Il Papa ai media
La furia a ridicolizzare la famigliaDavide Rondoni
Ieri il Papa ricevendo il nuovo
ambasciatore "uruguajo", Mario Juan Bosco Cayota Zappettini, ha dato
una stoccata ai media, a riguardo del tema a lui così caro della famiglia.
«Alcuni mezzi di comunicazione sociale - ha detto - denigrano o ridicolizzano
l'alto valore del matrimonio e della famiglia, favorendo così egoismo e
disorientamento, invece della generosità e del sacrificio necessari per
mantenere vigorosa questa autentica "cellula primaria" della comunità
umana». Chiunque abbia visto qualche film o spot o talk-show su qualunque delle
nostre reti o sulle centinaia di canali ora a disposizione, sa bene di cosa sta
parlando Benedetto XVI.
Ci sono vari modi per denigrare e ridicolizzare la famiglia. E, diciamolo
subito, il peggiore non è quello di certe crasse commedie all'italiana dove
alla moglie baffuta il Banfi o il Buzzanca o il De Sica di turno preferiscono
l'avventura con la Gloria Guida o simili. Ci sono modi più sottili, più
pervasivi, più infami.
Un modo è certo quello di dar voce continuamente alla "vulgata" secondo cui ogni
genere di problemi nasce in famiglia. Che si tratti di un rapinatore, di un
maniaco, di un suicida ecc., passa sempre l'idea che la radice del problema stia
in famiglia. Non che questo non possa essere vero. Ma la cosa andrebbe
affrontata con altra profondità, e forse si vedrebbe quanto di ciò che accade
nelle famiglie nasce altrove, e lì tra le quattro mura solite trova semmai per
un poco argine, pietà e a volte salvezza.
O si ridicolizza nei media la famiglia quando la si fa apparire, nelle
chiacchiere dei talk-show, come una scelta "borghesuccia", per gente
che non ama l'avventura. Per taluni lo sarà. Ma ne parlano così perché non
sanno, o non vogliono far sapere, che razza di avventura è veder crescere i
figli, sopportare un uomo dopo anni, tremare per la felicità quotidiana
dell'altro, o restare con una donna anche quando non piace più. Perché non
sanno, o non vogliono far sapere, che strana energia di lavoro viene a un uomo
quando sa che sta facendo fatica ma la fa per i propri figli. Togliendo senso
epico, riducendo la famiglia a un ritrovo stucchevole intorno a una certa marca
di fette biscottate, così i media la ridicolizzano. O la rendono banale, come
vorrebbero che fosse banale la vita condotta da chi non ha smesso di far figli e
perciò difficilmente ha il tempo di trovarsi dalle 7 alle 9 di sera fuori da un
bar a chiacchierare con l'aperitivo. La banalizzano facendola vedere diversa da
quella che è, o mostrandone solo le durezze, le ombre che pur non mancano, come
in ogni vita.
Tuttavia, c'è un modo ancor più sottile per i media nel ridicolizzare la
famiglia, renderla un piccolo monumento. Sì, anche quando ne parlan
"bene", la fanno apparire come una piccola oasi esageratamente felice,
sottratta ai marosi dei guai sociali e del mondo, come in un recente film di
Spielberg. Crolli pure tutto il mondo, ma l'importante è che la mia famigliola
sia tranquilla. E così appare ancora più irreale, ridicola, in una parola:
impossibile.
I capi che comandano nei media hanno mille motivi personali forse, o di
"audience", per mandare in onda molto spesso una famiglia ridicolizzata, ridotta
nel suo spessore di avventura. La Chiesa e il Papa non sono dei maniaci della
famiglia perché temono che fuori dall'uscio della casa dolce casa ci sia la
selva attraente dei vizi... Ma sanno che l'uomo non è fatto per stare da solo,
che la vita nella solitudine si piega. E che la libertà della persona e della
società crescono e sono meno deboli di fronte al potere e alle sue mille
maschere quando hanno una casa, una tribù, un popolo a cui appartenere.