L’Afghanistan sta "contagiando" il potente vicino

PRECEDENTE     Il Pakistan assediato dai "Taleban"     SEGUENTE
minaccia seria per l’"Occidente"

Riccardo Redaelli
("Avvenire", 26/4/’09)

L’impressione è quella di uno "slittamento" inesorabile, uno scivolare verso una miscela "esiziale" di "radicalità estremista", violenze, "anarchia", "corruzione", rigurgiti "anti-occidentali". Da anni, lo scenario politico e di sicurezza di Afghanistan e Pakistan (l’"AfgPak", come ormai viene definito) volge al peggio, nonostante tutti gli sforzi della "comunità internazionale" e della "Nato", che ha le proprie forze impegnate per combattere i "Taleban" e per sostenere il Governo di Kabul. Quanto in realtà preoccupa maggiormente non è tuttavia solo l’andamento insoddisfacente delle "operazioni militari" o gli "attentati" che periodicamente scuotono una fragile e incompleta "democrazia". Le delusioni maggiori, le "frustrazioni" più dolorose vengono in realtà da un senso di fallimento più profondo. L’obiettivo dello sforzo militare, politico ed economico in quella regione non era solo "distruttivo", ossia eliminare i "terroristi" di "Al-Qaeda" e quelli "Talebani", bensì "costruttivo": si puntava a far rinascere un Paese, sperando in una "democrazia" che potesse coniugare "fede islamica", tradizioni "tribali" e sviluppo dei diritti delle "minoranze" e delle donne. Queste ultime sono infatti brutalmente penalizzate dalla visione "dogmatica" e "integralista" di certo "Islam" e dalle consuetudini delle popolazioni "tribali". Otto anni dopo, la realtà è ben diversa: al di là di alcuni diritti "formali", la condizione della donna non è mai migliorata, come testimoniato dall’uccisione di "attiviste", giornaliste, poetesse, e dal ritorno di una visione religiosa "punitiva" verso l’universo femminile (una visione che ha poco a che fare con l’"Islam" e molto con le tradizioni dei "Pashtun"). In questi giorni, la norma che impone alle donne sposate di concedersi ai mariti – voluta dai partiti religiosi "sciiti" afghani proprio mentre il Presidente Obama e la "Nato" si impegnavano per rilanciare la "stabilizzazione" dell’Afghanistan – ha suscitato sconcerto e amarezza in Occidente. Poco finora ha fatto il Presidente Karzai, che punta a essere rieletto alle prossime elezioni e ha quindi bisogno di recuperare popolarità, visti i molti fallimenti e la "corruzione" del suo Governo. E l’appoggio dei partiti "islamici" risulta fondamentale. Anche l’illusione coltivata che il nuovo Afghanistan "contagiasse" positivamente i Paesi vicini, spingendoli a "riforme" politiche e sociali, si è trasformata in una tragica "beffa". È ormai chiaro infatti che a "infettare" il vicino Pakistan è stato il peggio del vecchio Afghanistan – ossia i "movimenti" ispirati ai "Taleban". E non solo fra le popolazioni "Pashtun" (questa "etnia" vive infatti a cavallo della "frontiera"): la crescita dei "movimenti radicali islamici" si è diffusa in tutte le altre province e, recentemente, è arrivata a minacciare la stessa capitale. Il nuovo Governo legato al Presidente Zardari ha dimostrato di essere ancora più debole e "ambiguo" nei confronti dei "fondamentalisti" rispetto al decennio di Musharraf: Islamabad di fatto ha "abdicato" a controllare intere aree del proprio territorio, permettendo l’imposizione di un’interpretazione "fanatica" della "shari’a", la "legge religiosa". «Una minaccia esistenziale alla sicurezza occidentale», questa è la percezione che si ha a Washington del problema. Non a caso, l’"Amministrazione" Obama ha invitato i Presidenti Karzai e Zardari negli "Usa" per una visita comune, nonostante le rivalità e le differenze fra i due Governi. Perché è sempre più evidente che per fermare questa "spirale degenerativa" occorrono maggiore coordinamento e maggiore chiarezza fra Kabul, Islamabad e la "comunità internazionale". In Occidente, non si nutrono più molte illusioni verso l’"AfgPak", ma per quanto il nostro sostegno non sia messo in discussione, sarebbe sbagliato smettere di battersi per chiedere il rispetto dei "principi" e dei "valori" in cui crediamo.