dava adito a
fraintendimenti. Dopo molta riflessione, mi venne in mente «Dipartimento delle
religioni mondiali» (World Religions Department). Ne parlai con alcuni amici,
sia in Bangladesh che all’estero, e tutti ne furono entusiasti: da allora il
Dipartimento porta questo nome, anche se il "syllabus" (l’insieme
delle materie di insegnamento) è rimasto quello di prima.
Qual è la particolarità
del Dipartimento?
A quanto mi risulta, è il primo - e per ora unico - caso in Asia, oltre ad
essere l’unico esempio nel mondo musulmano. Qui le diverse religioni
sono insegnate da una persona che, oltre a conoscere, pratica la religione che
insegna. Vale per ciascuna delle cinque religioni maggiori: cristianesimo,
islam, induismo, buddhismo e giudaismo.
La sua sembra più una
vocazione che una carriera universitaria…
Sento molto forte la responsabilità di illuminare la mente dei miei studenti
aiutandoli a coltivare una forte tensione etica. La sento essere la mia
missione.
Gli inizi del Dipartimento
sono stati particolarmente controversi...
Sì. All’inizio di questa avventura ricevevo telefonate anonime sia a casa
che all’università che mi minacciavano di morte, di sequestro della mia
famiglia, ecc. Io cercavo sempre di convincere l’interlocutore di venire a
trovarmi perché potessi spiegargli le ragioni che mi avevano spinto ad
intraprendere tale iniziativa.
Oggi come definirebbe la
situazione?
Per certi aspetti continua ad essere controversa. Recentemente, dopo l’esplosione
simultanea di circa 500 bombe in tutto il Paese, sono stato intervistato in
televisione. Ho detto pubblicamente che coloro che avevano fatto un gesto del
genere non soltanto non erano da considerarsi musulmani, ma neppure esseri
umani. Non ho paura di morire per una causa che ritengo giusta. Non appartengo
ad alcun partito politico e mi sento libero di dire quello che penso.
Qual è la
situazione in altri Paesi come il Pakistan?
La situazione in Pakistan è peggiore della nostra. Sono stato molte volte in
quel Paese, anche qualche mese fa. Mi sembra di poter dire che in generale la
gente è più fanatica di quanto non sia il popolo bangladese. In
Bangladesh ancora oggi la maggioranza delle persone è pacifica. Abbiamo
comunque bisogno di una leadership illuminata per far fronte al dilagante
fanatismo.
Quali sono i suoi sogni nel
cassetto?
Il primo è quello di realizzare una biblioteca in università, dove gli
studenti e anche la gente comune che lo desidera possa ottenere tutte le
informazioni sulle maggiori religioni. In Bangladesh non ci sono biblioteche di
questo tipo nelle quali chiunque, dalla mattina fino a notte, possa consultare
testi di questo tipo.
Il secondo sogno è un museo delle religioni. Già ora verifico come sia
efficace mostrare video sulle varie religioni, preceduti e seguiti da una
spiegazione competente; essendo l’approccio a una religione come un’esperienza
di vita, vorrei permettere a ciascuno di farsi un’idea dei riti, dell’arte e
delle diverse tradizione di ogni religione. La facoltà sembra d’accordo, ma
occorrono i fondi. Non so se riuscirò nel mio intento, ma voglio provarci e
così dare il mio piccolo contributo per portare a termine il compito che mio
padre mi affidò molti anni fa.
Kazi Nurul Islam è nato a Barishal il 10 febbraio 1945. È professore e direttore del Dipartimento di Filosofia dell’università di Dhaka. Dopo un intenso curriculum di studi e numerosi viaggi all’estero, ha assunto la responsabilità del Dipartimento delle Religioni mondiali della medesima Università. È sposato con Azizun Nahar Islam, direttrice, a sua volta, del Dipartimento di Filosofia dell’università di Dhaka (è, per ora, l’unico caso nel quale marito e moglie sono responsabili al massimo livello di due Dipartimenti dell’università di Dhaka).