Il cristiano fa "domande" in faccia a Dio…

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nei giorni della "Croce"

Il "cristiano" nella, "Settimana" in cui Cristo grida in faccia a suo Padre
«perché mi hai abbandonato?», grida con lui.
E chi grida al Padre, anche nelle ore del "dolore",
non solo nelle ore della "pace", sarà ascoltato.

Davide Rondoni
("Avvenire", 7/4/’09)

Quando accade un "terremoto" il "Mistero" prende posto tra gli uomini. O meglio, rivela d’essere tra gli uomini. Perché il "Mistero", se avessimo gli occhi e il cuore aperti, lo vedremmo tra noi anche in ogni nascita di bambino o di foglia, in ogni evento minimo che procura gioia o stupore. Ma quando il petto ci viene così "scosso" allora siamo tutti disposti a riconoscere la sua presenza. Siamo tutti richiamati. E in questi casi alziamo gli occhi per vedere se questo "Mistero" che ci tiene in mano ha gli occhi o è "cieco". Se ha le "orbite" vuote, piene di buio, o se ha un volto buono. Se fa le cose "a caso".
O se ci guarda con "predilezione". Nel dolore è più difficile guardare. Lo sappiamo, è più difficile.
Il dolore tende a far calare le tenebre sullo sguardo e siamo portati a vedere solo la nostra pena. È naturale, è umano che sia così. E a veder le case, quelle costruite magari con pena e sudore di anni "chiudersi addosso" agli abitanti, ai ragazzi, ai piccoli traditi nel sonno lo sguardo si appanna.
Viene quasi da pensare che se si abitava ancora in "capanne", meno "agi" meno morte... Ma sono pensieri inutili. Vani.
Mentre arrivano le notizie "orrende" dall’
Abruzzo, terra "cristiana", piena di luoghi di "miracoli", dove vive tanta bella gente, viene da fissare il fondo delle cose, il fondo dei "perché" dei "terremoti", come il "perché" delle gemme e dei bambini, il fondo del fondo delle cose che vediamo con i nostri occhi, pronti a illuminarsi di gioia o a velarsi di pianto. Viene da affacciarsi a un "pozzo" che ora ci appare buio e "cieco" e gridare: cosa vuol dire tutto questo? Occorre farlo.
Se non lo facciamo significa che la nostra coscienza e la nostra intelligenza fatta per leggere i segni della vita sono "ottuse". Se non lo facciamo, pur a costo di avere "capogiri" dell’anima, significa solo che siamo meno uomini, non più cristiani. Perché il cristiano non è "fatalista". Il cristiano fa domande in faccia a Dio.
Tratta Dio come Dio. Non crede a una natura "madre" che diventa "matrigna" così, tanto per gioco.
Francesco, il "Santo" e poeta, lo sapeva bene. Loda le "creature", ma non chiama mai "madre" la natura.
Sapeva che gli uccellini sono belli, ma anche che il lupo è feroce, che l’acqua è chiara ma sapeva che la "lebbra" da baciare è orrenda "lebbra". Che la natura è "sorella", ha bellissimi pregi che indicano una "creazione" buona, ma è anche piena di difetti, come noi. "Sorella", non "madre". E Francesco loda gli uomini, tra le "creature", che sanno perdonare e sopportare il male in nome di Dio. Perché sono suoi. Perché non sono della natura, ma di Dio.
I cristiani di Abruzzo prendano Francesco come "guida" in queste ore dolenti. Il cristiano nella "Settimana" in cui Cristo si fa esporre sanguinoso sulla "Croce" dove grida in faccia a suo Padre «perché mi hai abbandonato?», grida con lui. E chi grida al Padre, anche nelle ore del dolore, non solo nelle ore della pace, sarà ascoltato. Invece il vento, le "macerie", un cielo pensato come vuoto no, non ascoltano nessuno. E ricacciano ciascuno nella propria disperazione soltanto. Già lo straordinario impeto di amicizia, di "soccorso" di queste ore è il primo segno che il cuore dell’uomo è fatto per il bene, per donare. Il segno che il "Mistero" che nostro Padre ci ha inciso nel cuore è il bene.
Perché è un Dio buono. Tale affermazione, in queste ore, è la più desiderata e necessaria. Può non essere uno scandalo solo fissando la "Croce" e i segni del bene. Può essere ragionevole e umano, tra le "macerie", affidarsi a un Dio buono.
Dall’Abruzzo visitato dal "Mistero", terra "ferita" e splendida, dove dimorano le ossa dell’Apostolo Tommaso e i segni di tanti "miracoli", può venire a tutti noi, così "vacui" e distratti troppe volte, un "richiamo" potente. Ed estremo. A essere uomini.