Quella tenerezza del Padre ![]()
che incoraggia la speranza
Ermes M. Ronchi
Avvenire, 22/6/'02
E non abbiate paura di
quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete
piuttosto Colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella
Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di
essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
( Mt 10, 28.29 )
Voi valete più di molti passeri! La
tenerezza di un Dio che si prende cura dei passeri, che tiene conto delle mie
cose più fragili ed effimere: mi conta i capelli in capo. Sono un passero che
ha il nido nelle mani di Dio, eppure ho paura, perché i passeri continuano a
cadere a terra, continuano a morire bambini a migliaia, venduti per poco più di
due denari. Lui lo sa e ripete per tre volte: Non temete, non abbiate paura,
non abbiate timore. Neppure un passero cade a terra senza che Dio lo voglia.
Ma allora è Dio che spezza il volo? È Lui che vuole la morte? No. La parola
greca (aneu) è tradotta in modo errato, essa non evoca il volere di Dio, ma
significa «senza Dio, lontano da Dio, senza che lui ne sia coinvolto».
Nulla accade nell’assenza di Dio; invece molte, troppe cose accadono contro il
volere del Padre. E allora il dramma non è solo nostro, esso è anche di
Dio (Turoldo). Che è presente, partecipa, si china su di me, intreccia la
sua speranza con la mia, il suo respiro con il mio, la sua parola con la mia,
Dio non si colloca tra salute e malattia, ma tra disperazione e fiducia. Suo
paese non sono le cellule dell’organismo, ma le fibre della paura, dove si
annida quella che i salmi chiamano la bestia del canneto. Dio sta nel
riflesso più profondo delle lacrime, per moltiplicare il coraggio. Non uccide
gli uccisori di corpi, dice che qualcosa vale più del corpo. Non placa le
tempeste, dona energia per continuare a remare dentro qualsiasi tempesta. E noi
proseguiamo nella vita per il miracolo di una speranza che non si arrende, di
cuori che non disarmano. Verranno notti e reti di cacciatori, verrà anche la
morte, ma: nulla ci potrà separare dall’amore di Dio, né spada, né
morte, né angeli, né demoni (Rom 8,39). Sì, è vero i passeri e i
capelli contati hanno da attraversare la morte. Ma nulla andrà perduto. Gesù
mi insegna a proclamare il diritto a che mi sia restituito fino all’ultimo
capello di quel corpo che ha sofferto e testimoniato che la vita appartiene solo
a Dio. Temete piuttosto chi ha il potere di far morire l’anima. L’anima
può morire! Mortali sono la superficialità, l’indifferenza, l’ipocrisia,
quando disanimi gli altri attorno a te, togli anima e coraggio e innocenza,
deridi gli ideali e gli innamorati. È il disamore che fa morire. Di un
peccatore si può fare un santo, ma di coloro che non sono niente, né
cristiani, né pagani, né appassionati né freddi, né santi né peccatori, di
loro, le anime morte, che cosa ne faremo? (Peguy).