IDEE
La
scomparsa del sacro porta alla diminuzione dell’uomo,
anche i non credenti ne tengano conto: la provocazione di Julien Ries.
La
reponsabilità del ’68 che decretò il «vietato vietare»:
ogni norma finiva per essere considerata come una repressione.
Ma così scompariva anche ogni idea di "trascendenza verticale".
Alla "svalorizzazione" delle teologie bisognava sostituire la
sociologia.
E si ponevano le basi per il trionfo della "disumanizzazione".
Julien
Ries
("Avvenire",
16/10/’07)
Da quando il muro di
Berlino è crollato, l’Occidente non cessa di festeggiare con grande clamore
la fine delle ideologie, eppure le democrazie dei vari Paesi d’Europa stentano
a trovare un funzionamento armonioso. La scienza e la tecnica fanno passi da
gigante, ma nello stesso tempo assistiamo a un rapido progresso dell’esoterismo
e dell’occultismo. Mentre il dialogo tra le religioni progredisce a passo
lento, gli "integristi" scuotono le Chiese e le società. Queste
situazioni paradossali rivelano delle contraddizioni, ci fanno riflettere e ci
obbligano a porre la questione del significato: significato della vita,
significato dell’uomo, significato della società.
La laicità, la secolarizzazione, l’individualismo sbarrano la strada al
ritorno dei dogmi. La delusione del marxismo ha spento le ultime speranze degli
intellettuali e degli uomini politici, il buddhismo intuito dall’Occidente non
sembra più rappresentare una promessa per il futuro, all’Occidente non resta
che ripiegarsi su questa vita che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi. Le
grandi etiche, nate all’epoca dei "Lumi", riattualizzate in uno
spirito laico, sembrano sufficienti per affrontare la vita quotidiana.
A partire dalla rivoluzione del 1968, ormai quarant’anni fa, il termine
"autenticità" è diventato una parola chiave.
Non si tratta della Verità, ma di un’ideologia che preconizza una parità di
condizioni sociali e di valori, la liberazione dai "tabù" e dalle
norme, il diritto alla differenza.
Ma che cosa significa autenticità? Dal momento che bisogna ottenere la parità
di condizione sociale tra tutti gli uomini, autenticità significherà
innanzitutto un’esigenza "anti-aristocratica".
In secondo luogo, essere autentico vorrà dire rivendicare l’abolizione di
ogni tipo di nozione di merito e di ogni "normatività". Lo
"slogan" del ’68 è sempre attuale: «È vietato vietare». Ogni
norma deve essere considerata come una repressione, dal momento che l’individuo
diventa lui stesso e per se stesso la propria norma.
Ciò significa che la "trascendenza verticale" sparisce e lascia il
posto a una "trascendenza orizzontale".
Il risultato più evidente di quest’operazione è la scomparsa del sacro: non
si può più sacrificare niente a Dio poiché il divino deve ritirarsi
completamente dalla sfera sociale. Si tratta dell’ultima fase della
secolarizzazione, che segue immediatamente quella della dissoluzione dell’etica
delle religioni rivelate. Anche valori come la Nazione, la Patria vanno incontro
a una progressiva sparizione. Qualcuno chiama questo fenomeno «l’umanizzazione
del divino», che arriva fino alla dissoluzione dello stesso dovere, perché
anche la nozione di dovere corrisponde a un lascito delle religioni rivelate.
La "New Age" contribuisce ad accelerare il processo di scomparsa delle
religioni rivelate in vista di un nuovo ideale di società secolarizzata. Che
posto potrebbero ancora occupare Dio o Satana in una società di questo tipo?
Alla "svalorizzazione" delle teologie e dell’ideale di
"abnegazione" bisogna sostituire la sociologia. Si tratta della prima
tappa: l’umanizzazione del divino o la completa "desacralizzazione".
Agli umanisti di questo secolo che rivendicano l’"autenticità" per
l’uomo rispondiamo attraverso la verità del messaggio di Gesù che proclama
la "dignità" della persona umana, la grandezza del
"fanciullo" (Mt 19,13), e insieme ai suoi discepoli il
"servizio", proponendosi lui stesso come colui che è venuto per
servire e non per essere servito. Durante l’ultima cena, Gesù unisce il gesto
alla parola, e lava i piedi ai suoi apostoli (Gv 13,4-11). Leo Moulin è sempre
stato colpito dalla "Regola" di San Benedetto per la saggezza
straordinaria e la conoscenza profonda della natura umana che la
contraddistinguono. Per lui, i monaci furono i grandi civilizzatori dell’Europa
dopo le invasioni dei barbari e noi dobbiamo loro le radici del nostro
patrimonio culturale e umanista.
La nostra ricerca permanente di significato si trasformerà in messaggio per i
nostri contemporanei. Questo messaggio non è più limitato a una parola, ma
deve essere incarnato e vissuto nel quotidiano della nostra vita familiare e
professionale, delle nostre attività e delle nostre relazioni. Esso deve
modellare la nostra vita e le nostre preghiere. È questo messaggio che darà
origine a nuove creazioni "culturali", a un nuovo "umanesimo
cristiano", ispiratore di iniziative e di progetti, di servizi sociali a
tutti i livelli della società.