Tutti i professori sanno parlare d’amore?
Nei voti assegnati ai
"temi" ![]()
la scuola intera sotto esame
Davide
Rondoni
("Avvenire",
26/6/’09)
Ai nostri ragazzi impegnati per
la maturità quest’anno il "Ministero" ha proposto, oltre a Svevo
per il tema di commento letterario (fin troppo "viziato" da domande e
schemi analitici che uccidono la letteratura), una serie di questioni tra l’"esistenziale"
e il "sociologico". Dal problema d’amore, a quello della cosiddetta
"cultura giovanile", fino al tema dell’innovazione, fino al ruolo
dei "social network". Parrebbe quasi una ansia di
"svecchiamento", che ha portato gli inventori delle "tracce" dei
"saggio breve" o "articolo" ad affiancare con la
disinvoltura tipica dell’era delle ricerche su "Internet" una frase di Alberoni
a un brano "decontestualizzato" di Dante o un pezzo di Leopardi, o le
foto di tante icone "giovanili" dagli "Anni ’50" a oggi
– da Elvis a "Face-book", da James Dean ai "Rave Party".
Per l’ambito "socio-economico" si è dato peso all’"Anno della
Creatività" proposto dalla "Unione Europea", e tra le altre, una
frase del noto "creativo pubblicitario" A. Testa che invitava a
considerare meno banalmente la parola "creativo".
A riguardo di storia i ragazzi son stati chiamati a riflettere sul tema dei
diversi tipi di "regime" e della democrazia e della libertà, visti
gli anniversari in corso e futuri della caduta del "Muro" e della
"Unità d’Italia". Forse volutamente mischiando, o forse volutamente
attenendosi alla "iconografia" più ufficiale e scontata e alla forza
degli anniversari, la validità della proposta "ministeriale" sta nell’aver
provato a mettere i ragazzi, in sede di esame di maturità, di fronte a qualcosa
che li riguarda. Come a dire: quel che impari a scuola ti riguarda. Niente di
strano, anzi quasi "banalmente" giusto.
Ma non è forse bello avere una scuola "normale"? Dove, appunto, si
legge Dante per scoprire cosa è l’amore? Certo, forse una minor attitudine
alla combinazione di elementi tanto "difformi" e un po’ scontati (l’icona
di un "Rave party" indica veramente la "cultura giovanile"
più di una "Giornata
Mondiale della Gioventù"
con il Papa?
o di un ritrovo in una "piazzetta"?) o una minor necessità di
ricorrere al "sociologo", pur ottimo, accanto alla poesia per parlare di amore,
avrebbe indicato un coraggio maggiore e una essenzialità più forti. Si ha un
po’ l’impressione di aver voluto fare una cosa "carina", che
potesse piacere. Come spesso accade a quelli che fanno le cose "per" i
giovani.
Ma resta il fatto che guardando queste "tracce" i ragazzi possono aver
avuto la conferma, speriamo, che i cinque anni passati a scuola servono a
imparare a vivere e non sono un "pedaggio" alla cosiddetta
"cultura" o alla preparazione tecnica a a un mestiere. Certo, se l’istituzione
scolastica si espone a chiedere ai ragazzi di dire la propria su argomenti tanto
importanti e delicati, significa anche che è disposta a giocare la propria
autorevolezza su questi terreni.
L’esame oggi l’hanno fatto questi ragazzi, ma in qualche modo è un
"auto-esame" per tutta la scuola. Ci sono professori che possono parlare d’amore
ai ragazzi con la passione e la verità che chiede Dante? E ci sono professori
che possono parlare di storia e di libertà con l’autorevolezza che la caduta
del "Muro" e il laborioso processo di "unificazione
italiana" richiedono? Se ci sono lo si vedrà dalla qualità degli "elaborati" dei ragazzi. Che dunque meriteranno un voto per loro stessi, ma
indirettamente lo daranno anche a chi li ha chiamati a questo esame. Oggi la
"scuola italiana" si è messa sotto esame su temi importanti e
delicati. È un atto di coraggio.