Come "duemila anni fa"

RITAGLI     A "ritroso", il viaggio di Pietro     TERRA SANTA
con in mano anche lui le "reti"

Papa Benedetto tra le autorità giordane: esempio di dialogo e pace...

Davide Rondoni
("Avvenire", 9/5/’09)

Il Papa in viaggio verso la Terra Santa è accompagnato dall’"ombra" di San Pietro che fece il viaggio "inverso" (da Gerusalemme a Roma). Con Benedetto XVI è come se l’Apostolo facesse a "ritroso" il medesimo percorso.
Pietro che andò da Gerusalemme a Roma è la "controfigura" potente di questo viaggio del Papa. Se non si tiene conto del "tracciato" di Pietro, non si vede bene cosa sta disegnando il "tracciato" di Benedetto. E come allora Pietro incontrò nel suo cammino terre "non cristiane", lo stesso accadrà a Benedetto. Che si fermerà ad annunciare la sostanza del "Vangelo" dove qualcuno vorrà ascoltarlo. Un viaggio al contrario di quello di "duemila anni fa". E però un viaggio esattamente come "duemila anni fa", di "annuncio" e di "testimonianza".
Perché il Papa fa il Papa. Cioè Pietro. Non è capo di un "organismo politico internazionale". Non è un "mediatore" incaricato da nessun "Onu". E oggi, per così dire, Pietro ripercorre i propri passi. Ritorna sul suo tragitto. E ripercorrendo la strada fatta allora per andare ad annunciare il "Vangelo" e per morire a Roma divenendo, con il "martirio", la "pietra", come lo aveva chiamato il suo amato amico Gesù, Benedetto come Pietro riporterà sul luogo dove il "cristianesimo" è nato, la stessa fede di allora arricchita di tanta storia e di tante esperienze. Mostrando come l’"annuncio cristiano" non è contro alcuno, ma favorisce l’uomo in ogni luogo – e perciò potrà celebrare una "Messa" in un Paese quasi totalmente "musulmano". In questo modo la fede degli inizi e la fede che ha "duemila anni" di storia si mostrano con lo stesso volto. Capace di "miracoli". Come ad esempio spostare la montagna del "pregiudizio" secondo cui sono le "religioni" a minare la convivenza dei popoli. La
"Santa Messa" celebrata nella capitale della Giordania, non è solo il prodigioso "segno" che va in "controtendenza" rispetto ai luoghi comuni sul rapporto tra "Islam" e "cristianesimo". Prima ancora di essere un preziosissimo segno di "dialogo" e "convivenza" in un mondo dove, proprio coloro che spesso invocano dalla "Chiesa" più "dialogo", sono fautori "faziosi" di rotture e di scontri, ad ogni livello, la "Messa" in Giordania è un gesto come quelli che Pietro faceva quando viaggiava. Un segno per i suoi (e per tutto il mondo), un "annuncio".
È un segno poiché come per Pietro che si mise in viaggio, accadeva che al suo passaggio si radunavano le piccole prime "comunità cristiane", allo stesso modo, in questo "ritorno di Pietro sui suoi passi" le "comunità" non enormi di ora si radunano. E le parole che "risuoneranno" non saranno molto diverse da quelle "risuonate" nel viaggio di "andata" da Gerusalemme a Roma.
L’annuncio della speranza. E la "ripetizione" che Pietro per le prime tre volte compie nel "Vangelo" e poi, nel suo cuore, per tutta la vita: «Signore, tu lo sai che ti amo».