La lettura della "Bibbia" in "tivù"
Quel «racconto» in diretta
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"seme" da non sprecare
Davide
Rondoni
("Avvenire",
12/10/’08)
La lettura della "Bibbia"
in "diretta tv" ha avuto un grande valore.
Innanzitutto, perché ha mostrato ai tanti che l’hanno seguita e ha suggerito
ai tanti che ne hanno avuto notizia che l’"alleanza" tra Dio e l’uomo
è un "racconto". Non è stata la lettura di un libro di
"precetti". Ma una lunga, straordinaria storia. A cui hanno ridato
voce uomini di grande fede e uomini di ricerca, uomini discussi e uomini
stimatissimi, uomini di Chiesa, o di altre fedi, e uomini ogni giorno impegnati
in altri ambiti.
Insomma, è stata la condivisione di un grande racconto. Un racconto che narra
le vicende reali di amori, di guerre, di apparizioni, di avventure, di
conversioni, di profezie. Ma la "Bibbia", pur essendo un racconto, non
è una grande opera letteraria. La "Bibbia" non è letteratura. Certo,
molte sue parti hanno una grande bellezza e un valore anche "estetico"
che ha influito su tutta l’arte, fino ai nostri giorni. Ma non è letteratura,
così come la fede non è una cultura: bensì un fatto, una storia di fatti. È
un racconto unico al mondo, perché è il racconto del rapporto di Dio con l’uomo:
l’"Alleanza" di Israele, il "Vangelo", e lo svelamento
finale dell’"Apocalisse". L’iniziativa è stata coronata anche da
un successo di spettatori, ben oltre le aspettative. Il che significa che, se
pure con una "nudità" essenziale, la televisione può farci accostare
a grandi cose. Giustamente, la "notizia" è stata non solo dovuta al
"record" (la più lunga "diretta televisiva" mai compiuta), ma era anche
nei nomi dei "lettori". Occorre guardare bene al significato che c’è
dietro ai tanti nomi diversi che si sono succeduti: c’erano addirittura
politici che "militano" in schieramenti opposti, poiché Dio non è di
parte. E c’erano "personaggi" che, per così dire, non ti aspettavi.
Nella varietà dei nomi c’è un segno che vale per tutti. Il racconto della
"Bibbia" vive grazie ai suoi lettori, e chiunque può essere lettore
di questo racconto. E chiunque può essere coinvolto e testimone in questo
racconto, Papa o ultimo dei peccatori, devoto o incerto. È infatti un racconto
che riguarda tutti. I protagonisti stessi del racconto assomigliano a tutti noi.
Ogni "tipo" umano è stato coinvolto nelle vicende dell’"Antica" e
della "Nuova Alleanza". Nella "Bibbia" troviamo Re e
miserabili, saggi e tipi "focosi", Santi e gente con fede così così.
E i lettori della "Bibbia" assomigliano a quei protagonisti. Perché
Dio si allea con l’uomo così come l’uomo è. Dio non pretende che gli
uomini siano diversi da quel che sono per iniziare un rapporto di
"Alleanza". Dio chiede di amarlo, come un Padre lo chiede ai propri
figli, sapendo che un amore "obbligato" non vale niente, e dunque ama
la libertà dei suoi figli. Il grande racconto della "Bibbia" è il
grande racconto della libertà di Dio. E della libertà degli uomini, vissuta in
mezzo alle tante vicende della vita di ieri come di oggi: l’amore, il potere,
il lavoro, il dolore, la gioia. Per questo riguarda tutti. Ora che questa specie
di "seme televisivo" è stato gettato, può "fiorire" nuova
attenzione, nuova lettura personale e pubblica. Già sta avvenendo, in molte
città. Perché mai come in questo tempo, noi uomini "stremati" da
storie tremende, da notizie oscure, o confusi da "analisi febbrili" e
spesso inconcludenti, abbiamo bisogno di storie grazie a cui appassionarsi alla
grande "faccenda", al grande problema della vita: scoprire grazie ai
racconti e ai testimoni come vivere in "alleanza" e non in guerra con
il "Destino". Perché l’amicizia di Dio, sola, rende pazientemente
vivibile e lietamente "feconda" l’esistenza sotto il cielo.