Quei miracoli compiuti da servi inutili ![]()
Ermes M. Ronchi
Avvenire, 2/10/'04
"Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi se ha un servo ad arare gli dirà quando rientra dal campo: Vieni e mettiti a tavola? Non gli dirà: Preparami da mangiare e servimi? Così anche voi quando avete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili."
Sràdicati e piàntati nel mare! Eppure io
posso dire di aver visto il mare riempirsi di alberi. Molte volte ho visto l’impossibile:
erano intere piantagioni di testimoni, di uomini di buona volontà, radicati in
luoghi impossibili, in mari infuriati, a dissodare il presente e il futuro, non
con risultati spettacolari, ma con il prodigio quotidiano di un amore che non si
arrende; che anche se non ferma la violenza, non si arrende; che anche se rapine
e contese continuano, non si piega. Con fede da granellino di senapa; non quella
sicura e spavalda, ma quella che nella sua fragilità ha ancora più bisogno di
Lui, che nella sua piccolezza ha ancora più fiducia in Lui. Se aveste fede
quanto un granellino di senapa…
Come posso sapere se ho fede? Gesù risponde indicando qual è la misura della
fede: essere servo. «Quando avete fatto tutto, dite: siamo servi inutili».
Inutili noi, ma mai è inutile il servizio. Perché la forza è nella Parola,
non nel predicatore, la forza è nel seme non nel seminatore; perché chi gonfia
di vita i granelli fino a che ne sgorgano alberi è il Signore. «Inutile», in
origine significa: «senza pretese, senza esigenze, senza rivendicazioni»,
siamo servi che di nulla hanno bisogno se non d’essere se stessi, la loro
gloria è di aver servito. Appello alla più grande semplificazione: una vita di
servizio non è inutile, è senza pretese. Non ha bisogno d’applausi, di
consenso, di gratificazioni, di successo. Neppure di un Dio che «mi metta a
tavola e passi a servirmi». È il servizio che è vero, non la ricompensa. Vera
fede è amare Dio più delle consolazioni di Dio. Io ho solo bisogno di essere
me stesso, lavorando per le cose che amo, con la mia fragile umanità, con la
gioia e la fatica del credere, con i miei granelli di fede, con la mia parte di
doni e la mia porzione di fuoco, con un cuore che di tanto in tanto si accende
per Dio, e spero che accada sempre più spesso. Non ho bisogno di nient’altro.
Anzi, di un’altra cosa ho bisogno: di grandi campi da arare, e della
spettacolare pazienza di Dio che tanto ha seminato in me, per tirar su quasi
niente.
Io servo perché anche Dio è il servitore della vita. E servire mi fa sua
immagine e somiglianza. Io servo perché Gesù è il Servo sofferente. E ha
scelto la sofferenza, il mezzo più scandalosamente inutile, per guarire le
nostre piaghe.
Io servo perché questo è il solo modo per creare una storia che umanizza, che
libera, che pianta alberi di vita nel deserto e nel mare.
Io servo, non per premio o per castigo, come i bambini; non per sanzioni o per
ricompense, come i paurosi, ma per necessità vitale. Mi bastano grandi campi,
un granellino di fede, e gli occhi di un profeta per vedere il sogno di Dio come
una goccia di luce impigliata nel cuore vivo di tutte le cose.
( Letture: Abacuc 1,2-3; 2,2-4; Salmo 94; 2 Timoteo 1,6-8.13-14; Luca 17,5-10 )