OGGI IN VATICANO ASSIEME AL PAPA
Ai movimenti in piazza tre domande di verità
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Davide Rondoni
Tre domande ai Movimenti. Che oggi concludono il loro raduno intorno a
Benedetto XVI. Raduno in nome della bellezza d'esser cristiani. In nome della
gioia di comunicare la fede. Affermazione impegnativa. Sfidante il mondo. Che
sulla bruttezza dell'esser cristiani, sulla noia della fede, e sulla tristezza
della sua comunicazione ha costruito e perpetua la maggiore critica al
cristianesimo. Per la cultura dominante il cristiano è un uomo abbruttito da
usanze antimoderne, subumane. Un uomo che con le sue idee vorrebbe abbruttire la
vita. Al massimo gli si concede d'esser di buoni sentimenti, incline al
dolciastro. Non sono una critica o un attacco di ieri. Lo sono di oggi, e con
violenza inaudita. In quasi ogni pagina di manuale di storia, in quasi ogni
pagina di manuale di letteratura, in quasi ogni pagina di giornale. Lo sappiamo
bene. E non è per far le vittime. Perché di questo i cristiani non sono solo
vittime, ma a volte anche causa. Certo, di fronte alla bellezza dei santi,
antichi come Francesco, o recenti come Teresa, di fronte ai tanti esempi santi
più o meno conosciuti, tutti abbassano gli occhi. Come di fronte a una bellezza
profonda, drammatica e fertile. Però poi la leggono come frutto di un eroismo,
di un'eccezionale dedizione. Come una virtù tutta umana e dunque simile ad
altri esempi di sacrificio. E di Lui, di Cristo non vogliono sentir parlare.
Invece il Papa oggi vi chiama a volgere gli occhi a Lui, "il più bello tra
i figli dell'uomo". A Colui che ha la morte addosso e la Resurrezione
addosso.
Allora tre domande ai Movimenti. A questa energia della Chiesa. La prima: state
parlando di Cristo? E in che modo? Il mondo non lo conosce quasi più. O lo
conosce male. State dando forma alla vostra vita di movimento, alla vostra
costruzione sociale, alla vostra comunicazione affinché gli uomini Lo
incontrino? Il vostro metodo è davvero una strada che rivolge a Lui? È per Lui
che i vostri aderenti sono commossi? È per Lui che sommuovono il mondo? O
provvedete a essere una consolazione, un impiego, una cintura di protezione per
tanta gente di buoni sentimenti e di buone intenzioni? A commuovere con riti
collettivi le anime belle?
La seconda domanda. La costruzione di realtà sociali, di università, di case
di pietà, di relazioni politiche e diplomatiche è rivolta a proporre una nuova
cultura, ovvero una coscienza critica del fenomeno umano davvero profonda e
capace di sostenere la sfida dei tempi e la drammaticità della esistenza? O
sono solo acquisizioni di spazi, di mura, di poteri, ed esibizione di abilità?
La terza domanda. Vi sentite anche responsabili della Chiesa? Ora che il Papa,
con la sua massima autorità, conferma quel che il Suo predecessore lesse e
incoraggiò come "segni di speranza", avvertite una responsabilità
anche per il fedele "solito", che vive l'appartenenza alla Chiesa
mediante il Battesimo e la vita consueta, e ne desidera riscoprire l'intensità
di bellezza?
Oggi i Movimenti celebrano la loro "festa", che è anche la loro
conferma d'esser parte, come ha detto il Papa, della "struttura viva della
Chiesa". Le presenze dei movimenti e delle nuove comunità a questo
appuntamento è raddoppiato rispetto a quello che il 30 maggio del '98 si
strinse intorno a Giovanni Paolo II. C'è un fermento, quasi febbrile, se in
pochi anni il fenomeno raddoppia. Ma è proprio nei momenti febbrili che occorre
la lucidità di porsi delle questioni. E mettere a fuoco le vere novità e le
differenze. È quello che hanno fatto in questi giorni i partecipanti al II
Congresso. La riflessione seria su cosa siano i Movimenti e sulla loro funzione
nella Chiesa sta procedendo. Ed è un bene per tutti.