Se la fede degli amici ci prende in braccio ![]()
«Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro
persone». (Marco 2,3)
L’hanno sollevato quattro amici; sulle loro spalle gli pareva di volare, lui
che non camminava neanche; nella forza delle loro mani pregustava la sua forza.
Ma poi vengono parole che non si aspettava. Lui, come tutti i malati, come me,
cerca guarigione, un corpo che non lo tradisca più. Invece: figliolo, ti sono
rimessi i peccati. Rimettere è allontanare, lanciare via, scagliare lontano da
te i fallimenti, quegli sbagli che ti bloccano, il passato che ti pesa addosso.
Il peccato è sempre una paralisi. Come fu per Adamo: Dio va per il giardino, al
soffio del giorno, cerca Adamo e Adamo è rintanato altrove, paralizzato dalla
paura. Finita l’andatura eretta, finiti i sentieri nel sole! Il peccato, il
non-amore, questo vuoto sconosciuto e rimosso, è ciò che ferma la crescita e
la maturazione dell’uomo. Il peccato distrugge la vita, il perdono fa
risorgere la vita. Alzati e va’, dice Gesù. Alzati, risvegliati, risorgi –
il verbo è lo stesso – risali sulla strada. Il perdono non è una banalità
scontata che lascia tutto come prima; per sua natura esige un cambiamento:
prendi il lettuccio, cammina, ora sai dove andare. Credere seriamente al perdono
non è facile. Come si fa a ritenere importanti le regole, se poi chi le
trasgredisce è comunque perdonato? E senza condizioni, senza espiazione, senza
se e senza ma? Si può credere al perdono solo ripetendo «d’ora in avanti»,
solo guardando non alle cose di ieri, ma a ciò che si apre: una risurrezione,
forze buone che si alzano, una strada, una casa. Solo credendo che Dio stesso
risveglia in noi l’immagine di Dio. Ieri umiliata, ma che nulla potrà mai
cancellare. Gesù, vista la loro fede. Non quella del paralitico, ma quella di
coloro che lo portano, che lo alzano e lo calano. Quante volte dirà: la tua
fede ti ha salvato. Qui no. Uomo, sei perdonato perché c’è fede d’altri.
È questa catena di fede che ci solleva, ci sostiene, ci da coraggio. Il mondo
è aggrappato ai santi, la città è salvata per pochi giusti. Non devastate la
terra finché ci saranno dei santi, dice Dio ai cavalieri dell’Apocalisse. È
la nostra responsabilità: nella comunione dei santi, credere anche per altri;
contagiare con la nostra fede; alzare sopra la folla, deporre nella casa di Dio,
peccati e paralisi e uomini. E la terra non sarà distrutta. Una fede che non si
fa carico d’altri non è vera fede, ce lo insegnano i quattro sconosciuti
portatori dell’uomo. Essere come loro, con questo peso d’umano su cuore e
mani. Il cristiano è l’uomo che non è mai scoraggiato, perché è sempre
perdonato (Regola di Taizè). Ricordiamolo, e anche noi, come la gente di
Cafarnao presa dall’entusiasmo di un Dio che perdona, potremo esultare: mai
abbiamo visto nulla di simile.