Oltre la logica della guerra
Andrea
Riccardi
Il mondo contemporaneo
rischia di abituarsi alla violenza: alle guerre, al terrorismo, ad armi sempre
più temibili. Ma la Chiesa non si rassegna. Questo il forte messaggio di
speranza che Benedetto
XVI ha
affidato al suo appello per la Giornata mondiale della pace. È il primo del suo
pontificato. In nuce lo si ritrova fin dal nome che egli ha scelto e che
"sta ad indicare il mio convinto impegno - dice - in favore della
pace". Egli pensa a San Benedetto e a Benedetto XV. Quest'ultimo, mentre
infuriava la guerra nel 1917, non rinunciò a chiedere la fine dell'
"inutile strage". Neppure Benedetto XVI lascia ora che ci si
assuefaccia alla logica della guerra.
Perché la Chiesa non accetta che ogni generazione paghi il proprio tributo di
sangue? E non è questo un utopismo che poco tiene conto della storia? Il Papa,
con la Gaudium et spes, afferma: c'è una verità della pace, una verità
intrinseca e invincibile che è il contenuto autentico della pace. Noi crediamo
che la pace abbia il nome e il volto di Gesù: "egli infatti è la nostra
pace…" (Ef 2,14). E aggiunge: "È lui a svelare la piena verità
dell'uomo e della storia". Animati da questa fede, si comprende come la
pace sia un anelito profondo di ogni uomo. Per questo la preghiera per la pace
è la prima opera dei cristiani al fine di essere liberati tutti dal demone
della guerra. Quando ci si apre alla fede, si diventa testimoni di pace nel
senso profondo che questa parola ha nel vocabolario biblico. Diceva San Serafino
di Sarov: "Acquista la spirito di pace e migliaia attorno a te si
salveranno".
Così, anche nei momenti più bellicosi, il cristiano scorge i legami che
uniscono oltre le differenze e i conflitti: "Tutti gli uomini appartengono
ad un'unica e medesima famiglia. L'esaltazione esasperata delle proprie
differenze contrasta con questa ve rità di fondo", avverte Benedetto XVI,
che coglie l'occasione di questo suo primo messaggio per ribadire che la Santa
Sede continuerà ad operare per la pace, con attenzione per la comunità
internazionale e le sue organizzazioni, tra cui l'Onu (verso cui manifesta
fiducia e per la quale chiede un vero rinnovamento). Anzi egli domanda più
coraggio, un coraggio più creativo, alla comunità internazionale per affermare
il diritto alla pace di ogni uomo e di ogni popolo.
La via della pace non è "un ingenuo ottimismo". È un lavoro faticoso
di chi mette insieme soggetti diversi con la grammatica del dialogo. Questo
difficile lavoro si deve fondare su una roccia che non si sgretola, perché la
pace è minacciata. La minacciano tante guerre. La minacciano i fanatismi
religiosi. Il fondamentalismo religioso (che sfigura il volto buono di Dio) e il
nichilismo (che lo nega), pur essendo fenomeni tanto diversi, partono - nota il
Papa - da un comune disprezzo di Dio e dell'uomo. Diventano così di rilievo le
parole sul terrorismo di cui sottolinea le cause non solo politiche e sociali,
ma culturali e ideologiche. C'è poi il fantasma della minaccia atomica più
forte e diramata di ieri. Ma il Papa non si rassegna a un mondo condannato al
terrore atomico: "in una guerra nucleare non vi sarebbero… dei vincitori,
ma solo dei vinti". E invita chi possiede o sta per avere le armi atomiche
(occultamente o palesemente) a scegliere per il progressivo disarmo. Così si
potrà anche investire sullo sviluppo, a cui hanno diritto i poveri della Terra.
Ricevendo questo messaggio si ha la sensazione consolante che l'umanità trovi
in Benedetto XVI un fermo difensore della pace, perché ancorato alla fede. Anzi
il Papa chiama i cattolici a un forte impegno: essere "testimoni
convincenti del Dio che è inseparabilmente verità e amore, mettendosi al
servizio della pace, in un'ampia collaborazione ecumenica e con le altre
religioni, come pure con gli uomini di buona volontà". Così la fede, la
preghiera e l'amore dei credenti saranno sempre più una robusta risorsa in un
mondo che rischia di perdere la speranza di una larga e profonda pace.