"Vocazioni", discorso "duro"

RITAGLI     Consentire a Dio di fare il suo "mestiere"     DOCUMENTI

VOCAZIONE DI SAN MATTEO (CARAVAGGIO).

Davide Rondoni
("Avvenire", 3/5/’09)

La "vocazione" è un "colpo di genio" di Dio. È Lui che prende l’iniziativa. Come illustra, con profondità e immediatezza, il "capolavoro" di Caravaggio, la "chiamata" di San Matteo. Mentre noi, come i protagonisti di quel quadro, ce ne stiamo lì a giocare a carte, a cercar di vincere una chiarezza circa la nostra vita, tra "fortuna" e "azzardi", ecco il gesto di Gesù. Che chiama. La "vocazione" è seguire quel gesto, che ci sorprende in mezzo a tutti i "giochi" o tutti i pensieri che possiamo fare per capire quale è il nostro posto, il compito nel mondo. La questione della "vocazione" riguarda tutti. Ognuno è chiamato a leggere senza "barare" – come si potrebbe fare al "tavolo da gioco" – i segni che Gesù gli fa. Il fatto che si celebri una "Giornata delle Vocazioni Sacerdotali" è un invito anche per chi Sacerdote non è a comprendere cosa è la propria "vocazione". Infatti, prima ancora della questione di quale sia la forma a cui ci porta la "vocazione" – "laica", "matrimoniale", o "consacrata" o "sacerdotale" – o la "vocazione" di medico o di artista o quale che sia, occorre aprire il cuore e la mente alla potenza e alla libertà di Dio che fa quel gesto. Insomma occorre avere fede. E lasciare a lui l’iniziativa. Che nel mondo, anche di oggi, è "fantasiosa" e vasta. Nascono "vocazioni" di "consacrazione" totale a Dio in tutto il mondo. E questo favorisce, in un pianeta "globalizzato" sotto molti aspetti, anche lo scambio e l’aiuto. Ad esempio la "crisi" di "vocazioni sacerdotali", che sta svuotando i "Seminari" italiani e che costringerà a pensare diversamente alle "Parrocchie", è in parte arginata dalla presenza nel nostro paese di Sacerdoti e "religiosi" di nazioni lontane.
Ma se questa "crisi" deve da un lato far meditare su quante "opacità" in uomini del "clero" scoraggiano e non invitano i giovani a seguire la loro strada, dall’altro deve far ricordare che l’iniziativa della "vocazione" è di Dio. Che con questa "crisi numerica" ci sta pure indicando un nuovo modo di pensare alla vita della "Chiesa" in queste terre dove la "secolarizzazione" e molti altri fenomeni della vita hanno modificato il "tessuto sociale" e la vita della gente. Ma più radicalmente ci interroga sulla disponibilità a considerare la vita non come un "possesso" per sé. Il gesto di Cristo sorprende Matteo. Lasciare tutto per seguire la "presenza" che pretende e poi mostra di essere la più cara e necessaria è un atto di grande libertà. Pari a quella con cui Dio fa il "primo passo". La "vocazione" sono due libertà che si incontrano. Questa "Giornata" cade nelle ultime settimane dell’
"Anno di Paolo". Lui non era un "eroe". Sapeva bene di non avere grandi qualità. Ma mise la sua debolezza liberamente al seguito di "Colui" che l’aveva scelto. La sua "vocazione", non la sua "bravura", incendiò e ancora dà "fuoco" di fede e carità al mondo. La "qualità" di Paolo fu tutta nella disponibilità. Che è la "qualità" dei semplici.
Chiedere a Dio che mandi "pastori" al suo "gregge" non significa chiedere truppe di "eroi". Ma chiedere che continui a "toccare" il cuore di gente semplice. Di gente pronta. Lo chiediamo con "passione" ma senza ansia. Perché ci rivolgiamo a "Uno" che sa fare il suo "mestiere" di Dio.