Le Comunioni, che evento ragazzi

RITAGLI   Quei bimbi concentrati nel primo incontro tutto loro   DIARIO

Davide Rondoni
("Avvenire", 28/5/’06)

Ci ha riguardato in tanti. Milioni di persone sono state toccate, più o meno direttamente, da questo evento. Hanno partecipato, da vicino o da lontano. Ma non ne trovate notizia sui giornali. Non se ne parla. È una non notizia, direbbero i capi redattori, incuranti del fenomeno gigantesco e invece tesi a inseguire gli ultimi sospiri intercettati o i distinguo bizantini di una ministra. Sto parlando delle prime comunioni. Sì, dico dei nostri figli e figlie che han fatto la prima comunione. Non so se esistono stime esatte in proposito. Ma a giudicare da quanto si affolla una parrocchia media e da quanto sono partecipati i pranzi con parenti di vario ordine e grado, direi che quasi mezz'Italia s'è mossa. Però quel ritrovarsi, quel commuoversi vedendo i piccoli diventare grandi, e tutto quel movimento di famiglie non fa notizia. Perché si è finito con il pensare che la realtà sia quella chiusa nei sofismi di un politicante e non quei tavoli con le tovaglie bianche, stese a ornare una vita spesso dura, i bambini che corrono, le madri nervose e febbrili, i padri un po' distratti e un po' a disagio, le nonne e le zie comprese nella parte. È un po' strana l'aria delle prime comunioni. Ci si ritrova in quei pranzi, a riveder parenti stretti magari un po' allontanati, a notare come si è un poco più attempati. Famiglie, tribù, dove ci sono ogni genere di storie. Storie da ridere. Da gridare. O, con rispetto, da tacere. E si sentono nostalgie violente come vino forte. Ci si trova a enumerare, nelle chiacchiere o anche solo negli sguardi, i mali che ci hanno colpito, o le novità, le belle sorprese. Alle prime comunioni si ricapitola un po' tutto. E c'è chi si perde dietro alle foto da fare, a quella ormai esagerata manìa di fermare l'istante, e di esibirlo. E chi si perde a sedere dopo pranzo, a fumare, a non dir niente. Sono ritrovi strani le prime comunioni. C'è chi ci crede, chi non sa più bene cosa è la fede, chi non ne vuol sentir parlare e però per i bambini... C'è un'aria sospesa, come se ci si trovasse, un po' obbligati e un po' contenti, a staccare dalle preoccupazioni solite, a far due chiacchiere con lo zio lontano, o con l'ospite nuovo acquisto, che so un cognato di qualcuno. E soprattutto ci è capitato, in mezzo ai veli, ai regalini, ai canti belli o brutti, di fermarci a guardar loro, i bambini. Un poco agghindati. Coi vestiti appropriati alla loro prima cerimonia importante. Stavano concentrati. La concentrazione dura come un diamante dei bambini. E li abbiamo visti per la prima volta ricevere Gesù. Dargli del tu nel loro cuore. Che come un uccello si serrava nella preghiera a testa china. Li abbiamo visti improvvisamente grandi. Più grandi dei bambini che erano il giorno prima, e per cui avevamo immaginato dei regali utili e carini. Li abbiamo visti rompere la misura in cui li tenevamo. Come se per la prima volta avessero un momento soltanto loro. In cui non possiamo entrare. Un momento in cui si affidano a qualcun Altro che non siamo noi, o le maestre o le baby-sitter o i parenti stretti o larghi. Nella prima comunione c'è un passaggio. Non cambiano viso, non hanno modifiche esteriori quei nostri piccoli. Però c'è qualcosa che cambia nella luce in cui li guardiamo. Che cosa è successo a tutte queste migliaia e migliaia di famiglie? È una notizia importante, anche se i media non ne parlano.