RELIGIONE
Arriva in
Italia l’ultima opera di Rudolf Schnackenburg,
maestro dell'esegesi cattolica,
citato dal Papa nel suo «Gesù di Nazaret».
Gli amici di Cristo, ecco
la vera storia
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Lazzaro, Simon
Pietro, Maria Maddalena...
Indagandone i rapporti umani,
il teologo tedesco fornisce un’immagine storica del Nazareno,
diversa da quella del «rivoluzionario» o dell’«esseno», oggi di moda.
Marco
Roncalli
("Avvenire",
29/11/’07)
Quando nel suo volume "Gesù
di Nazaret", Benedetto
XVI scrive di voler
andare oltre apprezzati studi "storico-critici" per incontrare
nuovamente la persona di Gesù – auspicando un approccio che passa attraverso
la Parola e i sacramenti – pare sceglierlo a rappresentante dell’esegesi
scientifica contemporanea. Papa Ratzinger «dialoga» con lui nella premessa
metodologica del suo libro, ne prende le distanze, va oltre, e alla conclusione
della sua opera – pronunciandosi sulle «immagini» che Gesù si attribuisce
nel "Vangelo di Giovanni" («Io sono il pane della vita – la luce del mondo –
la porta – il buon pastore – la risurrezione e la vita – la via, la
verità e la vita – la vera vite»... cui aggiunge «la sorgente d’acqua»),
torna a citarlo, osservando che queste espressioni figurate non sono che
variazioni sull’unico tema: il Gesù venuto nel mondo che ci dà la vita
perché ci dà Dio. Stiamo parlando di Rudolf
Schnackenburg, teologo
ed esegeta tedesco, autore di numerose pubblicazioni (la più celebre è un
commento in 4 volumi al "Vangelo di Giovanni"), mancato 5 anni fa. Di
lui la "Morcelliana" manda ora in libreria la prima traduzione di
"Freundschaft mit Jesus" ("Amicizia con Gesù", pp. 122,
euro 10), la sua ultima opera dove – in sintonia con diverse delle successive
pagine del "Gesù di Nazaret" di Papa Benedetto (nelle quali emerge la convinzione
che il metodo "storico-critico" non basta da solo per comprendere la piena
identità di Gesù) – si rivela non solo un maestro dell’esegesi cattolica
neotestamentaria, ma anche un pensatore che vuole offrire la sua risposta alla
domanda sull’attualità del Figlio di Dio.
Ecco perché, analizzate criticamente e in sintesi alcune immagini attuali di
Gesù («il rivoluzionario», «l’esseno», «il crocifisso ma non risorto»…),
Schnackenburg subito spiega la sua visione della figura e del significato di
Gesù. Che non si esaurisce con la sua comparsa storica, ma nella quale egli
viene riconosciuto proprio come colui che continua a vivere: «Il Vivente nei
cuori di molti, che affascina (...). Gesù, il mio amico, l’amico di tutti gli
uomini». Beninteso, dopo aver insistito sul dato della resurrezione come nucleo
e parte costitutiva irrinunciabile della professione di fede. E dopo aver dato
risalto all’inadeguatezza delle interpretazioni che appiattiscono la figura di
Gesù, a partire dagli stessi riferimenti biblici che gli consentono di
mostrarci Gesù come realizzazione assoluta dell’amicizia in una persona.
Queste pagine finiscono dunque per costituire una introduzione spirituale a
Gesù, per gli uomini d’oggi che ne desiderano l’incontro nella loro ricerca
di senso, che cercano il dono della sua amicizia. Per essere persone capaci di
perdono, pronte a farsi sollevare dalla debolezza, e a colmare la coscienza con
il dovere interiore dell’amore.
Significative le pagine dedicate – come esempio – da Schnackenburg alla
"Comunità di Sant’Egidio": a sottolineare come questo movimento
vuol cambiare il mondo «attingendo allo spirito di Gesù» aggiungendo che
«nell’amicizia con vecchi e malati, con persone d’altra razza e religione,
con persone avvilite dalla guerra e dalla guerra civile, dalla fame e dalla
miseria, dà prova di sé l’amicizia con Gesù».
Certo, Gesù non ha parlato molto di amicizia. Piuttosto ha comandato l’amore
ai nemici. È forse nel "Vangelo di Giovanni" che apprendiamo come egli valuti l’amicizia
(della quale il quarto evangelista accoglie l’idea "ellenistica"
trasponendola sul piano cristiano). Ecco allora l’amico Lazzaro, Simon Pietro,
Maria Maddalena, ma soprattutto ecco l’idea – in Giovanni, ma anche in Paolo
–
del «farsi uno con Cristo», sopportando prove e sofferenze per suo amore.
Nelle ultime pagine Schnackenburg offre risalto infine a Gesù «modello
umano»: disamina sulla sua piena disposizione d’amicizia verso gli uomini. Lo
fa richiamando il teologo Karl Adam (del quale già nel 1931
"Morcelliana" aveva edito "Cristo nostro fratello"), poi
accennando alle esperienze che di Gesù come modello umano hanno fatto i suoi
discepoli.
Premesso che «ciò che Gesù esigeva e attendeva dai suoi discepoli lo
realizzava lui stesso nella sua vita», Schnackenburg parla della povertà, del
celibato (anche sacerdotale e ricordando che «Gesù ha suggerito ai suoi
discepoli di rinunciare al matrimonio "per il regno dei cieli", ma non
ne ha fatto un comando»), della dedizione al servizio. «L’agire di Gesù è
sempre il parametro per i discepoli. Nelle sue concezioni e modalità d’azione
diviene per loro modello umano. Per quanto spesso i discepoli irretiti nella
logica umana lo deludano nel loro comportamento, Gesù non rinuncia mai alla
loro amicizia», scrive l’autore. E ammette: «Gesù non poteva essere in
tutto un modello umano per i suoi discepoli. Tuttavia resta che, nonostante il
potere a lui elargito da Dio e la sua gloria che traluceva già sulla terra,
egli rimane loro amico e confidente».