America Latina, terra di un
nuovo martirio
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Andrea
Riccardi
("Avvenire",
20/4/’08)
L’America
Latina è stato, nel
Novecento, un continente "travagliato" da tanta violenza. In questa
vicenda dolorosa per tanti, molti cristiani sono stati colpiti. Il Novecento –
come ho avuto occasione di scrivere – è stato il secolo del
"martirio", anche per i cattolici "latino-americani".
Dobbiamo a Giovanni
Paolo II la
penetrante intuizione: il nostro tempo è divenuto di nuovo un’età dei
"martiri". Non si tratta di una catena, più o meno casuale, di
incidenti sanguinosi, ma di storia del martirio. Il male, la violenza, la
guerra, l’odio a quello che i cristiani rappresentano… sono una realtà
della storia del secolo passato. Ma non è solo storia remota. Benedetto
XVI, visitando due
settimane fa la basilica di San Bartolomeo all’Isola, luogo
"memoriale" dei nuovi martiri del XX secolo, realizzato dalla "Comunità
di Sant’Egidio"
per volontà di Giovanni Paolo II, ha parlato del martirio cristiano: «Anche
questo XXI secolo si è aperto nel segno del martirio. Quando i cristiani sono
veramente lievito, luce e sale della terra, diventano anche loro, come avvenne
per Gesù, oggetto di persecuzioni, come lui sono "segno di
contraddizione"». E lo sono – osserva il Papa – per l’amore, la
fede, l’impegno per i poveri, la testimonianza di convivenza pacifica, che
caratterizzano la loro vita. Il XXI secolo è tempo di martirio anche per il
mondo "latino-americano". Sì, qui la vita buona, pacifica, credente
dei cristiani ha suscitato avversione! Sembra sfidare un mondo divenuto più
violento (spesso di una violenza non "ideologizzata", ma guidata da
interessi economici o dal culto della forza). "Banditismo",
"ribellismo", lotta per motivi di saccheggio e rapina economica si
intrecciano. Tanti cristiani sono caduti in Colombia,
ostaggio della "guerriglia" classica (trasformatasi con il "narcotraffico").
Nel 2000, Isaías Duarte Cancino, arcivescovo di Cali, venne assassinato. Aveva
alzato la voce contro i terroristi delle "Farc" e dell’"Eln",
ma anche contro le forze "paramilitari".
Dal 1996 aveva iniziato una "Via Crucis" per la pace nelle aree di
conflitto. Lo scopo dell’assassinio – afferma monsignor Jaramillo,
presidente dei vescovi colombiani – è stato «di seminare in tutti noi una
grande paura, affinché regnino il "caos" e lo sconforto». In
Salvador, la "guerra civile" è finita da quindici anni, ma la nascita delle
"maras", bande di giovani e quasi bambini, ha innalzato il clima di
violenza. Dal 2001 al 2007, le "maras" hanno ucciso due sacerdoti e un
laico.
Nel vicino Guatemala,
dove è alto il "tasso di violenza", sono stati colpiti due sacerdoti,
un religioso "salvadoregno", una "Sorella della Carità"
americana. Un "cooperatore salesiano" e sua moglie sono stati
assassinati: si erano opposti ad atti illeciti. La Chiesa, con la sua vita e con
i suoi uomini, è un ostacolo all’estendersi della "rete mafiosa".
Nello stesso periodo, in Brasile,
si segnalano otto sacerdoti uccisi. Una forte eco ha suscitato l’assassinio di
una suora statunitense, Dorothy
Stang, 73 anni, nel
2005 nello Stato del Pará. La religiosa era minacciata da anni.
Lavorava per i "senza terra", scontrandosi con "fazendieros" e "grilheiros"
per rivendicare il diritto alla terra. Due armati l’hanno fermata per strada,
e lei ha iniziato a parlare gentilmente. Uno dei due le ha chiesto: «Ha un’arma?».
Suor Dorothy, sorridendo, tira fuori la sua Bibbia: «Ecco la mia unica arma!».
E conclude: «Dio vi benedica, figli miei». Uno la uccide mirando alla testa.
La suora è stata ritrovata riversa sulla sua Bibbia.
La testimonianza buona ed "evangelica" dei credenti scuote in
profondità, pur nella sua semplicità, le forze del "male": per
questo i cristiani sono ancora uccisi.