ALGERIA

RITAGLI   LAGHOUAT: CHIESA NEL DESERTO   ALGERIA

Quando abbiamo l'occasione di incontrare
e di parlare con gente di passaggio,
turisti o "pellegrini" sulle orme di
Charles de Foucauld,
cogliamo un lampo di sorpresa sui loro volti:
sorpresa per la nostra esistenza!
È veramente possibile che esista "ancora" una Chiesa,
una diocesi nel deserto dell'
Algeria?

La Chiesa in Algeria: un'oasi di Speranza...

MONS. CLAUDE RAULT, Vescovo della Diocesi di Laghouat-Ghardaia (Algeria).

("Missionarie dell’Immacolata" - Ottobre 2005)

Fratel Fabio Mussi (PIME) ha chiesto a P. Claude Rault (Padri Bianchi),
vescovo della diocesi di Laghouat nel sud dell'Algeria, di descrivere questa Chiesa a noi sconosciuta. Riportiamo alcuni passaggi della sua intervista.

Una piccola Chiesa

Ci si aspetta di trovare solo un deserto, ed ecco grandi città. Non sono delle piccole oasi da cartolina, con qualche palma..., ma delle vere città: Djelfa, Laghouat, Ghardaia, Ouargla, Bechar, Tamanrasset... per non citare che le più grandi. La nostra diocesi è una delle più estese del mondo con più di 2 milioni di Kmq di territorio. Non si può neppure dire che sia disabitata dato che le oasi e le città comprendono, secondo il censimento del 1998, oltre 3 milioni di abitanti, cioè il 10,5% della popolazione dell'Algeria sul 90% del territorio nazionale.

Tuttavia, la realtà numerica della nostra Chiesa diocesana è talmente ristretta che si può senz'altro dire che è la più piccola diocesi del mondo: una sessantina di cristiani "residenti" e appena il doppio di stranieri di passaggio per qualche anno, ad eccezione degli impiegati delle compagnie petrolifere (circa 2.500) che hanno un regime di vita molto particolare. La popolazione locale è interamente musulmana. Durante una visita "ad limina" (visita che i vescovi sono chiamati a compiere a Roma per trattare con il Papa), l'Arcivescovo di Algeri ha presentato il Vescovo del Sahara a Giovanni Paolo II e il Santo Padre ha così commentato: "Ah sì! Il Sahara... della sabbia e dei Musulmani!". In effetti tale è l'immagine di questa parte del mondo agli occhi di tutti.

La nostra piccola Chiesa di Laghouat è essenzialmente composta da "operatori pastorali permanenti": preti, religiose, religiosi e qualche laico, ovvero 65 persone ripartite su una quindicina di località.

La Diocesi comprende: 5 collaboratori laici, 35 religiose (Piccole Sorelle di Gesù, Piccole Sorelle del Sacro Cuore, Suore Bianche, Piccole Sorelle di San Francesco, Suore Mariste). Ci sono poi 7 fratelli religiosi (Piccoli Fratelli di Gesù, Piccoli Fratelli del Vangelo) e 16 preti (Padri Bianchi, Piccoli Fratelli di Gesù, Piccoli Fratelli del Vangelo, Missione di Francia). Su una popolazione abbastanza fluttuante di stranieri venuti soprattutto dall'Europa, non si contano più di un centinaio di praticanti.

Interrogativi e sfide

Quali sono le "sfide" che affrontiamo ogni giorno?

La situazione politica e religiosa.

A dire il vero il Sud è meno toccato del Nord da quello che possiamo chiamare il "risveglio islamico", ma è stato segnato dagli avvenimenti che hanno fatto seguito al primo tentativo di elezioni "multipartitiche" dopo l'indipendenza. Dal febbraio 1992, e soprattutto dopo l'interdizione del Fronte Islamico della Salvezza (FIS), la febbre islamica, lontano dall'essere scesa, continua a manifestarsi in modo violento attraverso gruppi armati che mettono in pericolo il futuro del Paese con un'atmosfera di inquietudine, di sfiducia e di repressione. Solo una ripresa economica vigorosa può ridare fiducia alla popolazione.

Le regioni del Sud sono rimaste finora calme, ma il conflitto si è esteso alla nostra zona dopo il 1994, cosa che aggrava la precarietà della Chiesa. Fino ad oggi sono 19 gli operatori ecclesiali algerini che sono stati uccisi, l'ultimo dei quali è Mons. Pierre Claverie, Vescovo di Orano (1 agosto 1996). Di conseguenza è diventato più difficile trovare dei nuovi collaboratori per la missione e quindi diverse attività sono state sospese.

Per l'insicurezza delle strade, gli spostamenti sul nostro vasto territorio sono stati soggetti a delle restrizioni per un lungo periodo. Fortunatamente queste restrizioni sono state soppresse.

A questa situazione politica di incertezza si aggiungono altri dati di natura economica altrettanto preoccupanti: inflazione, stallo economico, aumento incontrollato dei prezzi dei generi di prima necessità, caduta del potere di acquisto dovuta alla svalutazione della moneta nazionale, disoccupazione soprattutto tra i giovani. Tutto questo porta a manifestazioni e scioperi da parte della popolazione.

Il problema dei rifugiati.

L'Algeria accoglie all'interno delle proprie frontiere un numero importante di rifugiati e questa presenza pesa molto sulla vita degli abitanti del Grande Sud. La regione di Tindouf ospita circa 160.000 rifugiati sahraouis, di cui 100.000 sono bambini, donne e anziani, e questa è una della cause di tensione nella regione. Un "cessate il fuoco" è stato ottenuto con l'intervento dell'ONU, ma non si riesce ancora a realizzare il referendum per l'indipendenza da tempo deciso a livello internazionale. La Caritas algerina, collaborando con la Mezzaluna Rossa e diverse altre Organizzazioni umanitarie, offre un aiuto da più di 20 anni a queste popolazioni.

A questi rifugiati sahraouis s'aggiungono migliaia di altri africani provenienti dai Paesi sub-sahariani: rifugiati politici, commercianti, studenti venuti per cercare una soluzione di lavoro, o spesso solo in transito verso l'Europa. Tutte queste persone sono ricacciate o ricondotte alla frontiera, ma questo movimento non rallenta mai. A volte accade che essi rimangano senza risorse economiche e domandino aiuto per rientrare.

Scontri locali e razzismo.

La popolazione del Sahara è molto diversa nelle sue stesse radici. È composta in gran parte da etnie di origine berbera e c'è una certa consonanza più linguistica che razziale: i Mozabiti concentrati attorno a Ghardaia, gli Ouarglis nella regione di Ouargla, la popolazione Touat, di razza nera come gli Ouarglis, e i Tuareg del Tassili e dell'Hoggar. La coesistenza con le altre popolazioni di origine araba non è sempre facile e si assiste periodicamente a delle esplosioni di razzismo, raramente generalizzate, ma che influiscono sulla mentalità e la vita quotidiana delle zone interessate.

La gioventù.

Il 70% della popolazione algerina non ha ancora 30 anni e dunque non ha conosciuto il periodo della colonizzazione e neppure la guerra di indipendenza. Un grosso sforzo di scolarizzazione è stato fatto, ma la disoccupazione riguarda il 30% della popolazione attiva, e bisognerebbe creare almeno 4 milioni di posti di lavoro per assorbire le persone in età di lavoro! I più sfavoriti dalla disoccupazione sono proprio i giovani. Anche se nel Sud del Paese sono stati realizzati dei centri universitari, a questo non ha corrisposto un aumento degli impieghi. Molti diplomati e universitari sono disoccupati; cosa dire allora di tutti quelli che non hanno alcuna preparazione professionale?

La condizione della donna.

È una realtà oggetto di dibattiti appassionati! Le donne impegnate in attività professionali sono ancora molto poche. La maggior parte di loro, madri di famiglia che procreano una media di 6 o 7 figli, resta nell'ambito familiare. Quale tempo e quale spazio hanno a disposizione per un lavoro professionale o un'attività culturale?

Ad eccezione di qualche centro patrocinato dall'UNFA (Unione Nazionale Donne Algerine), esistono pochi altri luoghi di promozione per loro. Le donne sono in buona parte portate a consacrarsi esclusivamente all'educazione dei bambini. Molte contribuiscono alle risorse familiari grazie ad attività collaterali quali la tessitura, la lavorazione della lana, la sartoria o anche qualche piccolo commercio parallelo.

Ma quante divorziate con figli a carico... o ragazze-madri costrette in molti casi ad abbandonare i loro figli o ad affidarli ad altri di nascosto! La legislazione, anche quando cerca di far rispettare i diritti delle donne, è spesso inefficace e le lascia impotenti davanti ad una società concepita dagli uomini e per gli uomini.

Verso una proposta

Presentiamo alcune grandi linee pastorali orientate in 3 direzioni:

Celebrare il Mistero di Cristo ed esserne testimoni.

La nostra prima responsabilità sta nell'essere il più profondamente possibile discepoli di Gesù. Il centro della nostra esistenza è l'Eucaristia, celebrata in mezzo a questo popolo che ci accoglie, nell'umiltà e nella piccolezza delle nostre comunità, caratterizzate da isolamento, dispersione, invecchiamento. L'Eucaristia diventa speranza e preghiera affinché il Signore possa inviare operai per la messe. Apprezziamo quei momenti in cui le persone di passaggio, visitatori o turisti, allargano i nostri orizzonti e ci permettono di condividere ciò che noi viviamo nel cuore di questo popolo.

Celebrando il Mistero di Cristo, noi vogliamo anche testimoniare la Buona Novella in una "sinfonia a più voci", appartenendo alle famiglie spirituali di fr. Charles de Foucauld, del card. Lavigerie, di san Francesco... Ciascuno di noi porta il suo contributo in base al dono che ha ricevuto e questa è l'occasione per interpellarci reciprocamente su quanto ci accomuna e su quanto ci differenzia. Pensiamo che la testimonianza dell'Amore di Dio cominci dall'Amore fraterno vissuto nelle nostre comunità.

Servire i fratelli e le sorelle con amore, soprattutto i più poveri.

Questo impegno è stato ben messo a fuoco dal Sinodo diocesano del 1988: «Non aver paura piccolo gregge. Noi non dobbiamo aver paura di una vita da poveri e della debolezza nella quale il Signore ci conduce. È la fortuna della nostra Chiesa di scoprire giorno per giorno che il cammino della missione passa dalla povertà evangelica. Questa povertà caratterizza il nostro avvenire immediato: come vivere, assumere, giustificare la nostra presenza e le nostre risorse per vivere, quando i contratti di lavoro diventano rari e ufficialmente si ha meno bisogno di noi? Noi accettiamo questa insicurezza. Il saper riconoscere le nostre fragilità rovescia i ruoli e ci pone meglio su un piano di uguaglianza con coloro che non hanno una sicurezza. Accettare la nostra situazione di stranieri, i limiti e la precarietà, è già vivere la povertà. Questa difficoltà non deve "renderci sterili", ma spronarci a sognare e a inventare una soluzione positiva concreta».

Questa constatazione è vera oggi come nel 1988! Noi vorremmo servire i più poveri concretamente, ed eccoci senza potere. La Chiesa non ha alcuna visibilità, può solo proporre le proprie mani nude per una convivialità e una solidarietà con i poveri. Non è perché noi non possiamo presentare una strategia di sviluppo che non possiamo accostarli. Esistono infatti numerosi percorsi, anche se modesti: esercizio di una professione nell'insegnamento, nel settore della salute, nella ricerca storica o preistorica; lavorare nei centri locali per disabili, in una cooperativa di artigianato, insegnare la sartoria e la tessitura a ragazze e donne; lasciare la porta aperta a tutte le persone che hanno bisogno di essere ascoltate e di sentirsi dire: «Tu sei prezioso ai miei occhi…».

Sta a noi approfittare delle numerose occasioni d'incontro per aiutare i poveri a rimettersi in piedi, cercando di influenzare la mentalità maschile nei riguardi della condizione delle donne, aiutando i giovani a prendere in mano il loro futuro senza aspettarsi che tutto venga dall'alto o dal di fuori.

Vivere l'incontro con il mondo musulmano.

«Noi siamo convinti che, perché ci sia un incontro, bisogna che ci sia una presenza e che questa presenza sia prolungata nel tempo. Continuare nell'apertura a una mentalità diversa, ad altri modi di vivere la fede, diventa un luogo privilegiato in cui il Regno emerge.

Bisogna credere alle cose semplici della vita. Niente è piccolo se noi abbiamo nel cuore il rispetto e l'amore. In questo cammino quotidiano con l'altro avviene qualcosa: la grazia dell'inviato raggiunge la grazia di colui al quale è inviato. In un vero incontro, il Cristo e lo Spirito Santo sono presenti» (Sinodo del 1988).

Il nostro incontro islamo-cristiano non ha niente di dogmatico. È raro che avvenga a livello di scambi teologici, ma si innesta sugli avvenimenti della vita familiare, sociale e professionale. È l'invito ad un matrimonio o ad una festa religiosa, una serata in famiglia, un funerale o una nascita, l'occasione per uno scambio spontaneo sulla nostra fede, sul nostro modo di vivere e pregare, sulla nostra visione del mondo e degli avvenimenti.

A volte le domande si fanno più pressanti da parte di persone venute apposta a interrogarci. Queste situazioni "alla Nicodema" sono rare, ma proseguono in molti casi nel poter spiegare le ragioni della nostra speranza. È molto raro che tutto questo porti ad un coinvolgimento diretto del nostro interlocutore in rapporto al Vangelo. In ogni caso, questo dialogo di vita è sempre uno stimolo per noi. Ci invita ad entrare sempre più nell'universo dell'altro. Questo esige da parte nostra un impegno continuo nella conoscenza della lingua e della cultura araba ed anche uno sforzo maggiore per trovare la maniera più adeguata per rispondere alle loro domande sulla nostra fede.

La nostra relazione con Dio e con l'altro si approfondisce e, nel silenzio della preghiera, raccogliamo i tesori e le perle che scaturiscono dai cuori semplici e li offriamo a Colui che tutto conosce e vede i cuori degli uomini...

Mons. Claude Rault, M. Afr.
(Traduzione dal francese di Fabio Mussi)

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http://amisdiocesesahara.free.fr
Sito della Diocesi di Laghouat e Ghardaia (Sahara, Algeria)...

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TOP  Algeria

Superficie: 2.381 .741 Kmq.
Abitanti: 31.736.000 (stime 2001)
Densità: 13 ab/Kmq.
Forma di governo: Repubblica
Capitale: Algeri (1.600.000 ab., 3.705.000 aggl. urbano)
Altre città: Orano 600.000 ab., Costantina 490.000 ab.
Gruppi etnici: Arabi e Berberi arabizzati 82%, Berberi (Mauri) 17%, altri 1%
Paesi confinanti: Marocco a Nord-Ovest, Mauritania e Mali a Sud-Ovest, Niger a Sud, Libia e Tunisia ad Est
Monti principali: Tahat 2918 m.
Fiumi principali: Chelif 725 Km.
Laghi principali: Chott Melrhir, Sebkha Mekerrhane, Sebkha Azzel-Matti, Chott Merouane, Chott Ech Chergui, Chott el Hodna
Clima: Mediterraneo - arido
Lingua: Arabo (ufficiale), Francese, dialetti Berberi
Religione: Musulmana sunnita
Moneta: Dinaro algerino