La "crisi finanziaria"
ha peggiorato la situazione e insegnato qualcosa

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Se vuole, il denaro si trova

BARACK OBAMA, il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America!

Nancy Roman*
("Avvenire", 22/11/’08)

La fame e la "crisi alimentare mondiale" sono forse solo alcune tra le molte "iniziative politiche" che reclamano spazio e tempo nell’"agenda" del Presidente eletto "Usa" Barack Obama. Ma entrambe meritano la massima attenzione.
Il rischio è che la
"crisi economica mondiale" finisca con il confermare le più "fosche" previsioni: 923 milioni di "affamati" nel mondo soffriranno ancora di più la fame.
Una prospettiva che comporterebbe una seria minaccia per lo sviluppo fisico e intellettuale di milioni di bambini e potrebbe innescare una nuova ondata di "proteste sociali".
Stranamente, il "sistema politico", si sta dimostrando pronto ad accettare questa terribile prospettiva senza mettere in atto concrete "contromisure". Ma è proprio questo che Obama non dovrebbe fare. Al contrario, il nuovo Presidente eletto ha l’opportunità di riproporre la "sicurezza alimentare" come tema centrale nell’"agenda" di "politica estera" e di affrontare la "crisi alimentare mondiale" con la stessa urgenza con cui i "policy-makers" affrontano quella "finanziaria".
Per farlo la sua "amministrazione" dovrebbe tenere presente alcuni "punti fermi"...
"Primo". Nel prossimo decennio la "competizione" per il cibo e l’acqua sarà più urgente e importante di quella per il petrolio. Le ragioni che sostengono la "domanda di cibo" rimarranno immutate e alcune saranno ancor più rilevanti: l’aumento della popolazione mondiale; la crescita della "domanda" da parte dei paesi meno sviluppati; la "competizione" tra utilizzo dei raccolti per i "bio-carburanti" o per il consumo alimentare. Né la "caduta dei prezzi" modificherà la situazione. È vero che sono allo studio nuove soluzioni per incrementare la "produttività", ma la loro applicazione non è immediata.
"Secondo". La fame è direttamente legata ai "conflitti civili". L’anno scorso, il forte aumento dei prezzi dei "generi alimentari" ha provocato una trentina di "rivolte". La fame si è trasformata prima in rabbia e poi in violenza. Ad Haiti, ci sono stati almeno 20 morti e il Primo Ministro costretto alle "dimissioni". Tutti siamo stati testimoni delle difficoltà del Governo egiziano nel fronteggiare la protesta della gente scesa in piazza contro l’improvviso aumento del prezzo del pane.
"Terzo". Quando la gente comincia ad aver fame si sposta alla ricerca di luoghi migliori; e le popolazioni in movimento sono più soggette a "conflitti".
"Quarto". Esiste un "raggio di speranza": nutrire le persone, soprattutto i bambini, significa investire nelle generazioni future. La scienza ha dimostrato che una corretta "alimentazione infantile", soprattutto nei primi due anni di vita, aumenta le possibilità di sviluppo fisico ed intellettuale, rafforza il "sistema immunitario", accelera la crescita di quelli che diventeranno, da adulti, membri o anche "leader" di nazioni alle prese con una serie complessa di "problemi mondiali", dai "cambiamenti climatici" alla creazione di "infrastrutture".
Il numero, ancora enormemente alto, di poveri ed affamati maschera i progressi compiuti. Negli "Anni Sessanta" la "percentuale" di chi soffriva la fame, nel mondo, era del 36 per cento - oltre un terzo della popolazione mondiale. Oggi, questa "percentuale" è molto più bassa, e riguarda circa il 15 per cento della popolazione del pianeta. È vero, il mondo è molto più grande, oggi, e tutto lascia prevedere che lo sarà ancora di più.
Ma ciò rappresenta un ulteriore motivo per evitare che si inverta la tendenza al "ribasso" della "percentuale" degli "affamati" calcolata sulla popolazione mondiale. Usare la "crisi finanziaria" come pretesto per l’"inazione", assistendo passivi alla moltiplicazione del numero di chi soffre, è per lo meno "miope", sicuramente drammatico.
Il mondo "sviluppato" - che in poche settimane ha saputo trovare 1.000 miliardi di dollari per soccorrere le "istituzioni finanziarie" - potrebbe facilmente reperire i 3 miliardi di dollari per sfamare 59 milioni di bambini o i 6 miliardi di dollari necessari a finanziare gli interventi delle
"Nazioni Unite".
In una prospettiva più ampia, si dovrebbe poter disporre anche dei 30 miliardi di dollari necessari, nel breve periodo, a soddisfare i "bisogni alimentari" investendo, contemporaneamente, nei "processi produttivi" di più lungo periodo destinati ad aumentare la "produzione agricola".
La "crisi finanziaria" ci ha mostrato che, all’occorrenza e se c’è la "volontà", il denaro si trova. Il Presidente eletto Obama ha la possibilità di dare alla "lotta alla fame" il posto che le spetta nell’"agenda internazionale". È un’"opportunità" che non dovrebbe perdere.

* Direttore di "Public Policy Strategy"
del "Programma Alimentare Mondiale" delle "Nazioni Unite" ("WFP").
In precedenza è stata Vice-Presidente del "Council on Foreign Relations" ("Usa").