Non si svolge nei "convegni" la sfida decisiva

RITAGLI     Le filosofie del "nulla" vincono tra i giovani     DOCUMENTI
spesso ubriachi

Davide Rondoni
("Avvenire", 19/10/’08)

Li abbiamo sotto gli occhi. Li vediamo storditi, eccitati e un po’ "rimbambiti", per strada quasi tutte le sere, o nelle idiote "notti bianche" o di qualche altro colore inventate da sindaci e assessori. O nei concerti, nei "bar", nei locali pulsanti di musica. Li vediamo, o non li vediamo ma li "sappiamo", nelle feste, in quelle cose che, dài, sono cose tra ragazzi, le feste, i viaggi, le notti... Quasi il venti per cento dei nostri "under 18" usa normalmente alcool e "superalcolici". In Europa un giovane su quattro muore per violenze (o suicidi) legati all’alcool. Sono cresciuti fino a 61.000 gli "alcool-dipendenti" assistiti dai "servizi sociali", il 19% per cento di più in un anno. E di questi il 15% è fatto di giovani. I nostri ragazzi bevono. Iniziano presto. E poi bevono molto, e male. Non buon vino ai pasti. O magari qualche "alzata di gomito" in allegria. No, un abbeverarsi di "bassa lega", "robetta" carica di alcool, "mix" strani "stravenduti" in ogni "supermercato" o "autogrill". E si beve solo per un motivo, in fondo, come diceva un vecchio "adagio": per dimenticare. Ma cosa deve dimenticare un diciassettenne? Un sedicenne? Che spavento di vita, se c’è da doverla dimenticare così presto. Si beve per cercare l’"oblìo". La parola "sballo", che di solito viene usata, è inesatta. È, per così dire, troppo allegra. In questo bere tanto e bere male dei ragazzi non c’è nulla di allegro.
Girano in "branco" e dunque l’alcool – o altre cosette più "forti" – servono a dare la dose di eccitazione per divertirsi. Appunto: per dimenticare che in realtà non si sta facendo quasi mai nulla di veramente divertente, gioioso. Serve un po’ di "eccitazione alcolica" per dimenticare non solo il passato, ma il presente un po’ idiota e ripetitivo. Bevono per dimenticare il presente. "Oblìo" invece di presenza. Nebbia invece di sguardo. Le filosofie del "nulla" non vincono nei "convegni" o sulle pagine "patinate" delle riviste "glamour" che grondano cinismo: le filosofie del nulla vincono nei "bar", nei ritrovi dei ragazzi.
Colpiscono, come sempre, i più fragili. Lo sguardo velato di cinismo dei grandi cosiddetti "maestri del pensiero" della nostra epoca – quelli per cui la vita è in fondo una "fregatura", da dimenticare o da impugnare contro qualcuno o qualcosa – è diventato lo sguardo "annebbiato" di tutti questi ragazzi. I "maestri" e i ragazzi pensano la stessa cosa: che la vita sia da dimenticare. Solo che i primi fanno carriere e conferenze, "festival" e pubblicazioni. I ragazzi invece bevono, cercano l’"oblìo". Hanno tolto da davanti agli occhi dei ragazzi l’abisso di Dio e del cuore umano, l’"ebbrezza" dell’anima e la possibilità di "perdizione". Hanno celato ciò che davvero può "inebriare" di vita la vita.
Hanno "irriso" la grandezza dell’uomo e del suo cuore. E del destino. Li hanno lasciati con ubriachezze di bassa qualità, con "oblii" da Venerdì sera. Vedete forse qualcuno di queste grandi firme di giornali e "tv", qualcuno di questi intellettuali inquieto per i nostri ragazzi? Fare "ammenda"? O interrogarsi con le loro firme "dorate" (e ben pagate)? C’è una emergenza educativa. E lo ripete l’Onorevole Roccella, presentando questi dati, in vista della "Conferenza nazionale dell’alcool" di domani e Martedì a Roma. Ma si deve pure dire che l’emergenza educativa non si può affrontare senza accusare e combattere i cosiddetti "maestri del pensiero" propagandati come tali da libri e "tv" e giornali. L’emergenza educativa comporta anche una lotta. Si tratta di criticare culturalmente e socialmente i "maestri" che, coi loro occhi velati di cinismo, si sporgono da ogni "pulpito", "on line", radiofonico, televisivo, libresco e scolastico, ad affermare che la vita va dimenticata. E che nulla della vita rende "ebbri", cioè allegri: né Dio, né l’amore, né l’arte. "Ubriacatevi sempre", diceva invece Baudelaire. E intendeva di vita intensa, sentita nelle sue grandi e rischiose dimensioni. Occorrono luoghi dove i ragazzi scoprano la vita piena, come rischio e avventura. Dove avvertano come odiosa la ricerca dell’"oblio", e dell’allegria finta e "velenosa".