Persa un’occasione durante il "viaggio" del Papa

RITAGLI     Quando guarderemo negli occhi     DOCUMENTI
i "problemi" dell’Africa

Papa Benedetto XVI, durante la sua visita in Camerun...

Davide Rondoni
("Avvenire", 13/5/’09)

Ora diciamo: "poveri africani". Diciamo così perché ce li finalmente fanno vedere, mentre li "risospingiamo" crudelmente dal buio da dove sono sbucati. Ora ce li mostrano, quasi li esibiscono, come oggetto del contendere. Ora ce li mostrano. Eppure, poche settimane fa, li hanno fatti oggetto di una grave "censura". Tanto ora ci fanno vedere i nostri "fratelli africani", interessanti oggetto di "polemica politica", quanto allora non ce li hanno fatti vedere quando il Papa si è recato in quelle terre proprio per invitare l’Africa a "rialzarsi". E tutti ad aiutarla. Quando Benedetto XVI andò a chiamare le cose con il loro nome.
"Sfruttamento", "abuso" del potere, "astuzie", "diseducazione". Allora non ce li fecero vedere. I maggiori "media" mondiali (e italiani) montarono una "campagna" idiota su una frase di "buon senso" del Papa, e non ci fecero vedere l’Africa. Si misero di traverso, si misero a "sbraitare", non ci fecero vedere i "volti" di coloro a cui il Papa si rivolgeva. Non ci fecero vedere i problemi dell’Africa da cui queste persone scappano. Vollero che tutto si fermasse ai "luoghi comuni", al "polemismo" sterile. Quando si poteva parlare dei problemi "reali", delle condizioni indispensabili per fermare la "fuga" delle "leve" più giovani, senza fermarsi di fronte alle logiche di "potere" che avviliscono anche l’Africa no, non ce li fecero vedere. Vollero essere loro, i grandi "media" e i grandi "gruppi di interesse", vollero diventare "protagonisti" di quel viaggio che avrebbe fatto vedere al mondo l’Africa, e le sue "urgenze". Tentando di trascinare il Papa in una "polemica" mondiale pur di non affrontare veramente i problemi dell’Africa che egli indicava. Ora invece ce li mostrano. Ce li fanno vedere e rivedere i grandi "media", ci offrono in pasto lo sgomento sui visi di uomini e donne. Ma ancora una volta come figure in un "teatro" dove i protagonisti sono altri: i "polemizzanti". È difficile sentirsi "giusti" dinanzi a queste scene. Si è "affranti". Sia chi pensa che è giusto "risospingere" indietro, nel quadro di "norme internazionali", sia chi pensa che è ingiusto, perché si deve accogliere sempre, in particolare quando la gente è in mare. Il fatto è che anche sulle questioni più "delicate" è difficile intendersi.
E certi problemi a volte, no, non è per niente semplice affrontarli, limitati come siamo da una "giustizia" segnata dei nostri stessi caratteri umani, "imperfetta". In queste faccende non ci sono necessariamente da una parte i "buoni" e dall’altra i "cattivi". Si dice: povero "Continente" di "disperati", di "scafisti" e "sfruttatori", che preme da oltre al mare. Ce li fanno vedere, sulle barche del "niente". E ci viene da piangere sull’Africa. Tenuta in ostaggio dalla "miseria" e da imperi di "cartapesta" e fucili, da cui folle di uomini e donne cercano di andarsene. Però pochi mesi fa, quando potevamo guardare senza schermi le "cause" e la "natura" dei problemi che stanno alla radice di questo "esodo" no, non ce li fecero vedere. Ci voltarono la testa da un’altra parte. Non facciamo di nuovo così. Non si parli, non ci si "accapigli" ancora una volta "usando" le "miserie" dell’Africa per guardare altrove. Guardiamoli in faccia davvero questi uomini, e facciamo ogni sforzo per accoglierli. In ogni caso, poi, concentriamoci sull’Africa. Su ciò che serve, su ciò che le necessita per trattenere con sé i suoi "figli migliori". È un dovere dei "Governi", e degli uomini di "buona volontà".
Abbiamo l’esempio della passione e della "libertà di giudizio" del Papa. E quello di tanti "cristiani" impegnati ad aiutare l’Africa a "rialzarsi".