IL PAPA SCRIVE "GESÙ DI NAZARET"
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Gianfranco
Ravasi
("Avvenire", 22/11/’06)
«Cristo ci ha collocati di
fronte al mistero, ci ha posti definitivamente nella situazione dei suoi
discepoli di fronte alla domanda: Ma voi, chi dite che io sia?». Finiva così -
nel 1975 - il suo bel "Quinto evangelio" lo scrittore Mario Pomilio,
evocando la domanda che da quel giorno, a Cesarea di Filippo, tra lo scrosciare
delle acque sorgive del Giordano, Gesù ha fatto serpeggiare tra credenti e
agnostici nei secoli. Tante e disparate sono state le risposte, a partire dai
suoi stessi discepoli di allora.
Lentamente si è operata una divaricazione che ha collocato su una sponda un
Cristo teofanico e diafano alla luce divina e sull'altra un Gesù carnale, dai
lineamenti storici più o meno decifrabili. Il linguaggio tecnico degli esegeti
ha coniato categorie e classificazioni spesso dissonanti, tese però nello
sforzo di isolare quei tratti, con risultati talora contrastanti che rendevano
quel volto ora simile solo a un'icona remota, ora relegato nella fisionomia di
un cittadino della terra, sia pure straordinario e irripetibile.
In questo orizzonte si è ora alzato a parlare Joseph
Ratzinger-Benedetto XVI
col suo "Gesù di
Nazaret" offrendo
una risposta a quella domanda di Gesù mai spenta. Sorprendente è la premessa,
scandita da un'umiltà serena che in pratica riconosce, da un lato, il limite
naturale e temporale ("non so quanto tempo e quanta forza mi saranno
concessi" per completare anche la seconda parte dell'opera) e, d'altro
lato, la qualità di "ricerca personale", che non coinvolge
l'autorità magisteriale, per cui sarebbe legittima la critica e persino la
"contraddizione".
Ma è il percorso proposto che colpisce e che rende - non solo per lo studioso -
viva l'attesa di leggere il testo promesso tra poche settimane. Il teologo ora
Papa vuole, infatti, operare una nuova congiunzione tra le due figure di Gesù a
cui sopra si accennava, e non meramente in sede storico-critica, come hanno
tentato di fare, con varie reticenze e precisazioni le cosiddette "New
Quest" o "Third Quest" - per usare il linguaggio degli esegeti -
, ossia la ricerca scientifica sul Gesù storico secondo differenti e nuove
prospettive. La proposta è ben più radicale: è il "tentativo di
presentare il Gesù dei vangeli come il vero Gesù, il Gesù storico" in
senso autentico.
È una strada che, con qualche esitazione, è già stata imboccata da alcuni
studiosi (penso al "Gesù" di Klaus Berger, appena tradotto dalla
Queriniana). In essa l'autenticità della figura di Cristo non si ottiene
ritagliando i dati storiografici verificabili e rispedendo alle competenze del
teologo le componenti cristologiche, bensì tenendo il tutto ben compatto,
nell'unità di una persona che è "storicamente sensata e
convincente", pur contenendo in sé una dimensione trascendente.
L'intreccio tra l'umano e il divino, che costituisce il cuore della teologia
cristiana, palpita anche nel vissuto storico di Gesù: è per questo - osserva
Ratzinger-Benedetto XVI - che la solenne cristologia dell'inno paolino di "Filippesi
2, 6-8" vibra già nella persona di Gesù di Nazaret, così come era
verificabile dai suoi contemporanei e come la scopriamo noi nell'incontro coi
Vangeli.
Un progetto nitido, quindi, ma delicato nell'analisi, come ne è consapevole lo
stesso autore già nella prefazione, dotato di un'originalità paradossalmente
antica che esige di essere nuovamente declinata e che un po' tutti attendiamo
con desiderio e interesse di percorrere insieme, memori di un'analoga avventura
vissuta in passato da molti col teologo Ratzinger, quella dell'indimenticabile
lettura della sua "Introduzione al cristianesimo".
Un viaggio non solo sul versante storico in penombra del monte della
Trasfigurazione e neppure solo su quello opposto, abbagliato dalla gloria della
Risurrezione, bensì un cammino sul crinale ove entrambi i versanti
necessariamente s'incontrano e coesistono.