SIAMO NOI STESSI
UNA BUSSOLA IN MEZZO
ALLO SCONTRO ![]()
Davide
Rondoni
("Avvenire", 8/4/’06)
Verrebbe da dire: prova a
immedesimarti in te stesso. Sì, ascoltando le tante discussioni verso le
elezioni, si sono sentiti continui riferimenti a certi nomi, a certi luoghi
comuni, a certi slogans magari uditi la sera prima in tv. In mezzo allo scontro
e al diverbio su quasi tutto, verrebbe da dire all'elettore: sii te stesso.
È cosa rara sentire qualcuno che dice: io, a partire dalla mia esperienza,
penso che… Già.
Strano, micidiale paradosso. La società che dice di essere del tutto basata sul
giudizio soggettivo, sulla libera opinione personale, sulla diversità dei punti
di vista, proprio nel momento in cui deve decidere su una cosa di non poco
conto, appare paralizzata nella rete di luoghi comuni, di giudizi dati per
sentito dire, di mancanza di riflessione personale.
Si abbocca, non si sa che amo prendere. Si decide per simpatia, per umore, per
reazioni di pancia.
Allora io dico: prova ad immedesimarti con te stesso. Vale a dire: ragiona da
padre, se sei padre, da figlio se sei figlio, da commerciante se lo sei, da
imprenditore se lo sei o da casalinga. L'invito che il cardinal Ruini prima e il
Papa poi hanno formulato a votare tenendo in considerazione taluni valori come
la vita e la famiglia, e preoccupandosi per una libera educazione dei figli, non
è un furbo e astratto trattato di politica. È l'invito a partire da cose che
abbiamo nella nostra esperienza, di tutti i giorni. L'esser in vita, il poterla
dare o togliere, il sentirla crescere in sé delle donne, lo sgomento dei padri,
la fatica del lavoro, il futuro dei giovani...
Mentre molti politici invitano a essere come "loro", in cambio del
successo o della felicità… io dico: elettore, sii come sei tu. Il problema
non è quanto l'uno o l'altro dei contendenti somigli al sogno di uomo ideale
che hai. Ci mancherebbe. Ma valuta azioni e proposte a partire da qualcosa di
tuo. Fruga nelle ragioni con cui vivi i motivi per dare una preferenza alle
elezioni. Prendile da lì, da quel che pensi alzandoti al mattino, salutando i
figli quando vanno a scuola, da quel che temi quando vedi che coi soldi non ce
la fai. Prendile da lì, dalle difficoltà o dall'aiuto incontrati quando hai
provato a costruire qualcosa di buono per i tuoi figli, per la società. Dove
sei tu. Non far finta di essere un invitato a "Porta a porta" o a
"Ballarò".
La prima politica è vivere, non leggere i giornali (divenuti stranamente
curiosi sui cattolici di qua, cattolici di là dopo un anno di censure e
imbarazzanti silenzi).
Dalla vita vengono le ragioni per l'impegno in politica, fosse anche il solo
impegno di votare. Non dalla politica vengono i criteri per giudicare la
politica. Per esempio, votare in nome della famiglia, non significa dare un voto
sulla base di un convincimento morale. Questo varrà al massimo per alcuni. Ma
per tutti vale, invece, un dato di esperienza: la famiglia rappresenta la rete
socialmente ed economicamente più importante in Italia, sia dal punto di vista
della risposta ai bisogni delle persone, sia da quello del motore di sviluppo.
Quante cose, ciascuno di noi, nella maggioranza dei casi, non potrebbe fare o
avere se non ci fosse intorno a lui una famiglia? È dunque salutare per il
Paese indebolirla?
È solo un esempio. Non a caso chi come la Chiesa è attenta all'esperienza
umana, indica taluni elementi sulla cui base votare. Valori che non sono idee o
chiacchiere, ma fatti della vita. Ancora una volta, pur nel mezzo di un teatro
quanto mai variopinto, che ci fa oscillare tra divertimento e sconsolazione, una
voce arriva ad aiutare donne e uomini a non essere degli alienati, nemmeno
quando si deve fare una crocetta.