All’esterno
non ha né un campanile né una croce,
tuttavia si tratta del primo luogo pubblico di culto cristiano
presente nel Paese.
Sabato l’apertura.
Sono italiani il progetto, il direttore dei lavori e il pittore
che ha affrescato gli interni.
Alcune immagini della Chiesa di «Nostra Signora del Rosario»,
che verrà inaugurata sabato prossimo
con una "liturgia" presieduta dal cardinale Ivan Dias,
prefetto della "Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli".
In Qatar la prima Chiesa
cattolica
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Costruita in
periferia a Doha,
«Nostra Signora del Rosario» verrà consacrata sabato.
Il rito sarà presieduto dal cardinale Dias.
Il parroco è Tom Veneracion:
«Segno della nostra fede, ma anche un modo per sentirsi a casa».
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Filippo
Rizzi
("Avvenire",
13/3/’08)
Sorge alla
periferia, a sud della città di Doha,
e come "caratteristica" portante non ha al suo esterno né una croce
né un campanile ma, allo stesso tempo, rappresenta il primo luogo cristiano di
"culto pubblico" nel Qatar,
Paese della Penisola
araba.
Si presenta così la Chiesa
di «Nostra Signora del Rosario».
Tra le peculiarità di questa struttura "semicircolare" con al centro
l’altare, alta 26 metri, vi è anche quella di non essere aperta al pubblico,
ma solo "riservata" ai fedeli cattolici (circa 140mila, in maggioranza
indiani e filippini, su una popolazione di oltre 800mila musulmani).
A presiedere il rito di "dedicazione" e la prima Messa ufficiale nella
nuova Chiesa, sabato 15 marzo, sarà il cardinale
Ivan Dias, prefetto
della "Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli". Con il
porporato indiano, ad assistere al rito inaugurale ci saranno anche il vicario
apostolico d’Arabia, il Cappuccino svizzero Paul Hinder e il Nunzio apostolico
di Kuwait, Yemen e Qatar El-Hachem Mounged.
«Un fatto "storico" per tutto il Medio
Oriente – spiega
quest’ultimo – che rappresenta una "tessera" importante per il
dialogo anche tra le tre fedi "abramitiche": cristianesimo, islam e
giudaismo».
Dal 2002 il governo del Qatar ha allacciato relazioni "diplomatiche"
con la Santa
Sede. E nel 2005 l’"emiro"
Amir Hammad bin Khalifa Al Thani ha donato il terreno e ha concesso la
costruzione della Chiesa. (Entro l’anno sorgeranno altre quattro Chiese: una
"anglicana", una "copta", una "greco-ortodossa" e
un’altra per le altre confessioni cristiane). «Fino ad ora, abbiamo pregato
nelle case o in piccole Cappelle – racconta il parroco, originario di Manila, Tom
Veneracion – all’interno
del "campus" americano e di quello filippino di Doha. Insieme ai
cattolici che vivono qui, sono veramente felice dell’idea di poter ora
celebrare la Messa in una Chiesa vera, "segno" della nostra
presenza».
L’edificio è costato circa 15 milioni di dollari. Una struttura
"imponente", dunque, ed essendo l’unica Chiesa del luogo è stata
studiata per ospitare circa 2.400 persone al suo interno. All’esterno si
potranno seguire i riti religiosi grazie a un "maxischermo". A firmare
il "progetto" della Chiesa sono stati gli italiani Rocco Magnoli,
recentemente scomparso, e Lorenzo Carmellini. A realizzarlo e a dirigerne i
lavori è stato sempre un italiano, Renato Casiraghi. Ad affrescarne gli
interni, con raffigurazioni sacre, è stato chiamato il pittore milanese
Valentino Vago.
«È stata una sorpresa anche per me – racconta l’architetto e direttore dei
lavori, Renato Casiraghi – perché dopo 33 anni che vivo in Qatar e lavoro per
il governo mi è stata "commissionata", per la prima volta, la
costruzione di un luogo di culto cattolico. Lo dobbiamo alla
"lungimiranza" dell’attuale "emiro" e alla perseveranza,
anche "diplomatica", che ha avuto in questi anni il predecessore dell’attuale
vicario apostolico d’Arabia, il Cappuccino italiano Bernardo Gremoli. Solo
vent’anni fa sarebbe stato "inimmaginabile" pensare a una Chiesa in
un luogo "sacro" come questo per l’islam».
E non nasconde certo la sua soddisfazione per l’importante traguardo raggiunto
Youssef Youssef, il primo frate Cappuccino arabo del Qatar. «L’apertura è
avvenuta con il nuovo "emiro" – racconta in un perfetto italiano –
che, tra le prime concessioni, ha dato la libertà di culto (limitatamente alle
religioni del "Libro"). Prima non c’era questo tipo di libertà e
quindi si professava il proprio "credo" in modo nascosto. Ma il Paese
si sta aprendo verso Oriente e verso Occidente. I "qatarini", nel
solco della loro grande tradizione "plurisecolare" per l’ospitalità,
hanno sempre accolto tutti e credo che faranno altrettanto ora con la presenza,
nella loro terra, di questo nuovo luogo».
Un piccolo "granello di senapa" che può innestare un segno di
"speranza" cristiana anche in questo "lembo" di terra del
Golfo arabico. «Credo proprio di sì – riflette infine padre Tom Veneracion
– anche perché avvera un antico desiderio dei nostri fedeli. Spero che questa
Chiesa diventi per loro un "punto di riferimento" per testimoniare la
loro fede, per confrontarsi ma anche sentirsi "a casa" e quindi
"accolti" in questa terra».