MISSIONE
SPERANZA
Il compito 
Gianfranco
Ravasi
Avvenire, 14/5/'02
Quando
prenderemo coscienza del nostro compito, per quanto sia poco vistoso, solo
allora saremo veramente felici. Solo allora potremo vivere in pace e morire in
pace, perché ciò che dà un senso alla vita dà un senso anche alla morte. Fu
abbattuto da un ricognitore tedesco mentre volava tra la Corsica e la Francia:
era il 1944 e così moriva lo scrittore aviatore Antoine de Saint-Exupéry. Oggi
col suo Piccolo Principe ci ricorda che la vera felicità non è nel clamore,
nel successo esteriore, nella ricchezza e nel potere bensì è nella fedeltà
quotidiana al proprio compito, a quella vocazione particolare a cui ognuno di
noi è chiamato. La considerazione, tutto sommato, è semplice e fa parte dei
buoni insegnamenti della tradizione educativa e morale. Eppure è necessario
ogni tanto ribadirla perché, come dice un proverbio arabo, anche l’aria è
ovvia ma guai a non respirarla! Si è in pace con se stessi solo quando si è
attuato il proprio "compito" nella vita, come suggeriva Gesù che
invitava a considerarsi «servi inutili che fanno quello che devono compiere»
(Luca 17, 10). È solo per questa via che si dà un senso autentico alla vita e
alla morte. Ma vorremmo affidare un commento speciale alla riflessione di
Saint-Exupéry attraverso le parole di Giovanni Papini che osservava: «Un uomo
verrà certamente, in una calma sera d’estate, a chiedermi come si può vivere
una vita straordinaria. Ed io gli risponderò certamente con queste parole:
Rendendo abituali le azioni e le sensazioni straordinarie e facendo rare e
preziose le sensazioni e le azioni ordinarie». Questa via della semplicità è
la vera strada della vita.