POLEMICHE
La
stessa tradizione cristiana confuse la Maddalena
prima con una prostituta, poi con la sorella di Marta e Lazzaro:
ma la deformazione vera nacque con lo gnosticismo.
Gianfranco
Ravasi
("Avvenire", 3/1/’07)
Una storia di equivoci è
quella che ha segnato fin dalle origini la figura di Maria proveniente da
Magdala, un villaggio posto sulla costa occidentale del lago di Tiberiade,
allora centro commerciale ittico, tant'è vero che in greco si chiamava Tarichea,
cioè «pesce salato». Da questa località, Maria emerge all'improvviso nel
Vangelo di Luca (8, 1-3), in un elenco di discepole di Cristo. Il ritratto è
abbozzato con una sola pennellata: «Maria di Magdala, dalla quale erano usciti
sette demoni». Il «demonio» nel linguaggio evangelico non è solo radice di
un male morale ma anche fisico che può pervadere una persona. Il «sette»,
poi, è il numero simbolico della pienezza. Non possiamo, dunque, sapere molto
sul male grave, morale o psichico o fisico che colpiva Maria e che Gesù le
aveva eliminato. La tradizione popolare, però, nei secoli successivi non ha
avuto esitazioni e ha fatto diventare Maria Maddalena una prostituta. Ma
perché? La risposta è semplice: nella pagina evangelica precedente, il
capitolo 7 di Luca, si narra la storia di un'anonima «peccatrice nota in quella
(innominata) città». L'applicazione era facile ma infondata: questa
«peccatrice» pubblica dovrebbe essere Maria di Magdala, presentata poche righe
dopo! A lei venne, allora, attribuita tutta la vicenda raccontata
dall'evangelista. Saputo della presenza di Gesù a un banchetto in casa di un
notabile fariseo, essa aveva compiuto un gesto di venerazione e di amore
particolarmente apprezzato dal Cristo: aveva cosparso di olio profumato i piedi
del rabbì di Nazaret, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati
coi suoi capelli.
A questo primo equivoco ne subentrava un altro, in una specie di giuoco delle
sovrimpressioni. È noto, infatti, che nel capitolo 12 di Giovanni, Maria,
sorella di Marta e di Lazzaro, amici di Gesù, compie lo stesso gesto - che, tra
l'altro, era segno di ospitalità e di esaltazione dell'ospite - dell'anonima
peccatrice di Luca. Infatti, durante il pranzo, «cosparge i piedi di Gesù con
una libbra di olio profumato di vero nardo assai prezioso e li asciuga coi suoi
capelli». È così che nella tradizione cristiana Maria di Magdala viene
trasformata in Maria di Betania, sobborgo di Gerusalemme! Frattanto, però,
Maria Maddalena era effettivamente giunta a Gerusalemme alla sequela di Gesù
per vivere con lui e coi discepoli le sue ultime ore tragiche. Tutti gli
evangelisti sono, infatti, concordi nel segnalare la sua presenza al momento
della crocifissione e della sepoltura di Cristo. Ed è proprio accanto a quella
tomba nella luce ancora pallida dell'alba di Pasqua che il Vangelo di Giovanni
(20, 11-18) ambienta il celebre incontro tra Cristo e Maria di Magdala.
Come è noto, Maria scambia il Cristo col custode dell'area cemeteriale. Ora, la
«cecità» è tipica di alcune apparizioni del Risorto: si pensi solo ai
discepoli di Emmaus che gli camminano insieme per ore senza riconoscerlo
("Luca" 24, 13-35). Il significato è naturalmente teologico: pur
essendo ancora Gesù di Nazareth, il Cristo glorioso travalica le coordinate
umane, storiche e fisiche. Per poterlo «riconoscere» è necessario mettersi su
un canale di conoscenza trascendente, quello della fede. È per questo che, solo
quando si sente chiamata per nome in un dialogo personale, Maria lo
«riconosce» chiamandolo in aramaico "Rabbuní", «mio maestro». Ma
in agguato per la Maddalena ci sono altri equivoci.
Usciamo dai Vangeli canonici ed entriamo nel mondo, magmatico e insicuro, degli
apocrifi gnostici, sorti nella cristianità d'Egitto attorno al III secolo. Ora,
in alcuni di questi scritti Maria di Magdala viene identificata con Maria , la
madre di Gesù! Identificazione, certo, nobilissima, ma che ancora una volta
impediva a questa donna di conservare la sua identità personale. Anzi, la
trasfigurazione raggiungerà in quegli scritti una tale altezza da sciogliere la
figura di Maria Maddalena fino a renderla quasi un'idea, un simbolo, a Sapienza
per eccellenza. E questo risultato viene paradossalmente ottenuto attraverso
un'immagine sulla quale la lettura posteriore con malizia ricamerà allusioni
voluttuose ed erotiche. Si legge, infatti, nel vangelo apocrifo di Filippo,
scoperto nel 1945 a Nag Hammadi in Egitto: «Il Signore amava Maria Maddalena
più di tutti i discepoli e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli,
vedendolo con Maria, gli domandarono: Perché l'ami più di tutti noi?»
Ce n'è abbastanza per chi, ignaro di simbolica biblica (la Sapienza esce dalla
bocca dell'Altissimo secondo l'Antico Testamento), voglia seminare sospetto su
Maria e su Gesù, fantasticando una relazione sessuale tra i due. In realtà, in
tutti gli scritti gnostici cristiani la Maddalena è solo l'esempio della
conoscenza piena dei misteri divini. In un altro testo gnostico, il trattato
"Pistis Sophia", ove appare per ben 77 volte, la Maddalena diventa
l'emblema dell'umanità redenta di tipo androgino (un'altra deformazione!)
perché, secondo Paolo, «non ci sarà più né uomo né donna ma tutti saranno
uno in Cristo Gesù» ("Galati" 3, 28). Ma la sua funzione di segno
della Sapienza divina sarà esplicita in questa beatitudine messa in bocca a
Gesù dall'autore gnostico: «Te beata, Maria, ti renderò perfetta in tutti i
misteri dell'alto. Parla apertamente tu, il cui cuore è rivolto al Regno dei
cieli più di tutti i tuoi fratelli!» (17, 2). Una santa vittima di equivoci,
quindi, sospesa tra due estremi: carnalmente abbassata a prostituta o ad amante,
spiritualmente elevata a Sapienza trasfigurata. Per fortuna l'unico che la
chiamò per nome, Maria, e la riconobbe confermandola come sua discepola fu
proprio Gesù di Nazareth, in quell'alba di Pasqua.