Da un "sondaggio" sorprese e conferme

RITAGLI     Quel "ritratto" dei cattolici italiani     DOCUMENTI
che supera gli "stereotipi"

Davide Rondoni
("Avvenire", 18/12/’08)

I "sondaggi" sono come le donne "chiacchierone" di "borgata". Parlano di tutto, tutto esaminano, e a volte risultano pure un poco fastidiosi. E però si fa fatica a non prestare ascolto. Anche quando si avventurano, come in questo caso, in territori non proprio facili da descrivere a furia di "sondaggi". Da prendere, dunque, con un pizzico d’ironia anche quando trattano cose serie. Ad esempio della fede. La Fondazione Tedesca "Bertelsman Stiftung" ha intervistato un sacco di gente nei Paesi Europei e dal "campione" di 1000 intervistati italiani ha rilevato che l’89% si dice cattolico e il 44% si dice cattolico in modo "profondo". Per tutti costoro la fede ha influenza nella vita privata e pubblica, anche se su varie faccende in molti non seguono tutti i "precetti" e la "dottrina". Gli italiani pregano più di tutti. Il 55% va a Messa non meno di una volta al mese, e il 47% prega una volta al giorno.
Questo sondaggio, così come le "chiacchiere" delle "comari", registra anche qualche simpatica "incongruenza". Come laddove indica che a fronte di un 89% che si dice cattolico, si ferma a 4 punti in meno (85%) la percentuale di quelli che credono in Dio. C’è gente dunque che si sente senza dubbio cattolica e però vive qualche dubbio su Dio.
Interessante, e a ben pensarci, allegramente "umanissimo". Questi dati che testimoniano una fede diffusa riguardano in modo marcato il mondo giovanile, più ancora che padri e nonni. Insomma, dal "sondaggio" tedesco l’Italia risulta un Paese in cui la fede è viva e giovane. Lo strumento del "sondaggio" tende ad "appiattire" l’oggetto di cui si occupa, e le cifre non possono di certo raccontare la vita della fede. Ma possono almeno indicare che la presenza di un fenomeno che si chiama "fede cristiana e cattolica" in Italia non è, come molti vorrebbero e come molti "media" raccontano, una "finzione", un "rimasuglio" del passato, o, peggio, qualcosa che si deve alla cosiddetta "influenza politica" di Preti e Vescovi. No, la fede è una vita, dove trova posto per moltissimi la preghiera, il "sacramento", e un profondo riferimento al cristianesimo della Chiesa. C’è un elemento che la cosiddetta "cultura laicista" fa fatica a intendere - fino a tesserci sopra dell’ironia "insipida". Mi riferisco al fatto che molti si dicano cattolici e contemporaneamente dichiarino di non farcela a seguire certi "precetti" o a faticare a "capire" certi inviti della Chiesa. Si vedrebbe in questo un elemento di "debolezza" della fede, se non di "sbeffeggiata" ipocrisia. Invece è proprio della esperienza della fede il senso di "imperfezione", il fare i conti con i difetti e i peccati. E questo non impedisce, anzi semmai a volte rafforza un senso di legame, di affetto e di ricerca rivolti alla "casa" a cui si appartiene comunque.
I cristiani sono degli "innamorati" della presenza di Cristo e della sua vittoria sulla morte, anche se e quando sono peccatori e quando fanno fatica, come sapevano bene Pietro, Tommaso e compagnia. Così fu all’inizio del cristianesimo e così rilevano ancora oggi i "sondaggi". I cattolici, a differenza di altri, guardano sempre con un po’ di sana diffidente ironia chi si dichiara "perfetto", "coerentissimo" e incrollabile sia di fronte a Dio che di fronte al "sondaggista"… "Chi pretende di farsi angelo spesso diventa bestia", ricordava un gran filosofo. Forse ci voleva un "occhio tedesco" per rilevare in modo non "viziato" il fenomeno della fede nel nostro Paese, fuori dai fumi spesso inutilmente agitati di "pregiudizi", "sarcasmi", e "riduzioni" di ogni genere.