Il Papa ai media

RITAGLI   La furia a ridicolizzare la famiglia   DIARIO

Davide Rondoni
("Avvenire", 1/7/’06)

Ieri il Papa ricevendo il nuovo ambasciatore "uruguajo", Mario Juan Bosco Cayota Zappettini, ha dato una stoccata ai media, a riguardo del tema a lui così caro della famiglia. «Alcuni mezzi di comunicazione sociale - ha detto - denigrano o ridicolizzano l'alto valore del matrimonio e della famiglia, favorendo così egoismo e disorientamento, invece della generosità e del sacrificio necessari per mantenere vigorosa questa autentica "cellula primaria" della comunità umana». Chiunque abbia visto qualche film o spot o talk-show su qualunque delle nostre reti o sulle centinaia di canali ora a disposizione, sa bene di cosa sta parlando Benedetto XVI.
Ci sono vari modi per denigrare e ridicolizzare la famiglia. E, diciamolo subito, il peggiore non è quello di certe crasse commedie all'italiana dove alla moglie baffuta il Banfi o il Buzzanca o il De Sica di turno preferiscono l'avventura con la Gloria Guida o simili. Ci sono modi più sottili, più pervasivi, più infami.
Un modo è certo quello di dar voce continuamente alla "vulgata" secondo cui ogni genere di problemi nasce in famiglia. Che si tratti di un rapinatore, di un maniaco, di un suicida ecc., passa sempre l'idea che la radice del problema stia in famiglia. Non che questo non possa essere vero. Ma la cosa andrebbe affrontata con altra profondità, e forse si vedrebbe quanto di ciò che accade nelle famiglie nasce altrove, e lì tra le quattro mura solite trova semmai per un poco argine, pietà e a volte salvezza.
O si ridicolizza nei media la famiglia quando la si fa apparire, nelle chiacchiere dei talk-show, come una scelta "borghesuccia", per gente che non ama l'avventura. Per taluni lo sarà. Ma ne parlano così perché non sanno, o non vogliono far sapere, che razza di avventura è veder crescere i figli, sopportare un uomo dopo anni, tremare per la felicità quotidiana dell'altro, o restare con una donna anche quando non piace più. Perché non sanno, o non vogliono far sapere, che strana energia di lavoro viene a un uomo quando sa che sta facendo fatica ma la fa per i propri figli. Togliendo senso epico, riducendo la famiglia a un ritrovo stucchevole intorno a una certa marca di fette biscottate, così i media la ridicolizzano. O la rendono banale, come vorrebbero che fosse banale la vita condotta da chi non ha smesso di far figli e perciò difficilmente ha il tempo di trovarsi dalle 7 alle 9 di sera fuori da un bar a chiacchierare con l'aperitivo. La banalizzano facendola vedere diversa da quella che è, o mostrandone solo le durezze, le ombre che pur non mancano, come in ogni vita.
Tuttavia, c'è un modo ancor più sottile per i media nel ridicolizzare la famiglia, renderla un piccolo monumento. Sì, anche quando ne parlan "bene", la fanno apparire come una piccola oasi esageratamente felice, sottratta ai marosi dei guai sociali e del mondo, come in un recente film di Spielberg. Crolli pure tutto il mondo, ma l'importante è che la mia famigliola sia tranquilla. E così appare ancora più irreale, ridicola, in una parola: impossibile.
I capi che comandano nei media hanno mille motivi personali forse, o di "audience", per mandare in onda molto spesso una famiglia ridicolizzata, ridotta nel suo spessore di avventura. La Chiesa e il Papa non sono dei maniaci della famiglia perché temono che fuori dall'uscio della casa dolce casa ci sia la selva attraente dei vizi... Ma sanno che l'uomo non è fatto per stare da solo, che la vita nella solitudine si piega. E che la libertà della persona e della società crescono e sono meno deboli di fronte al potere e alle sue mille maschere quando hanno una casa, una tribù, un popolo a cui appartenere.